Nonostante una giurisprudenza consolidata, esistono ancora Amministrazioni della giustizia che negano la corresponsione dell’indennità giudiziaria. Di Eliseo Taverna, Daniele Tisci ed Emiliano Rossi.

Nonostante una giurisprudenza consolidata, esistono ancora Amministrazioni della giustizia che negano la corresponsione dell’indennità giudiziaria. Di Eliseo Taverna, Daniele Tisci ed Emiliano Rossi.

Il gioco è quello di sempre, al quale la storia volenti o nolenti ci ha fatto abituare. Nonostante le norme siano chiare e la giurisprudenza consolidata, le Amministrazioni, con abili alchimie burocratiche, evitano di corrispondere qualche indennità al personale. Tanto, poi, se non si ritiene soddisfatto può sempre rivolgersi ad un Giudice, con la speranza di vedersi riconosciuto il maltolto, dopo anni ed anni di attese.

Questa volta, però, le resistenze non arrivano dalla nostra Amministrazione, che su questa tematica (almeno per quanto ci risulta) è pienamente concorde con i ricorrenti, ma arrivano proprio da quegli apparati che dovrebbero, per loro natura, garantire la giustizia (magistrature ordinarie e speciali) presso le quali il personale è distaccato o comandato.

La cosiddetta indennità giudiziaria venne introdotta dall’ art. 3 della Legge 27/81, a favore dei magistrati e successivamente, questo specifico emolumento, venne attribuito dagli articoli 1 e 3 della Legge 221/88 anche al personale dirigente ed equiparato del settore giudiziario, al personale appartenente alle qualifiche funzionali delle cancellerie e delle segreterie giudiziarie, nonché a quello previsto dalle leggi 1206/62 e 862/82 (Personale dell’Ufficio Traduzioni e degli Archivi Notarili).

A seguire, l’articolo 1 della legge 51/89, estese il beneficio economico anche al personale amministrativo delle magistrature speciali (Consiglio di Stato,Tribunali Amministrativi Regionali, Corte dei Conti, Avvocatura dello Stato e Tribunali militari, nonché al personale civile dell’Amministrazione della difesa, inquadrato nella IV e V qualifica funzionale e distaccato temporaneamente, in attesa dell’istituzione di appositi ruoli organici, a prestare servizio presso gli uffici della giustizia militare).

Nel corso degli anni, in occasione della rivisitazione del CCNL per il comparto ministeri, l’indennità giudiziaria subì una trasformazione e venne fatta confluire nell’indennità amministrativa.

C’è da evidenziare, cosi come è stato nel tempo chiarito dalla giurisprudenza di merito, che l’indennità in questione – benché letteralmente volta ad indennizzare il personale delle cancellerie e segreterie per il servizio particolarmente intenso, prestato per l’ordinato funzionamento degli uffici giudiziari – compete in realtà a tutto il personale che assicuri in concreto l’indicata funzione, indipendentemente dalla sua appartenenza ai ruoli dell’Amministrazione giudiziaria. (C.d.S., sez. IV, 2.9.1992 n. 714; 30.3.1994 n. 307 e 495/96).

In effetti, per quanto concerne le esclusioni, tale norma si limita soltanto a sancire l’inapplicabilità, in via analogica, del beneficio in esame al personale diverso da quello espressamente contemplato, valorizzando, pertanto, proprio il rapporto funzionale in luogo dello stato di dipendenza organica del dipendente ed ammettendo, quindi, che l’unico requisito necessario per la spettanza dell’indennità in parola è esclusivamente lo svolgimento della prestazione lavorativa presso gli uffici delle varie magistrature a prescindere dalla natura del rapporto stesso. (C.d.S., sez. IV, 9.1.2001 n. 42).

La giurisprudenza di merito è ormai orientata, infatti, nel ritenere che a nulla rilevi la tipologia del rapporto d’impiego o la posizione per effetto della quale il dipendente svolga la prestazione (distacco, comando, ecc.), né tantomeno, la pregiudiziale di appartenenza ai ruoli dell’Amministrazione giudiziaria.

Ne discende, quindi, che il requisito essenziale risiede, esclusivamente, nel mero svolgimento dell’ attività lavorativa di supporto alle funzioni giurisdizionali, presso gli uffici delle varie magistrature (CDS 2119/06-3404/07-4852/07-714/92-307/94-495795).

Il riconoscimento di tale diritto, peraltro, non é precluso dal divieto di cumulo di cui all’art. 3 comma 63 della L.57/93, né dalla percezione dell’indennità pensionabile, attribuita ai sensi dell’art 43 della L 121/81, atteso che quest’ultimo emolumento non ha carattere accessorio e non è inquadrabile tra le indennità, essendo parte integrante della retribuzione.

In alcuni casi sono state addotte, dalle strutture giudiziarie che usufruiscono delle prestazioni del personale, giustificazioni evidentemente carenti, in quanto hanno opposto, quale motivo del diniego, la mancata opzione prevista dall’art. 3 comma 63 della Legge 537 del 93 “Interventi correttivi di finanza Pubblica”, da parte dell’interessato, che in tal modo ha scelto di farsi corrispondere le indennità accessorie dall’Amministrazione di appartenenza.

I pubblici dipendenti, infatti, in base a tale norma, che si trovino in posizione di comando, di fuori ruolo o in altre analoghe posizioni non possono cumulare indennità, compensi o emolumenti, comunque denominati, anche se pensionabili, corrisposti dall’Amministrazione di appartenenza, con altri analoghi trattamenti economici accessori previsti da specifiche disposizioni di legge a favore del personale dell’amministrazione presso la quale i predetti pubblici dipendenti prestano servizio.

Una motivazione ostativa, quella paventata, non certamente condivisibile, atteso che l’opzione ha esclusivamente il duplice fine di mettere il dipendente nelle condizioni di scegliere da quale delle due Amministrazione farsi corrispondere le indennità accessorie spettanti – anche in base ad una convenienza economica – ed evitare che il dipendente percepisca due volte la stessa indennità ed esponga la pubblica amministrazione ad un danno erariale.

Una ipotesi, in questo caso, che non può assolutamente concretizzarsi, in quanto l’indennità giudiziaria/amministrativa, come già esplicato, è un’indennità “tipica delle funzioni giudiziarie” attribuibile solo a coloro che svolgono, a prescindere dal titolo e dalla tipologia del rapporto di lavoro, attività a supporto delle funzioni giudiziarie.

La stessa, peraltro, non si rinviene – nemmeno per analogia – nel contratto di lavoro per il personale della Guardia di Finanza.

Un obbligo, pertanto, quello di corrispondere l’indennità che incombe esclusivamente sull’organo di giustizia presso il quale il nostro personale presta servizio, ma che non sempre e non da tutte le strutture giudiziarie viene adempiuto, con buona pace degli aventi diritto.

A questo punto non rimane altro che aspettare le decisioni del Giudice Amministrativo, al quale gli aventi titolo non potranno far altro che rivolgersi, per vedersi riconosciuto quel giusto diritto che qualcuno ha inteso, inspiegabilmente, negare.

                                                                                     *Delegati Co.Ce.R. Guardia di Finanza

* *Delegato Co.Ba.R. del Comando Tutela Finanza Pubblica