Stress e benessere organizzativo negli ambienti di lavoro: rischi concreti per la salute e misure di intervento.

STRESS E BENESSERE ORGANIZZATIVO NEGLI AMBIENTI DI LAVORO : RISCHI CONCRETI PER LA SALUTE E MISURE DI INTERVENTO.

di Massimiliano Salce*

Nell’accingermi a scrivere questo articolo ho preso un caffè. Immagino che questa affermazione stia deludendo il lettore che pensava di poter leggere qualcosa di utile per il suo benessere negli ambienti di lavoro.

Chiedo uno sforzo di pazienza e continuare nella lettura.

Prendo un caffè perché oltre ad essere italiano e quindi un estimatore di questa bevanda, in realtà ho una esigenza fisiologica e questa esigenza fisiologica si gioca tutta nel mio cervello.

Il mio cervello ma anche quello del lettore deluso di cui dicevo prima, risponde in vari modi ad una sostanza chiamata adenosina.

Ovviamente non annoierò il collega, magari poliziotto che ha già il suo bel da fare con i labirinti delle norme penali e ancor più il collega finanziere che sistematicamente ha i suoi bravi rompicapi con le norme tributarie, con nozioni di chimica, limitandomi a dire (vi prego di credermi , salvo dovervi annoiare nell’andare a cercare poi su internet ) che questa adenosina altro non è che una sostanza che gironzola nel nostro organismo ed in particolare nel nostro cervello (così come tante altre).

Questa simpatica molecola quando incontra i suoi recettori sui quali posarsi (immaginate un po’ un’ape che si poggia su di un fiore) genera degli effetti che hanno un riverbero sul nostro comportamento.

Aggiungo solo e non annoio oltre chi già sta forse imprecando per essersi incuriosito al presente articolo, che i recettori su cui si posa l’adenosina non sono altro che i neuroni, parti di essi, cioè quelle cellule che mi permettono di muovermi ma soprattutto di pensare. Ma anche di amare, odiare, fare sesso, giocare la vostra partita di calcetto o ricordarvi come si prepara una pasta alla amatriciana (ci andrà il guanciale o la pancetta ?)  e tante altre cose ancora. Magari li avrete sentiti nominare più spesso come nervi (che poi non sono altro che associazioni di tanti neuroni).

Ora se nel mio e nel vostro cervello inizia a girare molta adenosina (e questo per svariati motivi ed ad esempio mano a mano che aumentano le ore di veglia ), questa posandosi su quei recettori che citavo vi darà sonnolenza.

Vi darà sonnolenza perché attiverà dei neuroni che hanno il compito di inibire un complesso di regioni site nel vostro cervello.

Immaginiamo inibisca l’area addetta alla vostra veglia e attivi l’area deputata al sonno.

Avete letto bene : una attivazione che inibisce un qualcosa e dà il via libera ad un’altra.

Avete così scoperto che il sonno tutto è men che meno una “non-attività” del cervello. Tutt’altro. Il cervello è molto attivo nelle vostre ore di sonno.

Domani pomeriggio, quindi, se il vostro capo vi sorprende un po’ assonnati al lavoro , potrete sempre incolpare la chimica, materia che probabilmente non vi sarà risultata molto simpatica a scuola ma potrebbe giustificarvi al lavoro.

E allora cosa c’entra il caffè, starà pensando il lettore più impaziente che non vede l’ora di tirarsi fuori da questo ginepraio nel quale si è ficcato iniziando a leggere questo articolo?

Bene, ottima domanda , una  componente del caffè cioè la caffeina va a bloccare i recettori dell’adenosina, nel far questo immaginate che operi come quel signore poco educato che l’altra volta vi ha rubato il parcheggio sotto il naso con la sua auto mentre eravate intenti , segnalandolo con l’indicatore di direzione accesa, a cercare di ficcarvi in quel rettangolo segnato dalle strisce bianche. Ha occupato il vostro posto potenziale.

