Spiagge e stellette: Un lido chiamato privilegio. di Ilaria Bonuccelli. IL Tirreno. Edizione Livorno.

27 luglio 2015

In Toscana sono 110mila i metri quadrati di arenili del demanio affidati alle forze dell’ordine a condizioni di favore.

“Base logistica della difesa”. Pensi a una caserma vista mare, invece è uno stabilimento balnerare. Il bagno con “le stellette”. Ce ne sono tanti in Toscana fra i beni del demanio marittimo che lo Stato trattiene per sé e non «trasferisce» alle Regioni. Un calcolo approssimativo rivela che in Toscana almeno 110mila metri quadrati di arenile sono sottratti al turismo e affidati alle forze dell’ordine, per le vacanze di militari e colletti bianchi.

ARENILI GRATIS

Nel linguaggio della burocrazia, quello del ministero delle Finanze, della Difesa e delle Infrastrutture – ci si sono messi in tre – gli stabilimenti balneari compaiono con dizioni varie. Nelle versioni più recenti, comunque, non manca mai la formula “Lido del carabiniere”, “Lido del Finanziere” e così via. Dipende dalla “consegna” dell’area. Si dice proprio così: area «consegnata». E anche se brutta è l’unica parola da usare. Perché fa una grande differenza rispetto a “gestita”, “concessa”: indica che per l’arenile il canone non è dovuto. L’area è gratis. Per qualunque istituzione ente, corpo militare o istituzione dello Stato: compresa la Croce Rossa.

LOW COST PER IMPIEGATI

A scorrere l’elenco (pluri)ministeriale, la linea di costa della Toscana risulta, in teoria, una delle più fortificate d’Italia: Massa, Versilia, Marina di Pisa, Marina di Grosseto, l’Elba. In pratica, è il litorale delle vacanze low cost per militari e pubblici dipendenti grazie all’arenile a costo zero.

Nel pisano, infatti, gli stabilimenti dello Stato sono aperti anche ai dipendenti della Provincia o a quelli delle amministrazioni finanziarie, come l’Agenzia delle Entrate. E se una certa comprensione viene per carabinieri, vigili del fuoco, poliziotti o finanzieri che rischiano spesso la vita a stipendi bassi, c’è da chiedersi perché anche i “colletti bianchi” abbiano privilegi balneari che ad altre categorie – gli operai – sono preclusi.

GLI USA RISPARMIANO

Specie nel momento in cui gli americani, in casa nostra, danno esempio di morigeratezza. Sì, proprio in Toscana. A Pisa. Gli uomini di stanza a Camp Darby, senza fiatare, obbediscono all’ordine del presidente Obama: rinunciano alla spiaggia di Marina di Pisa perché è tempo di tagli. E riconsegnano la spiaggia all’Italia. Il Comune di Pisa non perde tempo. Si fa avanti con la Capitaneria che gestisce questi beni: la reclama per trasformarla in una spiaggia libera attrezzata, con ombrelloni da affittare a prezzi “calmierati”, per renderla accessibile anche a studenti e pensionati al minimo. Qualche anno fa anche la polizia aveva rinunciato a uno (dei due) stabilimenti balneari che aveva in zona, ma la Capitaneria non l’ha resa al Comune. Ha preferito darlo alla Croce rossa che ora lo affitta ai soci. E a chi lo diventa con una tessera da 20 euro l’anno.

PRIVILEGIO DI STATO

Intendiamoci: è tutto a prova di legge. Ci si sono messi i vertici dello Stato a costruire il sistema: nel 1977 il presidente della Repubblica con un Dpr delega alle Regioni le funzioni amministrative sul demanio marittimo «con finalità turistiche e ricreative» escludendo dalla delega, quindi, «le aree di preminente interesse nazionale in relazione alla sicurezza dello Stato e alle esigenze della navigazione marittima». E stabilisce che queste aree debbano essere identificate con un con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Dpcm porta la firma del premier toscano Lamberto Dini.

DA GROSSETO A MASSA

I risultati, al contrario, non tardano a vedersi. In Toscana è tutto un fiorire di bagni “statali”. A Marina di Grosseto, le basi logistiche diventano 4 stabilimenti: sono riservati a polizia, aeronautica, esercito e vigili del fuoco. Hanno anche bar e ristorante, ma «sono accessibili solo ai clienti e quindi a chi appartiene alle forze dell’ordine». O ai loro parenti e ospiti.

