Lettera firmata da alcuni appartenenti al Corpo. Anzianità contro anzianità ed alla fine chi ne beneficia sono i giovani.

20 maggio 2015

Avere una certa anzianità di servizio, ad esempio trent’anni, ed ambire ad un trasferimento da un reparto del nord ad uno del sud ci sembra un’aspettativa legittima, così come ci sembra legittimo che il personale con un’analoga anzianità possa rivendicare il diritto di fare servizi meno gravosi, qualora nel reparto di appartenenza vi sia personale più giovane.

Solo qualora vi siano finanzieri più giovani, comunque, perché nel caso non vi siano, sembra altrettanto normale che nessuno possa sentirsi in diritto di rivendicare alcunché; si viene pagati e per questo, in caso di necessità, bisogna essere disponibili a svolgere qualsiasi incarico, anche se dovesse trattarsi di un servizio più gravoso, con turni notturni e festivi, se non altro per adempiere ai propri obblighi e corrispondere ad un dovere, anche morale, rispetto alla retribuzione che si percepisce.
Quello che tuttavia, non appare del tutto legittimo e, quindi, profondamente sbagliato, è la scelta di assegnare numerosi neo finanzieri nei reparti del sud solo perché quelli che ci sono rivendicano una certa anzianità di servizio e per questo mostrano la volontà di non voler ricoprire alcuni incarichi.
Per la Polizia di Stato, invece, disattendere le legittime aspettative di un trasferimento concernente un Agente o un Assistente di Polizia anziano sarebbe sbagliato e potrebbe generare un vero e proprio grattacapo; la 2^ Divisione – Sezione Trasferimenti del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, infatti, ha ritenuto di diramare una puntuale e precisa circolare che mira a ripianare gli organici e nel contempo a soddisfare le aspettative del personale più anziano, prima di assegnare i neo agenti ai reparti.

E’ loro convinzione che si tratti di una scelta corretta o sono indotti a farlo dalle politiche sindacali alle quali ormai sono abituati?
Probabilmente è la presenza di un buon sistema sindacale che induce la Direzione Generale per le Risorse Umane, del medesimo dipartimento, a lavorare in piena sintonia con esso, prevenendo ed evitando di disattendere aspettative e diritti di coloro che sono inseriti, anche da lungo tempo, nelle relative graduatorie.

Sono tutte ipotesi legittime, ma le soluzioni portano entrambe allo stesso risultato: trasferire in base all’anzianità, senza alcuna possibilità di appello per i più giovani.
Molti finanzieri, invece, si pongono nuovamente in questi giorni l’interrogativo – dopo aver appreso per l’ennesima volta, (in alcuni casi la quinta, in altri l’ottava) che gli è stata respinta la propria domanda di trasferimento per le stesse ed identiche motivazioni di sempre, che reciterebbero : “Le domande dei seguenti Ispettori/Appuntati e Finanzieri non sono accolte ostandovi esigenze organiche e di servizio”, su quali siano le ragioni di tali scelte che appaiono irrazionali e foriere di forti malcontenti.
Tutto avrebbe un senso se effettivamente la richiesta dei reparti fosse motivo ostativo per la “non disponibilità di posti nel medesimo grado e/o ruolo”, ma quando poi, tra pochi mesi, “nuove leve” lascieranno le scuole di istruzione per essere destinate ai reparti territoriali, così come ormai avviene da anni, beh qui le cose cambiano, si complicano notevolmente e la rabbia ed il malcontento si trasformano in una vera indignazione.
Cambiano le cose e scatta l’indignazione perché loro, quelli trasferiti, sono giovani, mentre chi da tempo aspira a raggiungere la propria terra, loro no non lo sono più; secondo l’Amministrazione, infatti, non possono essere trasferiti perché sono “vecchi” per quei reparti del sud, ma paradossalmente non lo sono altrove, nei reparti del nord dove, a causa di queste logiche, continueranno a prestare servizio ancora per diversi anni, con buona pace delle loro aspettative.
La Polizia di Stato, come si evince, mette in campo qualsiasi iniziativa per manifestare i propri interessi, ispirati a principi di efficienza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, ma lo fa nel rispetto dei diritti dei propri dipendenti, mentre altri, su quest’ultimo aspetto, fanno l’esatto opposto.
La scelta di pubblicare, infatti, una circolare telegrafica per movimentare chi lo volesse, ancor prima dell’immissione in ruolo di un nuovo corso di agenti di P.S. dà la misura dell’importanza che viene riservata alle risorse umane.
Sono anni, invece, che nel Corpo vengono movimentate pochissime persone con il piano degli impieghi centralizzato, per poi trasferire negli stessi e medesimi reparti i neo finanzieri che escono dai reparti di formazione. Questo in Polizia non succede e ciò appare del tutto normale.

Ed a nulla serve il fatto di dire che la scelta di inviare personale giovane in questi reparti derivi dall’esigenza di svecchiare i reparti, perché la Polizia si trova nelle medesime condizioni, con la differenza che i loro servizi sono di gran lunga più gravosi dei nostri e vengono anch’essi espletati da personale con una anzianità di servizio ed anagrafica non certo minore di quella del personale del Corpo.

Ad onor del vero, tuttavia, bisogna dire che le colpe non possono essere attribuite solo all’Amministrazione, che in questi casi sembra aver anche subìto la logica perversa di coloro che già trovandosi in questi reparti del sud hanno rivendicato anche una certa anzianità di servizio, facendo intendere, con una certa veemenza, di non essere disposti a svolgere determinati servizi ritenuti particolarmente gravosi.
Di conseguenza, l’Amministrazione, ha colto al balzo questo paventato malcontento, che non era solo dei finanzieri presunti anziani e che, paradossalmente già avevano trovato la soddisfazione di essere trasferiti nei luoghi di origine già da parecchi anni, ma anche dei comandanti che a volte si sono visti in difficoltà nel pianificare i servizi più gravosi, ed ha optato per una soluzione un po’ alla Ponzio Pilato.