La caffeina fa la stessa cosa: parcheggia laddove vorrebbe mettersi l’adenosina, col risultato che si genera un effetto su quei neuroni che vorrebbero smettere un momento di lavorare, per darsi il cambio con altri che lavorano per farvi dormire. Il risultato per questo litigio sul parcheggio è che voi rimanete svegli.

Questo in linea di massima perché io sono il primo che la sera può prendersi anche due caffè e dormire saporitamente ma questo è un altro discorso attinente quel meraviglioso mondo che è la fisiologia del sonno.

Accontentiamoci di tirare le somme e dare per scontato che nel nostro cervello girano molte sostanze responsabili del nostro comportamento e degli effetti sul nostro organismo.

Ah…volevo ricordarvi che se vi piace tanto il caffè, la caffeina è un alcaloide e cioè una molecola che ha una certa parentela di struttura con morfina, nicotina e via discorrendo così che magari quando vi trovate davanti ad un tossicodipendente vi verranno meno facili dei giudizi di tipo morale, visto che per molti versi il nostro cervello ha una piacevole tendenza ad assumere alcaloidi e non è molto interessato a ciò che gli uomini ritengono sia da vietare, permettere legalmente o altro.

Se non ho concorso quindi ad aumentare la vostra dotazione quotidiana di adenosina, potremmo avventurarci nell’esplorare allora cosa vuol sottintendere il titolo.

Quando siete esposti ad una situazione di stress, non dipende da voi, il vostro organismo si attiva e si attiva con delle sostanze che vengono prodotte nel cervello , per preparare tutta una serie di risposte fisiologiche.

Non dipende da voi, fortunatamente.

O sfortunatamente, dipende.

Esattamente qualcosa di simile a quel che accade con la reazione caffè – adenosina.

Vediamo di capirci qualcosa per comprendere che se queste reazioni sono non momentanee ma continue nel tempo, purtroppo per voi siete spacciati, così che forse vi converrebbe uscire dallo scomodo ruolo di incudine su cui batte continuamente un martello.

Madre natura o Dio (a seconda di quel che preferite credere) ha fatto sì che se percepiamo uno stimolo avversativo con i nostri sensi (la prima stazione di elaborazione), immediatamente si scatenerà una reazione particolare.

Una minuscola area del vostro cervello (in realtà formata da più piccolissime aree) chiamata ipotalamo libera, o se preferite dà un ordine ad  una sostanza che va a comunicare ad un’altra area detta ipofisi, anch’essa molto piccola, di liberare a sua volta dei messaggeri detti ormoni che raggiungeranno infine l’area posta sopra i vostri reni e dove è situata una ghiandola chiamata appunto surrenale .

Che sta sopra.

Questa specie di “piccolo chimico” che prende vita dentro di voi, finisce con un prodotto che entra in circolo e attiva una serie dei vostri organi, che una volta si pensava si attivassero da sé. Questa sostanza attivante è chiamata glicocorticoide.

E ne combina tante e delle belle.

Ma non è l’unica che inizia a farvi reagire se per caso stanotte vi recherete in cucina per bere e vi troverete tranquillamente seduto un orso che sta rovistando nel vostro frigorifero predisponendovi alla fuga e ad una performance atletica che non vi sognavate di avere.

Sempre dalla stessa ghiandola surrenale ma da un’altra zona di essa e cioè dal suo interno, quindi potremmo chiamarla midollare, vengono prodotti dei neurotrasmettitori chiamati adrenalina e noradrenalina. Solo che questa via non viene attivata dall’ipotalamo ma da una parte del vostro sistema nervoso detto simpatico (non perché sia capace di raccontare barzellette) ma è quel sistema che , fortunatamente (o sfortunatamente, dipende dai punti di vista ) per voi, è autonomo cioè lavora al di là della vostra volontà e tiene in vita i vostri organi interni dalla testa in giù e magari vi attiva quando i vostri sensori uditivi e dell’equilibrio avvertono una scossa di terremoto.

Ho citato il termine neurostrasmettitori.

