Specialisti antincendio. La Guardia di Finanza deve individuare il personale avente diritto all’indennità di rischio.

Personale della Guardia di Finanza specialista antincendio in servizio presso le Sezioni Aeree. La Guardia di Finanza deve individuare il personale avente diritto alla corresponsione dell’indennità di rischio in relazione alle attività pericolose svolte.

Il T.A.R. Lazio – Sezione II –, con sentenza n. 11182/2015 del 10 settembre 2015, ha intimato alla Guardia di Finanza di adottare, entro il termine di trenta giorni, il decreto di cui all’art. 8 del D.P.R. n. 146 del 1975, il quale sostanzialmente prevede che siano le singole Amministrazioni ad individuazione le attività che, in relazione alla tipologia dei compiti, siano riconducibili alle categorie per le quali il richiamato D.P.R. n. 146 del 1975 prevede la corresponsione dell’indennità di rischio.

Nello specifico, il T.A.R. Lazio ha evidenziato che:

  • “l’art. 8 del D.P.R. n. 147 del 1975 – recante il Regolamento di attuazione dell’art. 4 della legge n. 734 del 1973, concernente la corresponsione di indennità di rischio al personale civile, di ruolo e non di ruolo, ed agli operai dello Stato – prevede che la rispondenza fra le categorie di personale aventi diritto all’indennità di rischio e le attività comportanti rischio da esse prestate, quali previste nell’allegato A, è determinata con decreto del Ministro competente, di concerto con i Ministri per l’organizzazione della pubblica amministrazione e per il tesoro, sulla base di apposita dichiarazione motivata rilasciata dal capo dell’ufficio presso cui il personale presta servizio”;
  • “la richiamata Tabella A, Gruppo I, prevede tra le attività comportanti rischio le “prestazioni di lavoro relative ai compiti operativi di istituto dei servizi antincendi e della protezione civile, compresa anche l’attività di addestramento e le esercitazioni”;
  • “alla disciplina prevista per il personale civile rinvia, per il personale militare, la legge n. 628 del 1973 per la determinazione delle indennità e gli assegni”;
  • “spetta quindi alle singole Amministrazioni procedere alla individuazione delle attività che, in relazione alla tipologia dei compiti, siano riconducibili alle categorie per le quali il richiamato D.P.R. n. 146 del 1975 prevede la corresponsione dell’indennità di rischio”;
  • “la posizione soggettiva vantata dai ricorrenti è di interesse legittimo, e si sostanzia nella pretesa ad ottenere da parte dell’Amministrazione l’adozione degli atti necessari ai fini del riconoscimento o meno della spettanza della richiesta indennità”;
  • “quanto all’obbligo di provvedere delle resistenti Amministrazioni, deve osservarsi come lo stesso discenda direttamente dalla disciplina normativa sopra illustrata che demanda all’adozione di specifici decreti ministeriali l’individuazione delle categorie di personale aventi diritto alla percezione dell’indennità, risultando quindi l’inadempimento in re ipsa rispetto ad un obbligo sancito dalla disciplina normativa, che avrebbe dovuto determinare l’avvio d’ufficio del relativo procedimento”;

  • “dalla mancata definizione del procedimento di individuazione dei soggetti aventi diritto alla percezione dell’indennità di rischio deriva l’obbligo delle intimate Amministrazioni, ciascuna per quanto di propria competenza, di concludere il procedimento mediante adozione del previsto decreto nel termine di 30 giorni, come previsto dall’art. 117, comma 2, c.p.a., dalla comunicazione in via amministrativa o, se anteriore, dalla notificazione a cura di parte della presente sentenza”.

L’Organo giurisdizionale ha quindi:

  • ordinato “alle resistenti Amministrazioni di adottare il decreto di cui all’art. 8 del D.P.R. n. 146 del 1975, entro il termine di giorni trenta (30) dalla comunicazione in via amministrativa ovvero, se anteriore, dalla notificazione a cura di parte della presente sentenza”;
  • condannato “le resistenti Amministrazioni, in solido, al pagamento delle spese di giudizio a favore di parte ricorrente”.