“Nervi tesi”. Di Daniele Di Chio* e Fulvio Toigo**.

Nervi tesi, così possiamo definire come oggi vivono molti uomini come noi, cittadini militari, che indossano le Fiamme Gialle e stanno vivendo forse il più brutto e critico periodo che la storia della Guardia di Finanza possa ricordare.

La totale confusione, certamente alimentata dagli scandali interni e dai progetti politici di riforme istituzionali che coinvolgono anche le Forze dell’ordine, ci propone un futuro incerto. Le notizie riguardano progetti di legge e propositi governativi variegati, che spaziano dalla fantascienza al realismo ma, in fondo, confermano quello che noi sosteniamo: la Guardia di Finanza deve cambiare!

I militari assistono impotenti alle evoluzioni quotidiane, le soffrono direttamente, in prima persona. Nelle caserme il clima sta diventando sempre più teso, poco sereno anche perchè, oltre alla crisi i militari, proprio per la peculiarità del loro impiego, sono vittime direttamente colpite dai “nervi tesi”.

Il termometro di questo clima è certamente la Rappresentanza militare, la quale visitando le caserme e ascoltando i colleghi rappresentati, ne trae un quadro preoccupante. L’eccessivo carico emotivo del momento storico provoca isterismi sia dall’alto che dal basso e spesso l’azione di comando viene condizionata dai nervi tesi; la mancanza di dialogo tra comandanti e collaboratori ne è la prima conseguenza ed è stata segnalata più volte. Accade che la gestione sia compiuta attraverso azioni di comando senza nessuna possibilità di replica o condivisione, come regolamento militare impone, ma che il buon senso non suggerisce. Questo succede spesso per questioni amministrative e quindi non legate alle operazioni ma con importanti riflessi sul trattamento economico. Ovviamente e per fortuna, non è così dappertutto, ma dove questo stato di cose c’è, si assiste ad un braccio di ferro e ad una guerra psicologica che non fa bene né al comandante né al collaboratore e si ripercuote sempre lungo la catena di comando, colpendo maggiormente i gradi più bassi.

Tra le principali cause di questo stato di cose vi è sicuramente l’innalzamento dell’età media dei militari che, con l’innalzamento dell’età pensionabile e il mancato ricambio generazionale, si ritrovano ultracinquantenni a svolgere servizi che anni fa svolgevano da ventenni. Anagraficamente opposto, invece, il problema dei giovani ufficiali che si trovano, ventenni o poco più, a portare avanti un reparto, oberato dagli obbiettivi e spesso formato da militari che potrebbero benissimo essere un loro padre. Si trovano quindi, giovani ed inesperti, a dover fronteggiare problematiche che, malgrado la buona volontà, non possono comprendere e tantomeno risolvere, senza considerare che la giovane età e l’irruenza che la caratterizza, non di rado li aggrava notevolmente.

Di fatto è uno scontro generazionale, che esisteva anche tanti anni fa, quando l’anzianità, alimentata dalla continua trasfusione di nuove leve, permetteva di demandare le più scomode e fisicamente faticose attività lavorative ai più giovani. Inoltre, il comandante attingendo esperienza e consigli utili dal militare anziano, valorizzava l’esperienza generando la serenità necessaria per continuare ad impegnarsi nel servizio anche dopo 20/25 anni di lavoro. Oltre a questo, per un comandante era più facile comandare avendo a disposizione una squadra mista, formata da anziani esperti e da giovani carichi di entusiasmo.

I vertici del Corpo tutto questo l’hanno compreso e lo dimostrano le lettere che il Comandante Generale, i Comandanti Interregionali e Regionali hanno prodotto. Tali lettere insistono sul benessere ed evidenziano la necessità del dialogo con il personale al fine di migliorare il perseguimento degli obiettivi istituzionali, perchè l’azione di comando secca, fredda, sterile e senza una spiegazione crea più svantaggi che vantaggi.

Laddove queste direttive non vengono applicate si logora lentamente lo Spirito di Corpo che da sempre è stato il nostro collante e pilastro fondamentale.

La funzione della Rappresentanza Militare è quella di fornire alla linea di comando la collaborazione necessaria per gestire al meglio il personale. Invece, purtroppo, accade anche che la stessa, solo per le segnalazioni di criticità, venga erroneamente considerata di intralcio all’azione di comando.

Queste problematiche, creano una miscela esplosiva che viene percepita in quasi tutte le caserme, ed ecco che i ”NERVI TESI” si avvertono in modo evidente e marcato.

Questa analisi è fatta da chi ha la giusta esperienza, anche ultratrentennale, ed ha vissuto una evoluzione naturale (in crescita positiva) del Corpo, che però ultimamente sta regredendo proprio a causa dei motivi elencati. La SS.GG. dovrà per forza di cose imporre in modo più deciso l’applicazione di quanto dispone, mettendo in atto, nei confronti di chi non ha ancora compreso che con i collaboratori ci si confronta e si discute, una incisiva azione di persuasione, attraverso la verifica ed il controllo dell’azione di comando. Per un Corpo efficiente, coeso e collaborativo c’è bisogno di questo, altrimenti assisteremo ai ”NERVI TESI” che si ripercuotono anche sulle famiglie, con conseguenze catastrofiche anche a livello sociale; i dati sugli accasermamenti e sui finanziamenti richiesti a causa delle separazioni coniugali già lo dimostrano.

Altri dati allarmanti sono quelli relativi all’aumento esponenziale del numero di militari che si rivolgono allo psicologo convenzionato. Inoltre, il fatto che alcuni Comandi abbiano chiesto ulteriori fondi per potenziare il servizio, dimostra da una parte l’attenzione verso il problema e dall’altra che le dimensioni dello stesso, forse sono state sino ad oggi sottovalutate.

Tutto ciò sembra una analisi scontata, banale, ma non lo è affatto, perché i fatti degli ultimi giorni dimostrano proprio questo: un Corpo debole, scollato, macchiato dagli scandali e logorato dalle lotte interne di potere.

Se vogliamo che la Guardia di Finanza resti dov’è, riformata si, ma dov’è, si cominci ad infondere nuova fiducia agli appartenenti e ad alimentare quello spirito di Corpo che non viene di certo favorito attraverso azioni di comando tendenti solo al raggiungimento di obiettivi personali, perchè oggi il militare non è più un semplice sottordine con scarsa cultura che obbedisce senza batter ciglio, ma è diventato “un collaboratore” preparato, specializzato aperto ad una cultura europeista moderna e che ha bisogno di trovarsi di fronte qualcuno disposto al dialogo e non solo all’ordine militare.

* Delegato Co.Ba.R. Marche e delegato Co.I.R. dell’Italia Centro Settentrionale

** Delegato Co.Ba.R. Toscana e delegato Co.I.R. dell’Italia Centro Settentrionale