Questi neurotrasmettitori semplicemente sono degli interruttori dei vostri neuroni che eccitano certe strutture e quindi le fanno funzionare, sia nel cervello , sia negli organi al di fuori della vostra scatola cranica.

A dire il vero altri inibiscono il funzionamento di certe strutture e li troverete sotto il nome di neurotrasmettitori e neuromodulatori inibitori.

Riepiloghiamo: durante una fase di attivazione (stress) voi avete in circolo glucorticoidi, adrenalina e noradrenalina.

E che fanno queste sostanze ?

Beh per esempio attivano l’immediata utilizzazione di zuccheri necessari per lo sforzo fisico, aumentano la gittata cardiaca per far fronte ad una maggiore irrorazione di sangue ai muscoli, aumenta di conseguenza il ritmo respiratorio, il sistema immunitario viene momentaneamente alterato sia in termini di risorse energetiche da usare , sia in termini di processi infiammatori che vengono rimandati e che vi farebbero stare a riposo per il dolore perché invece in quel momento tutto avete bisogno meno che di sentir dolore. Da qui gli aneddoti che sono storie vere , di militari colpiti ad un arto in combattimento ma di cui si accorgono al termine del momento massimo di tensione o addirittura non si accorgono di non avere più un arto. Migliorano anche lacune capacità cognitive e i sensi diventano più sensibili .

Tutto questo meccanismo molecolare che improvvisamente esplode, serve a far funzionare al massimo certe funzioni che vi permettono di mettervi in salvo ma hanno evidentemente un costo sia energetico e sia in termini di abbassamento di altre funzioni per un semplice discorso di economia.

Così che se dovete salvarvi dopo aver sentito improvvisamente una sparatoria o dovendo voi intervenire, evidentemente in quel momento tutto vi serve meno che riprodurvi, oppure contrastare una infezione in corso o pensare al premio incentivante nella prossima busta paga.

E allora dove è il problema?

Primo : queste reazioni non le innescate a comando o secondo come vi aggrada ma partono da sole.

E non si fermano se non dopo aver generato una serie di effetti.

Secondo : il problema sta nel fatto che se madre natura o il buon Dio hanno stabilito questo po’, po’ di roba in termini di reazioni per metterci in salvo, queste stesse reazioni diventano non solo inutili ma piuttosto dannose se si attivano ogni sacrosanta mattina che andate in ufficio, nel caso in cui abbiate un superiore che comanda con una logica da babbuino dominante anziché da essere senziente ma anche se avete un collaboratore che essendo afflitto da problemi irrisolti , ha deciso di scaricarli in ufficio ed eleggendo voi a parafulmine.

E ciò in quanto lo stress di origine psicologica inizia ad attivare allo stesso modo quelle strutture che sarebbero invece deputate a mettervi in salvo in caso di una sparatoria, una scossa di terremoto o dalla presenza di un orso nella vostra cucina alle due di notte, con la differenza che una attivazione momentanea dovuta ad un pericolo “flash” non fa male al fisico, mentre una attivazione continua, senza sosta dovuta ad un ambiente continuamente ostile, avversativo e che vi comporta pensieri anche a casa, sicuramente sarà la vostra rovina.

In buona sostanza ciò che si è evoluto per milioni di anni per motivi funzionali, diventa disfunzionale “grazie” alle nostre sovrastrutture relazionali-sociali.

Circa cosa possa combinare una attivazione ripetuta da glicocorticoidi , adrenalina e noradrenalina rimando a delle semplici letture ritraibili da internet sintetizzando qui che in tali casi potreste vedere in azione sul vostro corpo :

