Questo non è un lavoro per vecchi. Tratto da Repubblica.it

Riportiamo, qui di seguito, uno stralcio di un interessante articolo dal titolo ” Questo non è un lavoro per vecchi”, tratto da Repubblica.it, di  Michele Bocci, Alberto Custodero e Salvo Intravaia (Video Giorgio Ruta) nella parte in cui il giornalista Alberto Custodero  descrive la particolare gravosità del lavoro svolto dagli appartenenti alle Forze di Polizia.

Sicurezza Cum Grano Salis

Professori sempre più stanchi e stressati protagonisti di episodi di bullismo alla rovescia; infermieri anziani costretti a turni di notte che sperano di ottenere l’inidoneità ai servizi più pesanti; poliziotti che dovrebbero correre dietro ai ladri pur avendo superato i 60. Sono alcune delle paradossali conseguenze dell’innalzamento dell’età pensionabile e del blocco del turnover nella pubblica amministrazione, un settore dove ormai solo il 3% dei lavoratori ha meno di 30 anni.

Per leggere l’articolo integrale e vedere il video:

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/03/28/news/non_ho_piu_l_eta_per_fare_questo_lavoro_-134477960/?ref=HREC1-7

“Pattugliare le strade a 60 anni non è cosa”
di ALBERTO CUSTODERO

ROMA – Agenti coi capelli bianchi. E stressati. L’età media degli ufficiali tra le forze dell’ordine è di 53 anni, quella tra i sottufficiali di 46. “Il ricambio generazionale – dice Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap – è stato interrotto da quella oscena norma voluta tra il 2008 e il 2009 dal governo di centrodestra Berlusconi, ministro dell’Interno il leghista Maroni, che aveva bloccato il turnover al 20 per cento: ogni cento che uscivano, solo 20 entravano”.
Gli ispettori hanno un’età media tra 56 e 58 anni, 43 mila assistenti capo, la gran parte impegnata in reparti operativi, sono tra i 54 55 anni. Una norma del Contratto nazionale del lavoro prevede che gli ultracinquantenni, nel comparto sicurezza, non siano più adibiti a compiti operativi. “La realtà è drammatica – aggiunge Tiani – personale alle soglie dei 60 anni costretto a stare sulle pattuglie in strada. Colleghi con più di trent’anni di servizio sottoposti al turno conosciuto come ‘h 24’, che è massacrante perché ti sfasa il metabolismo. L’orario ruota così: dalle 19 alle 24 il primo giorno, dalle 13 alle 19 il secondo, dalle 7 alle 13 il terzo. E poi la notte da mezzanotte alle 7. Faticosissimo recuperare, impossibile avere una vita privata. Si regge quando si è giovani. A una certa età è facile crollare”.

 Il problema dell’invecchiamento è molto sentito anche tra i dirigenti. Lorena La Spina, segretario nazionale dei Funzionari (Anfp), spiega: “Il problema dell’età media molto elevata (circa 47 anni) nella Polizia di Stato è fortemente avvertito anche dalla categoria dei funzionari. A causa di scelte errate del passato, c’è stata una forte limitazione delle possibilità di progressione interna. E ora l’età media di accesso alla dirigenza è di circa 49 anni, con oltre vent’anni di servizio”. Ma, osserva la segretaria Anfp, “il 55% circa dei funzionari non ci arriverà mai, a causa dell’esiguo numero di posti disponibili”. L’età media cresce, e crescono i carichi di lavoro. “Anche ad oltre cinquant’anni di età – continua La Spina – siamo chiamati a gestire i più delicati e complessi servizi di controllo del territorio e di ordine pubblico, garantendo una costante reperibilità ed assumendo decisioni essenziali per la sicurezza personale e collettiva, spesso in pochi minuti”.
Eccesso di stress e sindrome di burnout, nel mondo delle divise, vanno di pari passo. “È un fenomeno – sottolinea ancora Tiani – che non riguarda certo tutti i centomila poliziotti, però esiste. Ci sono mansioni che creano forti impatti emotivi sugli operatori. Gli agenti della stradale si trovano di continuo a vedere corpi straziati degli incidenti. I colleghi della polizia ferroviaria vivono un incubo analogo durante il rilevamento dei suicidi sotto i treni. Gli uomini delle Volanti e delle Squadre Mobili sono sempre in contatto con morti ammazzati. Particolarmente esposti quelli che lavorano nelle zone di mafia dove periodicamente ci sono stragi di camorra, di mafia e di ‘ndrangheta con centinaia di morti all’anno”.
Tra chi soffre perché somatizza le sofferenze cui si viene a contatto durante il lavoro ci sono gli agenti che lavorano nelle cosiddette “fasce deboli”, ruoli di grande responsabilità spesso sottovalutati. “Sono donne e uomini – ricorda Tiani – che lavorano per anni e anni a negli uffici dei Tribunali dei Minori, accanto a drammi familiari, a minori e donne vittime di violenze. Impossibile operare con un pieno distacco, e quelle indagini finiscono per lasciare un segno indelebile negli animi di chi indaga”.
C’è, poi, da alcuni anni, una nuova realtà a creare stress emotivi non indifferenti. “Pensate – osserva il segretario del Siap – a quegli agenti che per tutto l’anno sono addetti sulle coste al primo intervento durante gli sbarchi. Si trovano a raccogliere immigrati morti o semimorti sulla battigia delle nostre spiagge, assisterli nei Centri di identificazione ed espulsione, che non sono certo degli alberghi, ascoltare le loro drammatiche storie: per quanto puoi esser duro di cuore, alla fine ti stringe il cuore. E ti logora”.