Vite infami e rischiose con salari da travet. di Carmelo Abbate – Panorama.

21 maggio 2015

Paghe basse. Aumenti bloccati dal 2011 al 2013, senza arretrati. Divise buone per un agente su tre. Collette in caserma e raccolte fondi, anche per pagare la benzina. Poliziotti e carabinieri non ce la fanno più: parlano i sindacalisti.

Un palazzo in fiamme, gente che corre fuori dal portone terrorizzata, una donna che urla «aiuto!» da una finestra, la macchina dei carabinieri che si ferma, i vigili del fuoco in arrivo.

Minchia, signor tenente. E ora che faccio? Corro a salvare lei e rischio di buttare mia moglie e i miei figli in mezzo a una strada? Lo so che non è il momento di fermarsi a pensare, perché sono un carabiniere. Ma lei ha idea di quanto prenderò di pensione tra 20 anni, quando avrò appeso il cappello al chiodo? Faranno 950 euro al mese. E lo vuole sapere quanto spetta a mia moglie se oggi mi succede qualcosa? La metà. Roba che lei e i miei bambini finiscono in miseria. Minchia, signor tenente: qui diventa sempre più dura quando ci tocca fare i conti con il coraggio della paura. Ma ora vado, perché quella donna ha bisogno di aiuto, e io resto un carabiniere.

Scegliamo un nome, facciamo Calogero: è questo l’unico tratto di fantasia in una figura assolutamente reale, proprio come quella affrescata da Giorgio Faletti nella canzone che nel 1994 conquistò il festival di Sanremo. Ecco: il nostro carabiniere Calogero, se proprio deve morire, è meglio che lo faccia in servizio, perché almeno alla sua compagna andrà un’indennità totale sui 200 mila euro.

Calogero è siciliano, vive nell’hinterland milanese. Oggi porta a casa uno stipendio di 1.300-1.400 euro netti al mese. Sua moglie aveva un lavoro, guadagnava 700 euro che girava alla baby sitter. Alla fine si è licenziata. Calogero fa di tutto per aumentare lo stipendio: straordinari (7 euro l’ora), indennità di servizio esterno (7 euro l’ora) e notturno (6 euro), qualche festività (27 euro per la giornata), va a prendere uova in faccia, calci e sputi nelle manifestazioni (per 12 euro totali in più, 27 se lo fa in trasferta). Alla fine il carabiniere racimola tra 1.700 e 1.800 euro al mese.

Nella busta paga di agenti e carabinieri 1.400 EURO netti al mese è lo stipendio base di un agente di Polizia o di un carabiniere semplice.

Calogero abita con la moglie e i due figli in un alloggio della sua caserma. Esce a mangiare una pizza solo quando la cena viene organizzata dai genitori a scuola. Non fa sport, non va in palestra, ha dovuto smettere di fumare, quando va in vacanza torna nella casa dei genitori a Palermo. Alla fine ringrazia Dio perché un lavoro ce l’ha. Ma vive con le dita incrociate.

Sono 103 mila i carabinieri che vivono nelle condizioni di Calogero, che poi sono le stesse dei 93.500 mila poliziotti: fanno tutti parte del comparto sicurezza, stipendi equiparati da tempo, ma bloccati per tre anni dal 2011 a12013. «Sono persone che quasi sempre vivono lontano da casa e non possono contare sull’appoggio della famiglia d’origine» sottolinea Vincenzo Romeo, rappresentante del Cocer Carabinieri. «Indossano una divisa che li trasforma in potenziali bersagli di chiunque voglia colpire lo Stato. Basta una rissa per metterli in pericolo di vita. Senza voler arrivare al caso limite dell’uomo che sparava dal balcone a Napoli, troppo spesso quando intervieni per sedare gli animi ti prendi una coltellata».

Poliziotti e carabinieri devono sperare che tutto righi dritto in famiglia, perché basta una separazione per rovinarsi la vita e finire in condizioni d’indigenza. «La politica deve tomare a riconoscere alle forze dell’ordine una retribuzione che garantisca un’esistenza dignitosa» dice Gianni Tonelli, segretario del Sap Polizia. «Altrimenti una funzione fondamentale come la sicurezza correrà seri pericoli. Sono troppi quelli che per necessità sono costretti ad arrangiarsi con lavori extra. C’è chi raccoglie pomodori, chi si occupa di manutenzione…».

Tonelli denuncia anche la situazione igienicamente disastrosa in cui versano gli ambienti: «Se le Asl avessero il potere di entrare negli alloggi e nei nostri uffici, uno su tre verrebbe dichiarato non agibile a causa di pericoli concreti per la salute pubblica».

In quegli uffici ci sono poliziotti costretti a comprarsi le divise estive, e chi non pub si fa rattoppare quella vecchia, tanto che il sindacato Consap lancia la provocazione della raccolta fondi con tanto di conto corrente per fare le donazioni.

Nel 1992 si spendeva in lire l’equivalente di 90 milioni di euro per il vestiario della Polizia, nel 2014 il capitolo di spesa è sceso a 15,8 milioni. Alla fine si è creata la bizzarra situazione della divisa estiva che l’anno scorso è stata assegnata solo a un terzo dei poliziotti. Gli altri, con due polo, hanno dovuto affrontare tutta l’estate. Il che vuol dire arrivare a casa la sera e lavarsi la maglietta da mettere il mattino dopo.

C’è di peggio. Poliziotti e carabinieri che fanno le inchieste delicate sul campo, contro criminalità o terrorismo, per non compromettere l’indagine si trovano a usare la loro auto, a pagarsi la benzina e il pedaggio autostradale perché le auto civetta non hanno il telepass. «Poi arrivi in ufficio» racconta un agente «e devi fare la colletta per comprare il toner della stampante. Mentre al collega che si limita a presenziare a una seduta del consiglio comunale viene riconosciuta l’indennità per l’ordine pubblico».

Il poliziotto in questione parla fidandosi del rapporto d’amicizia, ma le sue parole contano più del nome e cognome: «Chi come me lavora negli uffici investigativi» dice «assolve compiti delicati ma guadagna meno. Perché? Ma perché i questori, i prefetti, i ministri, oggi saltano solo se va male un servizio di ordine pubblico. Mentre se non arresti un rapinatore, un trafficante di armi o di droga, un assassino, un terrorista, di certo nessuno dei capi ci rimetterà mai la poltrona». Viene da dire, sinceramente: minchia, signor tenente.