Pensioni, Inps: ‘In comparto difesa il 90% è doppio rispetto a contributi pagati’. Fatto quotidiano.

30 Maggio 2015

Non si può ignorare che le forze di polizia, così come le forze armate, non possono  essere superficialmente equiparate alle altre pubbliche amministrazioni, tutte con ordinamenti tra che tra l’altro consentono la tutela sindacale dei propri dipendenti, compreso il diritto allo sciopero, precluso sia alle forze di polizia che alle FF.AA.. Detto questo, appare singolare che si vadano a “censurare” le pensioni dei lavoratori in divisa, senza pensare al fatto che sono proprio loro a turelare l’ordine e la sicurezza pubblica. Senza falsa retorica poi, ricordo anche che succede che si spendano lacrime amare quando un soldato italiano inviato per “MISSIONI DI PACE”  torna nel proprio Paese in una bara avvolta dal tricolore.

Credo quindi che dall’articolo non emerga con chiarezza cosa rappresentino le forze di polizia per questo Paese e come queste operino per la nostra sicurezza e per quella dei nostri figli. Proprio per la delicatezza dei compiti affidati ritengo sia errato lasciare intendere che ci siano privilegi e che si tratti, invece, di un giusto ricambio generazionale per il bene di tutti i cittadini.

COMMENTO di Daniele DI CHIO Delegato della Rappresentanza Militare.

Dal dossier sui trattamenti previdenziali di vigili del fuoco, corpi di polizia, forze armate e carriera prefettizia e penitenziaria emerge che possono lasciare il lavoro a un’età inferiore rispetto al resto degli statali. I militari hanno anche il privilegio dell’ausiliaria, un’indennità ulteriore versata a chi è disponibile a essere richiamato in servizio nei successivi cinque anni

Nove pensionati su dieci, tra ex carabinieri, poliziotti, vigili,finanzieri, forestali, prefetti e uomini dell’esercito, ricevono assegni di importo quasi doppio rispetto a quello giustificato daicontributi versati. Ricalcolando i loro trattamenti con il metodo contributivo, il 90% subirebbe una decurtazione tra il 40 e il 60%. A rivelarlo è un dossier dell’Inps sulle pensioni del personale del comparto Difesa, sicurezza e soccorso pubblico, diffuso nell’ambito dell’operazione trasparenza lanciata dal presidente Tito Boeri. Il focus riguarda vigili del fuoco, corpi di polizia, forze armate e carriera prefettizia e penitenziaria, per un totale di 536mila iscritti alla Cassa trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato. E mette in evidenza che i lavoratori di quei settori maturano il diritto alla pensione a 57 anni e tre mesi con 35 anni di contributi versati e quanti, al 31 dicembre 2011, avevano già raggiunto la massima anzianità contributiva prevista possono lasciare il lavoro a 53 anni e tre mesi.

I lavoratori del comparto sicurezza inoltre hanno diritto, in relazione alla natura del lavoro svolto, a maggiorazioni che consentono di accedere alla pensione più rapidamente. Le maggiorazioni sono previste per esempio per chi presta servizio al confine, in volo o svolge “impieghi operativi”. Dal 1° gennaio 1998 l’accredito di queste maggiorazioni è stato comunque limitato a un massimo totale di cinque anni.

E’ invece riservato solo al personale militare (comprese le Fiamme Gialle) il privilegio della “pensione ausiliaria“: in pratica si tratta della possibilità di passare dal servizio attivo alla pensione ma con la disponibilità al richiamo in servizio per un periodo massimo di 5 anni in caso di straordinarie necessità di difesa. Chi sceglie questa opzione ha diritto, oltre che al normale assegno, anche a un’indennità annua lorda pari al 50% della differenza tra il trattamento di quiescenza e lo stipendio che spetta “al pari grado in servizio, dello stesso ruolo e con anzianità di servizio corrispondente, a quella posseduta dal militare all’atto del collocamento in ausiliaria”. Per quanti hanno colto l’occasione entro il 31 dicembre 2014 la percentuale dell’indennità sale al 70%. Non basta: al termine del periodo, la pensione viene calcolata considerando come retribuzioni anche quanto percepito come ausiliaria. Il risultato è che il trattamento pensionistico risulta ulteriormente gonfiato.

Infine c’è anche la “pensione privilegiata“, abrogata per il personale civile nel 2011 ma rimasta in vigore per quello militare e delle forze di polizia. A percepirla sono tutti coloro a cui è stata riconosciuta un’infermità contratta in servizio. L’importo è pari alla pensione ordinaria incrementata di un decimo.

Dallo studio emerge poi un deficit di trasparenza: l’Inps spiega come la cassa sia gestita in maniera unitaria, senza un’evidenza contabile separata per categorie di iscritti pensionati. “Pertanto, non è possibile esporre alcun dato sulla situazione economica e patrimoniale del solo comparto Difesa, Sicurezza e soccorso pubblico”. Non è dato dunque sapere se la gestione presenti un disavanzo, come nel caso dei Fondi riservati a ferrovieripersonale delle aziende dell’energia elettrica e telefonici.