Le sostanze psicoattive e le tossicodipendenze : il concetto di dipendenza fisica, psichica e sociale. (seconda parte) di Massimiliano Salce

Le sostanze psicoattive e le tossicodipendenze : il concetto di dipendenza fisica, psichica e sociale.

(seconda parte)

di Massimiliano Salce

Nel precedente intervento abbiamo trattato gli aspetti generali della materia.

Proseguiamo nell’analizzare detti aspetti, illustrando ora la dipendenza. E ciò è importante sempre per quel che abbiamo detto e cioè come gestire al meglio le drammatiche situazioni che mettono davanti l’operatore di polizia con la persona tossicodipendente.

Il concetto di dipendenza è un termine spesso abusato senza conoscerne esattamente il significato.

Se la tolleranza, nei suoi diversi aspetti ,  è la reazione biologica alla sostanza, è il contatto e le sue vicissitudini bio-isiologiche in termini di abituazione recettoriale dei neuroni (spesso erroneamente e popolarmente intendendo questa come dipendenza), la dipendenza è altro e  si suddivide in fisica e psichica.

Sfatiamo innanzi tutto una falsa credenza : non tutte le sostanze danno la dipendenza fisica. E sarà facilmente comprensibile se abbiamo chiaro cosa significhi dipendenza fisica. Sorprendente, no?

La dipendenza fisica è uno status dell’organismo. In particolare uno status non del soggetto persona ma delle cellule del  sistema nervoso centrale (cervello) che si trovano ad essere in una condizione di latente ipereccitabilità a seguito della pregressa  esposizione alla sostanza e di solito a seguito di una prolungata esposizione. Attenzione: ipereccitabilità non del soggetto ma delle cellule che sono così pronte ad una serie di reazioni. Come se fossero in attesa perenne. Pronte. All’erta continua. E se questa all’erta non viene soddisfatta iniziano una serie di avversità.

Per spiegare meglio l’ipereccitabilità entreremmo in un argomento che non è qui possibile spiegare essendo attinente ad altri aspetti e cioè quelli specialistici che non ci riguardano. Ci basterà sapere che i neuroni, le cellule componenti il nostro sistema nervoso cerebrale e periferico , operando appunto con dei neurotrasmettitori è, in sostanza, un apparato che può accendersi grazie ad essi , così come spegnersi; l’ipereccitabilità è dunque una condizione nella quale i recettori posti sui neuroni , sono in uno stato di richiesta continua del neurotrasmettitore che ha avuto la capacità di attivarli, accenderli, modificarli.  Potremmo dire che il neurone è diventato goloso di quella sostanza e per gli effetti che essa provoca in determinati circuiti cerebrali, effetti che poi vengono interpretati come piacevoli o spiacevoli dalla nostra coscienza. Od anche dalla nostra cultura .

Torno a chiedere scusa ad eventuali lettori dotati di preparazione scientifica.

Diventa ora comprensibilissimo cosa significhi astinenza. E cioè una condizione per la quale non arrivando la sostanza, il sistema inizia a creare problemi , inizia a protestare. E queste proteste sono di solito reazioni fisiche con svariatissimi tipi di malessere , malesseri che si attivano per reazione di aree del cervello e dell’organismo e in tanti modi. Provate a chiedere ai vostri amici dipendenti fisicamente dalla nicotina cosa possa significare trovarsi nel week end ed aver dimenticato di comprare le sigarette. Irrequietezza, nervosismo, ansia . Oppure chiedete a  chi si alza la mattina  e deve immediatamente prendere caffè ed accendere la prima sigaretta della giornata.  E cosa sono queste reazioni comportamentali ? Sono reazioni neuronali che arrivano da determinate aree cerebrali in crisi per assenza della sostanza.

La dipendenza fisica presenta le seguenti caratteristiche :

  • è sempre accompagnata dalla tolleranza ( e sappiamo cosa è dal precedente articolo) ;
  • nelle cellule che sviluppano la dipendenza, l’effetto che produce la sospensione della sostanza è di solito l’inverso di quella che si ha con assunzione della sostanza stessa ( se sono in astinenza da oppioidi evidentemente non sarò in uno stato di paradisiaco relax semi-estraniato dal mondo ma sarò in uno stato di ipereccitabilità somatico – cioè corporea –  e psichica);
  • è peculiare di poche droghe.