  • problemi sessuali (ricordate: se siete impegnati a contrastare l’ambiente circostante forse il riprodurvi è l’ultimo dei vostri pensieri e dunque il vostro organismo decide che di una erezione o di una ovulazione ve ne fate ben poco, tanto vale sopprimerla per risparmio energetico);
  • risposte cardiovascolari negative a carico dell’apparato cardiocircolatorio (problema che si acuisce se siete già piuttosto messi maluccio per altre cause incidenti sullo stesso sistema – ammettetelo avete qualche chiletto in più dovuto al grasso accumulato e non fate attività fisica almeno un’ora al giorno e fumate beatamente un pacchetto di sigarette quotidiano – tanto che uno stressor improvviso potrebbe anche uccidervi );
  • problemi insulinici, leggi diabete (semplicemente se mobilitate grandi quantità di glucosio ogni sacrosanta mattina con molta probabilità creerete un super lavoro all’insulina e/o alla soppressione della stessa );
  • problemi di alimentazione connessi a quegli scompensi glicemici ;
  • e se avete quintalate di glucosio in giro per il corpo (se vi si sono attivati i glucocorticoidi non pensiate di abbattere gli zuccheri prendendo il caffè col dolcificante) o grassi da ritrasformare in energia per fronteggiare il pericolo , va da sé che il colesterolo inizia a dare i numeri (in realtà non esiste un colesterolo buono o cattivo, è invece un problema di molecole trasportatrici che confliggeranno con qualche vaso sanguigno danneggiato dalla vostra ipertensione da stress che vi viene ogni volta che vedete il vostro capo che si comporta da babbuino dominante o da un vostro collaboratore particolarmente bravo nel farvi ammattire ) e si formano placche cioè accumuli di sostanze che non solo creano problemi circolatori ma nel malaugurato caso si stacchino potrebbero arrivare al cervello che non gradirà sicuramente;
  • problemi a carico dell’apparato digerente , disturbi gastrointestinali e disregolazione nell’alimentazione;
  • problemi a carico del sistema immunitario (se dovete salvarvi da una sparatoria , abbiamo detto che il vostro organismo preferisce risparmiarsi le energie anziché mobilitare risorse per salvarvi da un raffreddore ma a dire il vero , in realtà , nella prima fase di uno stress le difese sembra siano potenziate, salvo poi diminuire mano a mano nel tempo , scendendo sotto il livello normale, con il problema che se mandate sempre al top il vostro sistema immunitario , sottoponendolo a questi picchi di alti e bassi come se fosse su di un’altalena o sulle montagne russe, specie in fase di picco ripetuto, è probabile che il vostro esercito difensivo inizi a scambiare parti del vostro corpo come dei nemici ed ecco le sindromi autoimmuni e cioè un disastro organico perché il vostro sistema immunitario inizia a sparare sulle linee amiche anziché nemiche e ricordate che le sindromi autoimmuni non sono le semplici dermatiti che vi fanno grattare ma hanno nomi davvero brutti );
  • problemi di sonno (se considerate che i peggiori disastri della storia dell’uomo sono spesso stati ricondotti a deprivazione delle ore di sonno, vi renderete conto che siete i soggetti papabili per commettere qualche errore che potrebbe costarvi caro , sia a voi che ai vostri familiari);
  • problemi depressivi (argomento che richiederebbe troppa attenzione e sappiamo che l’adenosina che si svilupperebbe in tal caso potrebbe farvi venire sonno , per cui fidatevi ma lo stress può causare depressione e la depressione è una brutta bestia perché di depressione si può anche morire con gesti suicidari ).

Il quadro purtroppo non si esaurisce con queste conseguenze, il lavoratore è bene ci pensi attentamente tanto quanto pensa diligentemente a far bene nel lavoro che gli viene assegnato pena , né più né meno , il morire sul posto di lavoro o quanto meno infortunarsi. E a partire dalla nostra Costituzione e dagli interventi del nostro Presidente della Repubblica, nessuno dovrebbe volere che queste cose accadano.

Cosa allora trarre da tutto ciò?

E’ fondamentale capire che la risposta allo stress, per motivi biologici ed evolutivi, prolungato o meno,  è di per sé naturale ed automatica e di difficile controllo. Non si spegne a comando nella quasi stragrande maggioranza dei casi e se non in condizioni particolari, per cui se non siete un monaco buddista di corrente zen, vi conviene fermarvi a riflettere. Semmai può parlarsi di un certo adattamento ma è un argomento complesso.

