T.A.R. Lazio – Sezione II – Sentenza n. 9443/2016. Esclusione dal concorso per il reclutamento di allievi finanziari per difetto del requisito della condotta morale (guida in stato di ebbrezza).

Il Tribunale Amministrativo Lazio ha accolto il ricorso proposto da un aspirante allievo finanziere avverso il provvedimento con il quale il Comando Generale della Guardia di Finanza lo aveva escluso dal concorso per titoli ed esami per il reclutamento di 1.250 allievi finanzieri per l’anno 2011 per difetto del requisito della condotta morale di cui all’articolo 2 del bando (guida in stato di ebbrezza).

L’Organo di giustizia amministrativa, in linea con un recente orientamento del Consiglio di Stato (Sentenza n. 3621/2016), ha infatti sostenuto che:

  • il provvedimento impugnato si presenta carente di motivazione ed irragionevole in ordine al rapporto di causalità tra il fatto commesso e la determinazione adottata”;
  • “nel caso di specie, il tasso alcolemico accertato è inferiore alla soglia di rilevanza penale della condotta e solo lievemente superiore (di 0,04 g/l alla seconda prova) alla soglia di rilevanza amministrativa, per cui la determinazione avversata si rivela carente di motivazione ed irragionevole”;
  • “la valutazione della presenza o meno del requisito della condotta incensurabile, infatti, appartiene ad una sfera di giudizio ampiamente discrezionale dell’amministrazione e l’esercizio di tale potere discrezionale tiene logicamente conto anche della particolarità e della delicatezza dei compiti istituzionali demandati alla Guardia di Finanza”;
  • “tuttavia, il nesso di causalità tra il comportamento accertato e il mancato possesso dei requisiti di moralità e di condotta deve essere compiutamente dimostrato, salvo rendere detta tipologia di determinazioni sottratte in concreto al sindacato giurisdizionale se non per i casi del tutto remoti di travisamento del fatto”;

  • “nella fattispecie in esame, la particolare tenuità dell’infrazione commessa dal ricorrente in epoca ormai risalente rende evidente l’insussistenza di una motivazione tale da rendere ragionevole l’accertamento della carenza in capo all’interessato dei requisiti morali e di condotta”.

Il Collegio giudicante ha quindi ritenuto fondato il ricorso ed ha annullato il provvedimento di esclusione dal concorso per l’arruolamento, compensando tra le parti le spese di giudizio.