A cosa può servire saperlo per l’operatore di polizia ? Può servire perché un conto è il soggetto sotto l’effetto della droga ma un conto è anche il soggetto sotto gli effetti dell’astinenza. Chi sarà più gestibile o meno gestibile ? Dipenderà dagli effetti in corso ed assai variabili sia da sostanza a sostanza sia da una condizione all’altra. E’ opportuno ricordare che alcune fasi della assunzione o astinenza dalla sostanza possono comportare il rischio di decesso o di gravi complicanze fisiologiche.

Veniamo ora alla dipendenza psichica (detta anche craving) che a differenza di quella fisica è sempre presente ed è uno stato di disagio prodotto dalla acuta sottrazione della possibilità di usare la sostanza. Come è facile osservare qui siamo non in un campo biologico ma comportamentale e che può provocare seri problemi perché la persona , sotto questo disagio , può essere difficile da gestire in quanto scatta un meccanismo che non è solo fisiologico ( e a questo punto dovrebbe essere chiara a tutti la differenza ) ma di tipo relazionale esterno. Di attaccamento alla sostanza per una elaborazione mentale, di ripiegamento su essa per vari motivi inerenti l’esistenza del soggetto stesso. Tornando all’esempio della dipendenza da nicotina, ben sa il fumatore cosa significhi anche poter vedere il pacchetto di sigarette in casa sebbene quasi vuoto dal non vederlo per nulla e andare in uno stato di disagio psichico ancor prima che fisico  trovando il cassetto vuoto, senza il pacchetto che si credeva di avere.

La dipendenza psichica in realtà trova un suo substrato su di un circuito cerebrale aggiuntivo a quello stimolato in sé per sé dalla droga. Ciò vuol dire che se da un lato io ho un sistema che si attiva e dialoga tra sostanza e recettori specifici per quella sostanza, dall’altro ho un circuito  parallelo (dunque aggiuntivo) e valido per tutte le sostanze che è il circuito cerebrale della ricompensa. Descriverlo in questa sede farebbe perdere il filo del discorso. Diciamo che è quel circuito che funziona dalla notte dei tempi e che a seguito di una attività dona un senso di piacere , di ricompensa. Il circuito del soddisfacimento della fame risponde a questo sistema, così come quello del sesso. Cioè si aggiunge alla funzione fisiologica soddisfatta dall’esaudirla , una funzione ulteriore : di ricompensa. Di piacere. Di soddisfazione. Così da rendere piacevole la reiterazione del soddisfacimento fisiologico. E’ un meccanismo evolutosi probabilmente per mandare avanti la specie cui si appartiene.  E’ il circuito che mi dà la motivazione a svolgere una attività : ad esempio lo sport.  Questo circuito ci basterà sapere che è regolato da un insieme incredibile di strutture cerebrali ed è conosciuto come via dopaminergico mesolimbica: termine piuttosto misterioso che vuol dire semplicemente che un particolare neurotrasmettitore – dopamina – manda segnali lungo un asse dal mesencefalo al sistema limbico ( che detto in soldoni è la zona di elaborazione delle emozioni ) . Se ho necessità compulsiva di svolgere una attività sportiva e sto male se non posso farla, ho a che fare con una precedente ( e non solo ) attivazione di questo sistema. Molti sanno anche che determinate attività, specie sportive,  rilasciano oppioidi endogeni cioè molecole di struttura simile a quelle dell’oppio in natura e che ci danno un senso di benessere. Unite le due cose e capirete cosa significhi attivazione del circuito della ricompensa.

Infine abbiamo una dipendenza sociale che è data dalla influenza dell’ambiente sul consumatore. Non pensiamo solo ai quartieri degradati metropolitani, pensiamo anche a certi salotti d’affari ove si consuma cocaina o a vari paesini della nostra Italia dove l’abitudine al “bianchetto” mattutino non può essere disattesa pena l’emarginazione

Dovrebbe essere chiaro a questo punto, nella gestione della persona, che fa uso di sostanze che la stessa persona non ha un problema di assenza di principi morali o forza di volontà e che potrebbe quindi  smettere di usare droghe semplicemente scegliendo di cambiare il proprio comportamento. E questo è un principio che l’operatore di polizia dovrebbe sempre ricordare onde evitare purtroppo tristi degenerazioni operative e che vedono attualmente dei processi penali in corso che hanno rovinato di conseguenza parte dell’immagine dell’Istituzione di appartenenza degli operanti.

(Fine seconda parte,  segue : le singole sostanze)

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