La moglie dell’agente morto a Ventimiglia: «Diego era sempre dalla parte dei più deboli» tratto dal Corriere della Sera. Articolo di Giusi Fasano.

08 Agosto 2016

Danila Josefa parla del marito morto per un infarto mentre era in servizio al confine: «Quando mi hanno chiamato ho subito pensato che fosse successo qualcosa di brutto. Mio marito stava sempre dalla parte dei deboli, lui li avrebbe aiutati tutti»

Ci sono pensieri che arrivano prima delle parole. Presentimenti. «Quando Belen mi ha chiamato ho avuto un attimo di esitazione prima di rispondere. Ho pensato subito: è successo qualcosa di grave…» Danila Josefa sapeva che erano brutte notizie ancora prima che la voce preoccupata di sua figlia le dicesse «ci sono qui i colleghi di papà, vogliono parlare con te».

Gli occhi lucidi dei poliziotti

È rientrata a casa più in fretta che ha potuto e ancora una volta le parole non sono servite, le è bastato vedere gli occhi lucidi dei suoi amici poliziotti… Suo marito Diego Turra, agente del reparto mobile di Genova è morto stroncato da un infarto mentre i suoi colleghi erano alle prese con le operazioni per identificare i 13 ragazzi No borders fermati dopo i tafferugli con la polizia al confine con la Francia. Diego non ha avuto contatt i diretti con quei ragazzi, è sceso dal furgone per ultimo e senza dire una sola parola è crollato per terra. Inutili i tentativi di salvarlo.

La moglie Danila è convinta che il carico di lavoro e le tensioni dell’attività operativa lo abbiano sfinito fino all’infarto. Due anni fa, appunto, lei non avrebbe voluto quel che Diego aveva invece chiesto con insistenza, cioè lasciare il lavoro d’ufficio e tornare a uscire per servizio.

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http://www.corriere.it/cronache/16_agosto_08/moglie-dell-agente-643c789a-5cdf-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml?refresh_ce-cp

Commento di Daniele Di Chio*

Cosa dire? Quello che è accaduto al povero collega della Polizia di Stato è quello che può accadere ogni giorno ad ognuno di noi. L’età media degli appartenenti ai Corpi di Polizia è diventata ormai un vero e proprio problema, sia per gli stessi operatori che per i cittadini.

La moglie del povero Diego nelle sue parole ha fatto cenno a turni massacranti ed allo stato di necessità che aveva portato il marito a chiedere di tornare all’attività operativa per guadagnare qualche soldo in più.

E’ questa una condizione che vivono oggi molti appartenenti alle FF.PP. che devono affrontare impegni di servizio anche gravosi ed usuranti nonostante un’età anagrafica avanzata. Il tutto poi inasprito da una crisi economica che colpisce soprattutto coloro che, in qualità di mariti, mogli, padri e madri si vedono costretti a fare i conti con gli effetti di un blocco stipendiale quadriennale ed un blocco contrattuale ormai quasi decennale, senza per altro rosee prospettive future.

Il povero Diego ha vissuto entrambi questi drammi, avendo circa 52 anni di età ed avendo scelto di tornare al servizio operativo forse proprio per gli effetti congiunti della crisi economica del Paese e della stasi stipendiale sofferta da anni.

Sino a qualche anno fa non avremmo mai visto Diego, così come tanti suoi coetanei, in piazza o per strada a svolgere un servizio di Ordine Pubblico, con turnazioni massacranti. Ma le carenze di personale conseguenti al contenimento delle assunzioni e le crescenti esigenze familiari connesse con il costo della vita in aumento hanno fatto sì che i sacrifici quotidianamente patiti da tutti al servizio dello Stato e per la sicurezza dei cittadini e del Paese si siano trasformati in un tragico sacrificio personale.

E’ per questo che ritengo Diego un eroe. Non perché ha compiuto uno straordinario atto di coraggio ma perché ha finito per sacrificare se stesso per la propria famiglia.

Di eroi silenziosi come Diego oggi nelle FF.PP. ce ne sono a migliaia; persone semplici che rischiano la vita per il Paese e per i propri cari.

*Delegato Co.I.R. Firenze e Delegato Co.Ba.R. Marche

Membro della Segreteria Nazionale di Sicurezza Cum Grano Salis