In una delle tante Questure, la scelta di assegnare alla sezione anticrimine, diversi agenti provenienti da altri reparti, (per capirci coloro che garantiscono il servizio di volante nell’arco delle 24 ore) con un’anzianità di servizio vicina ai trent’anni e con un’età anagrafica che si affaccia ai cinquant’anni rientra nella piena normalità e questo deve far riflettere sulla diversa impostazione e sull’approccio che c’è verso certe tematiche.

In Polizia, pertanto, l’anzianità di servizio – quella vera – non viene messa in discussione, anche quando si tratta di trasferimenti.

La nostra Amministrazione, invece, ha pensato, con un sistema in vigore ormai da anni, di risolvere il problema ripianando gli organici di diversi reparti del sud Italia con i neo finanzieri, ma non ha valutato che in questo modo avrebbe danneggiato coloro che legittimamente, dopo tanti anni di servizio, ambivano ad essere trasferiti in quei reparti, dove “l’anzianità per ogni stagione”, quella però di coloro che la sbandierano ogni volta che ve ne è la necessità, per scegliersi a tutti i costi quale incarico ricoprire, anche quando prestano servizio nelle città d’origine e perfino quando non ce n’è la possibilità, sembra farla da padrone.

3 thoughts on “Lettera firmata da alcuni appartenenti al Corpo. Anzianità contro anzianità ed alla fine chi ne beneficia sono i giovani.

  1. Sull’argomento “dell’immobilità” del personale credo ci si sia molto da dire e forse ancora molto da fare. Lo spazio in questa sede è molto limitato e quindi mi soffermo solo su alcune considerazioni utili a indurre qualche riflessione. Le esigenze di “svecchiamento” sulla base delle quali l’Amministrazione sceglie, implicitamente o esplicitamente, di assegnare ai reparti del sud personale neo assunto piuttosto che personale con una certa anzianità di servizio andrebbero a mio pare contemperate con quelle del personale che aspira comprensibilmente a tornare nei propri luoghi di origine. Non credo infatti che gli effetti negativi di un invecchiamento medio strettamente legato a scelte governative debbano ricadere necessariamente sul personale. Le finalità istituzionali del Corpo credo che possano essere adeguatamente perseguite anche da personale con una certa anzianità di servizio, teoricamente in possesso anche di esperienze e qualità professionali di un certo spessore. Quand’anche la ragione dell’approccio seguito sino ad ora fosse quello di evitare un “flusso migratorio” dal nord al sud con effetti di “impoverimento” delle risorse umane dei reparti del settentrione, gli effetti potrebbero essere mitigati dall’assegnazione a quei reparti proprio del personale all’uscita dai corsi di formazione. Una qualche riflessione poi dovrebbe farsi in termini di costi/benefici, tenuto conto che le attuali procedure richiedono un rilevante impiego di risorse umane ed economiche che conducono però poi a movimentare un numero ristrettissimo di personale. In ultimo mi chiedo: come mai il personale dopo anni di servizio in una certa realtà territoriale chiede di tornare ai propri luoghi di origine? Ci sono ragioni economiche legate al costo della vita? Siamo tutti incapaci di integrarci? Siamo tutti masochisti e godiamo a crearci aspettative esagerate? Siamo vittime del nostro campanilismo e dell’incapacità di riconoscerci in una identità “nazionale” piuttosto che “regionale”? Quali che siano le ragioni di questa richiesta massiccia di avvicendamento verso i luoghi di origine, credo che l’unica risposta che non è giusto dare sia: “lasciate ogni speranza voi che entrate”.

  2. Bhe, certamente quello che hai detto Salvo, non può che essere vero e non per partito preso.
    Credo che l’articolo non faccia una piega.
    Pur mostrando verso l’amministrazione comprensione per le difficoltà nel gestire una così difficile problematica, non posso che mostrare invece perplessità su chi invece si ostina a non voler prendere in considerazione possibili soluzioni che arrivano anche da diverse fonti (Rappresentanze, articoli e/o ricorsi – disfida-fiamme-gialle-finanzieri). Credo che sia arrivata l’ora di cambiare e proprio a tal proposito, concedetemi di “lincare” un articolo pubblicato qualche tempo fa su sicurezzacgs che trattava appunto “l’Immobilità” del Personale” (https://www.sicurezzacgs.it/malessere-ed-immobilita-personale-gdf/#sthash.ios6MPD8.dpbs).
    BUONA PACE A TUTTI!!!

  3. In Polizia, l’anzianità di servizio (quella vera) non viene mai messa in discussione, il rispetto si vede anche quando si tratta di trasferimenti, e un modo, un bellissimo modo, per considerare chi serve quell’ amministrazione da più anni.
    Tutto questo sta minando in noi quello spirito di corpo, che molti anni fa credetemi esisteva, ora quasi del tutto assente, è che mi fa dire, è ci fa dire, anche se la smontano (la Guardia di Finanza) non mi dispiacerebbe, che peccato, quando mi sono arruolato io la Guardia di Finanza non l’avrei cambiata con nessun altro corpo, mi dicevano in Finanza quello che ti spetta ti danno ed era vero, ora mi rendo conto che non è più cosi e ne sono dispiaciuto.

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