Quesito in materia di riforma per inidoneità al Servizio Militare Incondizionato e relativo trattamento di fine servizio e di quiescenza.

Un nostro iscritto ci ha posto il seguente quesito in materia di: “ Riforma per inidoneità al Servizio Militare Incondizionato e relativo trattamento di fine servizio e di quiescenza.

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QUESITO:

Buon giorno a Voi , sono un vostro lettore e sono un Maresciallo Capo della GDF dal 95 ( dal 94 con il militare riscattato) , ho riscattato 4 anni di confine perciò mi trovo ad avere 25 anni e 5 mesi di sevizio ….ora essendo in aspettativa da 13 mesi per malattia e quindi fra 5 mesi potrebbero riformarmi per malattia stessa al 18° mese, volevo sapere se mi daranno una pensione mensile in base a quanto versato, perché già la mia Amministrazione- Ufficio pensione , mi ha riferito che percepirò una pensione di 840, 00 euro circa mensili, un TFS pari a circa 32.000 € ed una liquidazione FAF e Fondo Predivenza pari ad altri 10.000 € alla data del 31.12.2015 .

RISPOSTA:

La pensione per inabilità si ottiene qualora l’appartenente al Corpo venga ritenuto, su proposta della Commissione Medica Ospedaliera (CMO), non idoneo al Servizio Militare Incondizionato (SMI) e seppur in possesso di idonea capacità lavorativa residuale- risultante dal verbale di riforma rilasciato dal “Comitato di verifica per le Cause di Servizio”, al quale spetta la decisione finale sull’idoneità – non produca la domanda per avvalersi del transito ai ruoli civili del Ministero dell’Economia.
L’art. 14 quinto comma della Legge 28 Luglio 1999 n° 266, ora ricompresa nell’art. 930 del Decreto Legislativo 15 Marzo 2010 n° 66, infatti, prevede che: ” Il personale delle Forze Armate, incluso quello dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, giudicato non idoneo al servizio militare incondizionato per lesioni dipendenti o meno da causa di servizio, transita nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della Difesa e, per la Guardia di Finanza, del personale civile del Ministero delle Finanze, secondo modalità e procedure analoghe a quelle previste dal Decreto del Presidente della Repubblica 24 Aprile 1982 n° 339, da definire con decreto dei Ministri interessati, da emanare di concerto con i Ministri del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica e per la Funzione pubblica”.
Tale principio e’ stato peraltro ribadito dal Consiglio di Stato con sentenza del 31 luglio 2009, n. 4854 con la quale è stata annullata la decisione del TAR Sardegna n. 844/2003 che aveva ritenuto legittimo il provvedimento del Ministero della Difesa destinato ad interrompere il rapporto di lavoro di un ufficiale dei Carabinieri, considerato inidoneo al servizio militare per diverse patologie derivanti da causa di servizio, accertate da referto della Commissione Medica Ospedaliera emesso in assenza di preavviso al dipendente circa le conseguenze di un eventuale giudizio negativo in merito all’idoneità al servizio incondizionato.
Qualora l’interessato, che e’ titolare di un diritto soggettivo, pertanto, pur avendo capacita’ lavorativa residuale, desumibile dalla determinazione del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, non intenda avvalersi della facolta’ di transitare ai ruoli civili, avra’ diritto al trattamento pensionistico..

Nel caso, invece, che l’interessato sia affetto da una grave patologia che non gli consenta di avere un’idonea capacita’ lavorativa residuale, oltre al trattamento pensionistico ordinario, potra’ richiedere che la propria posizione venga giudicata con le modalita’ di cui alla legge 335/95 al fine di ottenere un trattamento pensionistico molto piu’ conveniente.

Se il militare cessa dal servizio per infermità non dipendente da causa di servizio e viene giudicato in stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa, infatti, la pensione di inabilità spetta se in possesso di un’anzianità contributiva minima di 5 anni, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente la decorrenza della pensione. (art. 2, comma 12, della L. 335/1995).