A Marina di Massa, situazione analoga: lido del Carabiniere, del finanziere, ci sarebbe anche una concessione della polizia penitenziaria, ma nessuno dice di saperne nulla. Neppure i balneari. Perfino, la Versilia non viene risparmiata. In realtà si tratta di un presidio dei vigili del fuoco: il patto con il Comune di Camaiore che li ospita è definito perfino nel Piano degli arenili. I vigili del fuoco possono piazzare ombrelloni e sedie a sdraio ma in cambio devono garantire assistenza in mare: sulla spiaggia, quindi, devono tenere mezzi per il soccorso. «Ma soprattutto – osserva il sindaco, Alessandro Del Dotto – non possono avere punti ristoro o bar: è questo che fa la differenza fra il loro presidio estivo e uno stabilimento balneare».

IL PRIMATO DI PISA

Questa differenza non spicca a Pisa che, in Toscana ha il primato degli stabilimenti balneari assegnati a enti dello Stato: l’arenile “consegnato” sfiora i 60mila metri quadrati. Qui bar e punti ristoro sono anche in alcuni bagni “ingresso limitato”. E non sono chiusi. Pagando l’ingresso – 2 euro, ad esempio al Lido del Carabiniere di Tirrenia – si può accedere al bar dove un caffé costa 60 centesimi. Non stupisce, quindi, trovare questi stabilimenti affollati. Anche se sono tanti. Carabinieri, guardia di finanza, polizia, Folgore, 46.a brigata dell’aeronautica, Cisam (Centro interforze studi applicazioni militari) vigili del fuoco, Cri, Accademia navale di Livorno. Uno spazio non si nega a nessuno. Anche il Comune di Pisa, ha provato a opporsi.

RIDATECI LA SPIAGGIA

Non una guerra alle forze dell’ordine «con le quali c’è un rapporto di grande cordialità» assicura l’amministrazione comunale. Ma una questione di «equità sociale». Infatti, il Comune aveva impugnato al Tar del Lazio il decreto del 1995 con l’elenco delle aree demaniali non trasferite alle Regioni. Semplice la motivazione del contenzioso: non si ravvede alcuna «funzione istituzionale nell’attività di stabilimento balneare». Perciò per l’ente «la sottrazione delle aree demaniali è avvenuta per finalità turistiche e ricreative, atteso che risulterebbe che le amministrazioni statali le utilizzerebbero per destinarle a stabilimenti balneari dei propri dipendenti, con conseguente sottrazione del loro utilizzo alla collettività». Inoltre, per il Comune il decreto sarebbe «privo di adeguata motivazione, non avendo indicato gli interessi nazionali che giustificherebbero il mancato decentramento delle funzioni amministrative». Il 9 maggio 2012, il Tar del Lazio dà ragione a Pisa. Il governo si oppone. E il Consiglio di Stato ribalta la decisione di primo grado. Non entra neppure nel merito: gli basta stabilire che il Comune non è titolato a impugnare il Dpcm. Avrebbe dovuto farlo la Regione.

LA SCONFITTA

Ricorso nullo, dunque. Nel frattempo, spiagge con le stellette sono aumentate. All’Elba, ad esempio, conferma Umberto Mazzantini, Legambiente: «Qui c’è un villaggio vacanze per l’esercito in Val Carene. La spiaggia è stata attrezzata a servizio di questo villaggio fra Lacona e Portoferraio: hanno recintato tutto, con pali e corde, ma ora la gestione è tranquilla». Pure nel pisano, i bagni delle forze armate convivono con il Parco naturale. Che garantisce: «Non hanno mai commesso abusi. Le strutture sono tutte regolari». Anche se per Legambiente hanno esagerato a estendersi nella zona retrodunale, soprattutto coi i parcheggi. Ma nessuno si lamenta. Neppure per la concorrenza.

Il ministero della Difesa tace. Abbiamo chiesto spiegazioni al ministero della Difesa. Le risposte non sono arrivate. Queste le domande: Come si giustifica la gestione di uno stabilimento balneare come “fine istituzionale”? Come si giustifica la consegna di un’area demaniale senza pagamento di canone per un’attività turistico-ricreativa identica a quella esercitata da imprenditori privati? A quali tariffe è consentito l’accesso allo stabilimento e l’affitto di un ombrellone? Perché l’accesso è consentito anche ad amici di personale appartenente alle forze armate? Perché il soggiorno alle colonie estive destinate ai figli dei dipendenti è a carico del ministero?