Quesito in materia di obblighi connessi allo stato di malattia da parte del dipendente della GDF

Un nostro lettore ci ha rivolto il seguente quesito:

QUESITO:

“Sono un appartenente alla GdF e vorrei rivolgervi alcuni quesiti sulla normativa che disciplina le assenze per malattia e l’obbligo di reperibilità presso la mia abitazione.

In particolar modo vorrei sapere se durante le fasce di reperibilità posso assentarmi dal mio domicilio, se sono tenuto a comunicarlo al Comando di appartenenza e se il datore di lavoro può mandarmi due volte la visita fiscale.

RISPOSTA:

Con l’entrata in vigore del D.L. 6 luglio 2011, n. 98 “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria” convertito nella legge n. 111 del 15 luglio 2011 è stato previsto che la verifica della reperibilità del lavoratore da parte dell’Inps possa essere attivata dal primo giorno se l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative.

In altre parole, il datore di lavoro ha diritto/dovere di richiedere all’Inps o alle ASL il servizio di controllo dello stato di salute dei propri dipendenti mediante presentazione online della richiesta.

Le giornate precedenti o successive a quelle non lavorative sono da individuarsi non solo nelle giornate festive e nella domenica, ma anche nelle giornate di riposo infrasettimanale conseguenti all’effettuazione di turni o servizi, nonché in quelle di permesso o di licenza concesse.

Se nel passato, pertanto, la visita fiscale poteva essere richiesta per motivi di fattibilità solo un paio di giorni dopo la dichiarazione dello stato di malattia da parte del lavoratore, oggi, è attivabile immediatamente ed è, quindi, probabile che il lavoratore in malattia possa ricevere già nel primo giorno di assenza la visita fiscale.

Per quanto concerne le fasce di reperibilità, tutti i dipendenti pubblici devono essere reperibili 7 giorni su 7, compresi i giorni non lavorativi, festivi, prefestivi (ovviamente anche i weekend) nelle fasce 9-13 e 15-18. In tali orari i lavoratori statali e, quindi anche gli appartenenti al comparto difesa e sicurezza, sono tenuti a rimanere presso la residenza indicata nella documentazione medica attestante la malattia o comunicata al datore di lavoro e, qualora abbiano per inderogabili esigenze rientranti nelle cause di legittimazione dell’assenza dal proprio domicilio, la necessità di allontanarsi dalla propria abitazione nelle citate fasce di reperibilità prima di essere stati sottoposti a visita fiscale da parte del medico ASL, devono comunicarlo, a priori, al datore di lavoro.

Il dipendente assente per malattia può uscire di casa dopo la visita del medico fiscale, in quanto l’obbligo di reperibilità presso la propria abitazione vale solo fino a quando non sia stato accertato lo stato della patologia.

A precisarlo, infatti, è stata, già da tempo, la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n.21/2008 del 21 aprile 2008, Sezione giurisdizionale per la Regione del Trentino Alto-Adige.

Il caso riguardava proprio un lavoratore che era uscito dopo la visita fiscale e che era stato sanzionato dall’Inps, il quale riteneva di avere diritto a disporre di un ulteriore controllo medico dopo la prima visita fiscale.

Secondo la tesi sostenuta in giudizio dell’Ente previdenziale, infatti, il lavoratore in malattia, anche se debitamente accertata da un medico di controllo, sarebbe tenuto a rispettare, per tutta la durata della malattia, le fasce orarie di reperibilità per consentire accertamenti sul permanere delle sue condizioni patologiche. Tesi, questa, che è stata rigettata totalmente dalla Corte di Cassazione che invece ha affermato la piena facoltà del lavoratore assente dal lavoro per malattia, di poter disporre liberamente del proprio diritto al movimento, a patto, ovviamente, che il medico della ASL, deputato ad effettuare la visita fiscale, abbia già accertato lo stato della malattia dichiarata dal lavoratore, mediante la visita fiscale.

Secondo i magistrati della Suprema Corte, pertanto, la limitazione alla libertà di locomozione imposta dal regime delle cosiddette fasce orarie di reperibilità assume un carattere eccezionale e, quindi, non può travalicare i tempi necessari all’accertamento dello stato della malattia.

La Corte ha precisato, inoltre, che nelle volontà del legislatore ha interpretato, da un lato l’esigenza di salvaguardare la facoltà del datore di lavoro ad accertare tempestivamente lo stato della malattia, ma dall’altro anche quella di rendere meno gravose le limitazioni delle fasce orarie di reperibilità – prevedendo che il controllo dello stato di malattia del dipendente sia fatto nel più breve tempo possibile.

