T.A.R. Lazio – Sezione II ter – Sentenza n. 00419/2017. Assegnazione temporanea – tutela maternità e paternità. Mere difficoltà organizzative Amministrazione, dovute a carenza di organico, non costituiscono motivi ostativi al trasferimento.

Il Tribunale Amministrativo per il Lazio ha accolto il ricorso proposto da un appartenente alla Guardia di Finanza avverso il diniego opposto ad una istanza di assegnazione temporanea ad altra sede, ai sensi dell’art. 42-bis comma 1, del D.Lgs. 151/2011, motivato per “carenza di personale” del gruppo di appartenenza.

L’organo di giustizia amministrativa ha evidenziato in particolare che:

  • è ormai giurisprudenza consolidata del Massimo Consesso Amministrativo – basata su una lettura estensiva dell’art. 1493 del codice ord.mil. – che la disposizione dell’art. 42 bis valga anche per il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia”;
  • “il beneficio di cui all’art. 42-bis, …, se pur vero che non costituisce (…) un diritto incondizionato del dipendente, ma è rimesso ad una valutazione relativamente discrezionale dell’Amministrazione, …, è anche vero che dopo la modifica dell’art. 42 bis del D.Lgs. 151/01, per effetto dell’art. 14 c. 7 della L. 124/15, non consente che le mere difficoltà organizzative dell’Amministrazione, dovute a carenza di organico, costituiscano motivi ostativi al riconoscimento del beneficio previsto dalla suddetta disposizione normativa, introdotto dal legislatore a tutela dei minori”
  • “trattandosi di disposizione rivolta a dare protezione a valori di rilievo costituzionale, ogni eventuale limitazione o restrizione nella relativa applicazione dovrebbe comunque essere espressamente dettata e congruamente motivata (…) e anzi, come prevede lo stesso art. 42-bis, il dissenso delle Amministrazioni di provenienza e di destinazione deve essere limitato a casi o a esigenze eccezionali, comprovanti l’indispensabilità e/o l’insostituibilità delle funzioni svolte dal dipendente per le esigenze organizzative dell’Amministrazione, che ne risentirebbe altrimenti un irrimediabile pregiudizio”.

Il Collegio giudicante, ritenendo che il provvedimento impugnato fosse privo di una motivazione rispondente ai parametri normativi, ha quindi accolto il ricorso, annullando l’atto di diniego e condannando l’Amministrazione al pagamento delle spese di giudizio.

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