Considerato questo automatismo, alcuni aspetti collegati, che qualsiasi “amministrazione” datrice di lavoro  e i suoi appartenenti farebbero bene a tenere presente, sono:

  • visti i danni organici che lo stress provoca, evidentemente gli stessi non sono diversi da un infortunio con caratteristiche di danno alla persona che potrebbe essere provocato da un qualcosa di materiale tipo l’assenza di strisce antisdrucciolo o spigoli sporgenti o pericolo di inalazione solventi, forse vale la pena che il datore di lavoro, il rappresentante dei lavoratori, i preposti approfondiscano i temi in questione, visti i loro obblighi derivanti da una legge ben specifica in materia ;
  • procedere ad una seria verifica e misurazione dello stress da lavoro correlato, mettendo da parte pensieri di lesa maestà che spesso affliggono le organizzazioni lavorative con i loro capi in testa e in primis, migliorare gli ambienti di lavoro che vuol dire affermazione di civiltà non solo giuridica;
  • le organizzazioni lavorative (amministrazioni pubbliche, imprese, ecc.) farebbero bene non solo a verificare così, nel senso sopra detto , l’esistenza di capi strutture dai modi babbuineschi e procedere alla loro rimozione se del caso (spesso il lavoratore è nella scomoda posizione di poter reagire limitatamente per cui non abbasserà mai i suoi livelli di stress disadattativo e conseguentemente di glicorticoidi e adrenalina) ma anche nel verificare l’organizzazione degli ambienti di lavoro, rammentando che richieste eccessive in termini di carichi lavorativi possono portare a stress dalle conseguenze fisiologico organiche anche esiziali. Non ultimo il caso di una Amministrazione statale e i suoi responsabili chiamati a rispondere della morte di un dipendente che nel tempo era stato caricato eccessivamente di lavoro, sentenza di Cassazione destinata a segnare un momento epocale in materia;
  • è opportuno ricordare che di solito e giustamente, in caso di conseguenze gravi per il lavoratore anche se lo stesso non si è fatto sentire (e probabilmente questa è una delle cause per le quali poi ci si rimettono le penne in caso di stress prolungato sul posto lavorativo), poi si fanno sentire certamente i parenti dello stesso lavoratore con degli studi legali molto ma molto agguerriti;
  • i singoli lavoratori dovrebbero iniziare a pensare (ovviamente in maniera obiettiva e non animata da doppi fini) che il subire gratuitamente forme di direzione lavorativa che sono obiettivamente stressanti, possono ingenerare patologie anche mortali o quanto meno invalidanti e dunque ragionare se vale più la propria salute o il dover subire angherie o soprusi vari e pensare che lo stress si può contrastare, eliminando (per carità, non fisicamente ) la fonte dello stress che altrimenti si attiva molto ma molto naturalmente come abbiamo visto e non sempre si riesce poi a spegnere la risposta a meno che non siate così bravi da comandare il vostro ipotalamo o sistema nervoso simpatico, nel qual caso dovreste per esempio essere bravi da riuscire ad abbassare la vostra pressione sanguigna a comando in questo momento ma nutro qualche dubbio.

Ma volendo passare ad aspetti in positivo, occorre creare ambienti e persone che siano educate ad un clima lavorativo positivo, sereno, frutto anche di un saper valutare fino a che punto è possibile caricare di lavoro il personale dipendente, interagendo a fondo nella verifica dei processi lavorativi per capirne la complessità e la richiesta di impegno realmente necessaria e in che misura.

Evitamento di posizioni di supremazia fini a se stesse, ambienti di lavoro rispettosi della dignità umana, dialogo e condivisione tra dirigenti, quadri ed esecutori del servizio, completano il quadro anche se non esaustivamente.

Ma sarebbe già, è il caso di dire, il minimo sindacale poter riuscire su quanto fin qui esposto.

La strada è ancora molto lunga da percorrere e siamo solo agli inizi.

*Socio Associazione Sicurezza CGS