La mancanza dello straordinario programmato nelle forze di Polizia ad ordinamento militare crea disuguaglianze tra il personale e non aiuta a tenere sotto controllo le risorse impiegate. Di Eliseo Taverna

Ogni anno il solito film, con attori più o meno diversi che si spendono di qua e di là  per reperire risorse o contenere la spesa corrente sui capitoli del lavoro straordinario, per fare economie e mettere qualche pezza a colori che possa attenuare il malcontento del personale che ha svolto servizi in plus orario e, giustamente, ne rivendica legittimamente il pagamento.
Anche per il 2016, infatti, nella GdF a fine anno sono state tirate le somme degli straordinari svolti e delle ore tagliate e puntualmente, come accade da sempre, il saldo negativo ha avuto la meglio.
Sono state migliaia, infatti, le ore tagliate al personale senza fare distinzione alcuna sull’importanza delle esigenze di servizio che hanno portato a dover svolgere decine e decine di ore di lavoro in più, mettendo tutti sullo stesso piano, senza poter fare una valutazione tra “straordinario programmato” e “straordinario emergenziale”, perché nei contratti di lavoro delle Polizie ad ordinamento militare qualcuno si è ben guardato dall’accettare, nel corso degli anni, la previsione di tali istituti.
Ed allora, ecco che tutti gli straordinari sono uguali, con buona pace per chi a differenza di altri è stato impegnato in prioritarie attività operative, di soccorso, di addestramento o di supporto inderogabili.
Un quadro, quello che emerge, aggravato ancora di più dall’incertezza che aleggia sull’eventualità, assai remota, di poter pagare parte delle ore tagliate nel 2016 entro il 31 Dicembre prossimo.
Rimane, peraltro, l’incertezza su dove reperire le risorse per procede ad una simile operazione, atteso anche che non sembrano ci siano ulteriori e specifiche assegnazioni per far fronte a tale esigenza.
Si ipotizza di potervi provvedere con i risparmi di spesa, da ottenere nel corso dell’anno 2017, proprio sul capitolo degli stessi straordinari. Tradotto, sembrerebbe di capire che nel corso del 2017 vi sia in atto già da tempo una percentuale di taglio più consistente sulle ore di straordinario effettuate proprio con l’intento di lasciare capienti i capitoli di spesa a fine anno e, quindi, poter corrispondere una parte delle ore tagliate l’anno scorso.
E’ del tutto evidente che una tale ipotesi, seppur adeguatamente apprezzabile nelle sue finalità, crea forme di sperequazione tra il personale perché non dà certezza alcuna sulla sua eventualità o lo fa in una fase dell’anno già avanzata che non lascia molti spazi organizzativi al personale interessato, che in tal modo non saprà, se non a ridosso della fine dell’anno, quante ore dovrà recuperare e quante gliene verranno pagate, non fissa a priori dei criteri equi, agevola la categoria ufficiali e quella parte di bacino privilegiato delle categorie Is.A.F. che sono meno soggetti al recupero ore imposto o “spintaneamente” consigliato durante l’anno dai Comandanti ai vari livelli alla generalità del personale e, non da ultimo, rimanda all’anno successivo il problema senza risolverlo alla radice.
Le prestazioni di lavoro straordinario nella Polizia di Stato, invece, sono disciplinate dalla legge n. 121/1981 e dall’Accordo Nazionale Quadro del 15 maggio 2000 siglato tra il Ministro dell’Interno e le rappresentanze sindacali delle Forze di Polizia, così come sono disciplinate da specifiche norme contrattuali quelle effettuate dalle altre Forze di Polizia ad ordinamento civile.
Dall’art. 63 (“Orario di servizio”) della legge n. 121/1981, infatti, discende l’obbligo per gli appartenenti alla Polizia di Stato di prestare lavoro straordinario qualora lo richiedano le circostanze di servizio.
Sempre in base allo stesso articolo, le prestazioni di lavoro straordinario (“emergente”) devono essere retribuite senza le limitazioni previste per le altre categorie di pubblici dipendenti; questo, ovviamente, nell’ottica di una prioritaria importanza che si è voluta attribuire a coloro che svolgono attività a favore dell’ordine e la sicurezza pubblica, dalla quale discende l’inprescindibile dovere degli appartenenti alla Polizia di Stato di lavorare oltre il normale orario di servizio, senza limite alcuno giornaliero o settimanale qualora vi siano inderogabili esigenze di servizio.
L’art 13  dell’Accordo Nazionale Quadro, siglato il 15 maggio 2000, ha introdotto, peraltro, un nuovo istituto contrattuale denominato “straordinario programmato”, prevedendo, in sostanza, una sorta di programmazione trimestrale con indicazione delle specifiche necessità a cui si vuole fare fronte, la rotazione del personale potenzialmente interessato, nell’ottica di una omogenea distribuzione, nonche’ la volontarietà della prestazione, da cui discende la facoltà per il singolo appartenente di poter scegliere se aderire o meno al programma proposto dal dirigente.
La distinzione tra “straordinario programmato” e “straordinario non programmato” viene contemplata anche dall’art 15  comma 4 dell’Accordo nazionale Quadro, il quale prevede che lo straordinario programmato possa essere commutato in giorni di riposo compensativo dietro espressa richiesta del dipendente interessato, individuando, peraltro, quali ipotesi di conversione d’ufficio in due soli casi:
a) il monte ore a disposizione dell’Ufficio sia stato completamente utilizzato;
b) qualora il dipendente superi il limite massimo previsto, ovvero, qualora la somma tra ore “emergenti” e “programmate” superi il limite massimo.
In tal caso, infatti, potrà esservi la conversione in riposi compensativi delle sole ore imputabili alla fattispecie “straordinario programmato”.
In sostanza, lo straordinario programmato è finalizzato alla “copertura” di determinate situazioni predeterminate e comunicate trimestralmente alle organizzazioni sindacali, mentre lo “straordinario emergente” deve essere necessariamente svolto dagli operatori di Polizia con conseguente intangibile diritto al compenso.
Quando le ore maturate – e non pagate – sono tutte qualificabili come “Straordinario Emergente”, sono tutte retribuibili come prestazioni di lavoro straordinario ricadenti sotto la previsione dell’art. 63 legge n. 121/1981 e dell’art. 15 – comma 1 A.N.Q..
In tale ipotesi, pertanto, nessun taglio o commutazione in riposi compensativi può essere effettuato d’ufficio.