Ha ritenuto, inoltre, che non sempre uno stato patologico, che pur non rende idoneo il dipendente a determinati lavori, comporta – inevitabilmente – che per tutto il decorso della malattia lo stesso rimanga nel suo domicilio o non svolga altre attività ludiche o del tempo libero compatibili con lo stato patologico, ad esempio una passeggiata in un parco.

La visita fiscale al lavoratore malato, infatti, ha il solo fine di accertare l’esistenza o lo stato della patologia dichiarata dal dipendente e certificata dal medico di base e non certo quello di controllare se il dipendente permanga nel proprio domicilio.

L’essenziale, ovviamente, e che non svolga assolutamente altre attività lavorative, anche se gratuite e nella propria sfera familiare, ludiche o sportive non compatibili con il proprio stato di salute.

La visita fiscale può essere disposta nuovamente dal datore di lavoro durante il periodo di malattia, in caso di prolungamento, ma solo per i periodi successivi al primo.

Il regime delle esenzioni, infatti, prevede tassativamente l’esclusione dal vincolo di reperibilità, per i dipendenti che sono costretti ad assentarsi per malattie di una certa entità per le quali necessitano cure salvavita o chemioterapiche, infortuni sul lavoro, stati morbosi o patologie inerenti la circostanza di menomazione riconosciute dipendenti da causa di servizio, gestazione a rischio e, infine, nei confronti di coloro ai quali sia stata già effettuata la visita fiscale (per il periodo di prognosi indicato nel certificato).

Qualora il medico ASL si reca al domicilio del dipendente per accertare lo stato di malattia del lavoratore e citofoni durante gli orari delle visite fiscali ma nessuno risponde, perché il citofono o il campanello è rotto o perché il dipendente ancora dorme o perché è fuori in giardino (TAR Lombardia 17.11.1997 n. 1946), la mancata risposta viene considerata come assenza ingiustificata dal domicilio.

La Corte di Cassazione con sentenza del 23.7.1998, invece, ha legittimato e ritenuta giustificata l’assenza del dipendente dal proprio domicilio per sottoporsi a trattamenti fisioterapici, cure e visite mediche specialistiche ed analisi, ma con l’accezione che l’assenza è da ritenersi giustificata solo laddove il dipendente fornisca la prova dell’impossibilità, se non a prezzo di gravi sacrifici, di effettuare le cure al fuori delle suddette fasce.

La Corte di Cassazione con sentenza in data 4.3.1996 ha affermato, inoltre, che deve considerarsi giustificata l’assenza al domicilio durante le fasce di reperibilità dovuta alla necessità di recarsi dal proprio medico curante per l’insorgere di accertamenti urgenti non differibili.

Ovviamente, in tal caso, il dipendente dovrà produrre al datore di lavoro, un’idonea attestazione medica comprensiva dell’orario della visita.

Una recente sentenza del Consiglio di Stato, la 3142/2002 ha stabilito che il dipendente assente per malattia che non si fa trovare a casa dal medico fiscale non è sanzionabile disciplinarmente, sempre che l’assenza da casa sia dovuta a causa di forza maggiore, oppure alla necessità di sottoporsi a visite mediche non differibili in orario coincidente con le fasce di reperibilità.

La Corte di Cassazione, peraltro, con sentenza del 02.6.1998 ha affermato che in caso di malattia dovuta ad infortunio sul lavoro o a malattia riconosciuta come dipendente da causa di servizio, il dipendente pubblico non ha l’obbligo di rispettare le fasce orarie di reperibilità.

L’assenza dal domicilio durante la visita fiscale di controllo deve considerarsi ingiustificata se il dipendente abbia cambiato domicilio o si sia allontanato dallo stesso senza informare l’amministrazione. (TAR Abruzzo 7.2.1997 n. 56) (Corte di Cassazione con sentenza del 1996).

Nel caso in cui il dipendente risultato assente alla visita domiciliare di controllo e si sottoponga successivamente a visita fiscale ambulatoriale presso la ASL – senza giustificare l’assenza dal proprio domicilio, accertata dal medico fiscale precedentemente – verrà – in ogni caso – considerato come assente ingiustificato dal proprio domicilio nelle fasce di reperibilità, anche se gli verrà confermata la diagnosi e la prognosi certificata.

La visita ambulatoriale presso la ASL, infatti, non ha lo scopo di sanare l’assenza dal domicilio, ma solo quello di certificare l’effettività della malattia e di valutarne la durata. (Corte di Cassazione sentenza del 14.9.1993).

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