La pensione diretta di inabilità ai sensi dell’art. 2 comma 12 della legge 335/95, introdotta per i dipendenti pubblici a partire dal primo gennaio 1996, è un trattamento erogato a favore di chi cessa dal servizio per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa non dipendente da causa di servizio. Il trattamento di pensione è calcolato sulla base dell’anzianità contributiva maturata, aumentata di un ulteriore periodo compreso tra l’età alla cessazione dal servizio e il compimento del limite di età (previsto per il collocamento a riposo) nel sistema retributivo, oppure il compimento del sessantesimo anno di età nel sistema misto e contributivo. Per decorrenze della pensione successiva al 01 gennaio 2012, a seguito dell’introduzione del sistema contributivo per le anzianità contributive maturate dal 2012, la maggiorazione di cui sopra viene sempre calcolata secondo le regole del sistema contributivo ossia fino al compimento del sessantesimo anno di età. In ogni caso l’ anzianità contributiva complessiva non potrà superare i 40 anni e l’importo della pensione d’inabilità non potrà superare l’80% della base pensionabile, né, nei casi in cui l’istituto della pensione di privilegio sia ancora vigente (personale militare e assimilato e residuale per la restante categoria del personale pubblico, l’ammontare del trattamento privilegiato che sarebbe spettato nel caso che l’infermità fosse stata riconosciuta dipendente da causa di servizio.
La concessione della pensione d’inabilità è subordinata al riconoscimento dello status di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa non derivante da causa di servizio ; questo tipo di pensione è infatti incompatibile con lo svolgimento di un lavoro dipendente o autonomo, sia esso in Italia o all’estero ed è revocata nel caso venissero meno le condizioni per la sua concessione.

In relazione alla parte di quesito formulato, circa gli importi spettanti (TfS – Liquidazione Fondo Assistenza e Fondo Previdenza), a seguito di un’eventuale riforma, si ritiene che, tendenzialmente, i conteggi prospettati siano congrui ad eccezione della somma ipotizzata a titolo di TFS, atteso che:
1.Il Trattamento di Fine Servizio (TFS) è pari all’incirca ad una mensilità netta per ogni anno di servizio prestato o riscattato, (nel caso in esame anni 20 + 1 + 4) decurtata di alcune voci che non rientrano nel conteggio. Nel caso in esame, nonostante l’incompletezza di ulteriori dati necessari per effettuare un conteggio attendibile, la somma di 32.000 mila euro appare frutto di un conteggio troppo prudenziale ed approssimativo, quindi non congruo.
2.la liquidazione da parte del Fondo Assistenza dei Finanzieri é pari a circa 220 euro lordi per ogni anno di servizio prestato, a prescindere dal grado rivestito;
3.la liquidazione da parte del Fondo Previdenza – al quale sono iscritti d’ufficio tutti gli appartenenti al ruolo ISAF ed ai quali viene operata una trattenuta mensile obbligatoria, variabile in base al grado rivestito – per un maresciallo capo con un’anzianità d’iscrizione di circa vent’anni, si attesta all’incirca attorno ai seimila euro complessivi;

Se l’interessato cessa dal servizio per riforma non dipendente da causa di servizio, la pensione ordinaria spetta qualora il dipendente abbia maturato 15 anni di servizio utile di cui almeno 12 di servizio effettivo. L’importo della pensione è commisurato all’anzianità contributiva maturata dal militare (art. 52, primo comma, del D.P.R. 1092/1973).

Se il militare cessa dal servizio per infermità non dipendente da causa di servizio e viene giudicato in stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa, la pensione di inabilità spetta se in possesso di un’anzianità contributiva minima di cinque anni, di cui almeno tre nel quinquennio precedente la decorrenza della pensione.

Per la concessione della pensione di inabilità è prevista la presentazione di una specifica domanda da parte dell’interessato (art. 2, comma 12, della L. 335/1995).

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