La predisposizione dei turni di lavoro straordinario, cosiddetto “programmato”, è effettuata in base ai seguenti criteri:

a) il personale interessato deve essere individuato su base volontaria e secondo criteri di rotazione;

b) il turno di lavoro straordinario può precedere o seguire il turno di lavoro ordinario, salvo che non incida sui tempi destinati alla consumazione dei pasti. In tali casi dovrà essere assicurato al personale un intervallo di almeno 30 minuti;

c) il personale non può essere impiegato in turni di lavoro straordinario programmato per più di due volte a settimana e per più di 3 ore per ciascun turno;

d) il personale non può essere impiegato in turni di lavoro straordinario programmato nelle giornate di riposo ed in quelle di giorno libero, sia che i turni di servizio siano articolati in sei giorni che in cinque giorni;

e) per i servizi continuativi la programmazione dei turni di lavoro straordinario deve, altresì, tenere conto dell’esigenza di recupero delle energie psico-fisiche del personale interessato anche in relazione alla peculiarità del servizio svolto.

4. Il turno di straordinario programmato si configura come orario giornaliero obbligatorio di lavoro.

Per sopravvenuti, gravi e improcrastinabili motivi il dipendente può richiedere l’esonero dall’effettuazione dello straordinario programmato, dandone preavviso nel più breve tempo possibile.

L’esonero può essere richiesto anche per un periodo di tempo circoscritto.

Ne deriva, inevitabilmente, che al di là delle carenze di risorse che affliggono anche la Polizia di Stato e le altre Polizie a componente civile, una politica gestionale delle risorse e delle prestazioni, anche per la GdF e le altre Polizie ad ordinamento militare, basata su maggiori certezze, su criteri più meritocratici e su esigenze differenziate, pur se non sarebbero la panacea di tutti i mali, aiuterebbero, quantomeno, a creare, maggiore equità nonché diventerebbero il calmiere per quelle forme di malcontento che affliggono inesorabilmente il personale.
*Delegato Co.Ce.R. Guardia di Finanza