Stabilità, le pensioni non si mangino tutto – Produttività e povertà. Di Leonardi Marco – L’Unità

4 ottobre 2015

Se non ci fosse la controversa abolizione e l’IMU e Tasi, la legge di stabilita di quest’anno sarebbe stata già scritta. Tra 16 miliardi che servono per coprire le clausole di salvaguardia e un paio di miliardi che servono per coprire le spese imposte da due recenti sentenze della Corte Costituzionale, c’è rimasto ben poco spazio di manovra. Le clausole di salvaguardia devono essere disinnescate a  caro prezzo e sono il lascito delle scelte passate: ci siamo impegnati a trovare quest’anno 16 miliardi di euro per evitare di dover aumentare l’IVA.

In più la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco delle indicizzazione delle pensioni ed ha imposto la fine del blocco degli stipendi pubblici. Due sentenze che forzatamente impongono di stanziare nuovi fondi in Legge di Stabilità.

La scelta di abolire le tasse sulla prima casa ha il pregio di imprimere una direzione espansiva ad una manovra che rischiava di prendere la direzione opposta. Sempre in conseguenza di scelte passate. siamo tuttora in un quadro macroeconomico caratterizzato da una spesa pubblica in contrazione. La nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza parla chiaro: la spesa corrente in percentuale del PIL è in discesa e rimarrà in discesa nei prossimi anni, con tutti gli effetti recessivi del caso. Senza un chiaro intento di ridurre le tasse che controbilanci la caduta della spesa rischieremmo di uccidere la ripresa nella culla. Ridurre le tasse è l’unico modo per evitare quel che successe qualche anno fa quando, ad un quadro di austerity che imponeva tagli di spesa, si accompagnò un aumento dell’IMU (sempre l’IMU…). Dopo qualche mese divenne chiaro chetagli di spesa combinati con aumenti di tasse sono la ricetta per la recessione.

Benvenuto quindi il taglio delle tasse per 5 miliardi. Non tutto Il taglio riguarda gli immobili, 1,5 miliardi riguarda i fattori di produzione: gli “imbullonati” sono macchinari e l’IMU agricola colpisce un fattore di produzione. A parte IMU e Tasi questa è, come ha scritto Tommaso Nannicini su queste colonne, la legge di stabilità delle due P: Povertà e Produttività cui potrebbe aggiungersi la terza P di Pensioni. La scelta di rimetteremo mano alla riforma delle pensioni per rendere più flessibile l’uscita dal mondo del lavora dovrebbe servire per rendere più semplice la risoluzione delle crisi aziendali, ma non è una scelta particolarmente gradita in Europa dove sono disposti a concederci più flessibilità sul deficit proprio in funzione dell’equilibrio delle nostra spesa in pensioni. Le atre due P sono due problemi strutturali dell’economia italiana cui è tempo di mettere mano. L’incremento della povertà è stato molto rapido durante questa lunga crisi, e l’Italia è l’unico paese senza una rete nazionale contro la povertà. Altrettanto noto è che la nostra produttività non cresce da più di 10 anni. A sua volta l’intervento sulla produttività dovrebbe avere tre gambe: la decontribuzione del contratti a tempo indeterminato che incentiva iva i l fattore lavoro. l’ammorta mento anticipato che incentiva gli investimenti e infine il fondo per la detassazione dei premi di produttività(e per il welfare aziendale) che Incentiva la contrattazione decentrata. Per aumentare la produttività non basta incrementare l’investimento nei fattori di produzione (capitale e lavoro), bisogna anche combinarli nel modo giusto. La contrattazione aziendale e territoriale fa proprio questo lavoro: premia con salari più alti gli investimenti migliori. Le tre P di Pensioni, Povertà e Produttività dovrebbero andare d’accordo come tre gemelli, sarebbe davvero un delitto se la prima P di Pensioni 4 si mangiasse” le due P di Povertà e Produttività. In fin dei conti l’intervento sulle pensioni riguarda un aggiustamento di una riforma che ha molti pregi, mentre povertà e produttività rimangono (e rimarranno presumibilmente per molti anni avvenire) i principali problemi dell’economia italiana.