Interrogazione parlamentare sulla previdenza complementare del comparto sicurezza e difesa.

In data 22 settembre 2015 è stata presentata una interrogazione a risposta scritta (n. 4/04537), firmata dall’Onorevole Lorenzo Battista, del gruppo Per le Autonomie (SVP-UV-PATT-UPT) – PSI – MAIE, in merito al mancato avvio della previdenza complementare per le Amministrazioni del comparto Sicurezza e Difesa.

L’interrogante ha in particolar modo evidenziato che:

  • la legge 8 agosto 1995, n. 335, recante la «Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare», ha sancito il cambiamento dei trattamenti previdenziali con il passaggio dal periodo di calcolo retributivo a quello contributivo”;
  • successivamente, la legge 23 dicembre 1998, n. 448, all’articolo 26, comma 20, ha previsto l’istituzione di forme pensionistiche integrative per il personale del comparto sicurezza e difesa, attraverso procedure di negoziazione e di concertazione”;
  • il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, e successive modificazioni, all’articolo 24, comma 18, ha previsto di adottare, «con regolamento da emanare entro il 31 ottobre 2012», «le relative misure di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, tenendo conto delle obiettive peculiarità ed esigenze dei settori di attività nonché dei rispettivi ordinamenti»”;
  • ad oggi, la previdenza complementare nel comparto sicurezza e difesa rappresenta uno dei tanti nodi insoluti in quanto il personale delle forze armate rientra fra quei dipendenti pubblici che non sono stati coinvolti dal processo di privatizzazione del pubblico impiego e i cui rapporti di lavoro, sulla scorta del decreto legislativo n. 165 del 2001, rimangono regolati dai rispettivi ordinamenti (ex 3, comma 1)”;
  • con le sentenze 21 marzo 2013, n. 2907/2013 e n. 2908/2013 pronunciate dalla sezione I bis del TAR per il Lazio, i ricorrenti, militari delle forze armate, compresa l’Arma dei Carabinieri, hanno ottenuto il riconoscimento dell’obbligo per le amministrazioni resistenti di concludere, mediante l’emanazione di un provvedimento espresso, il procedimento amministrativo relativo all’introduzione della previdenza complementare”;
  • al fine dell’esecuzione delle sentenze lo stesso TAR del Lazio ha nominato un commissario ad acta, al quale veniva riconosciuto «soltanto un onere minimo indispensabile che è quello di attivare i procedimenti negoziali interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed i Consigli Centrali di Rappresentanza, senza tralasciare di diffidare il Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione ad avviare le procedure di concertazione/contrattazione per l’intero Comparto Difesa e Sicurezza»”;
  • il fondo pensione complementare “Sirio”, destinato ai dipendenti dei Ministeri, della Presidenza del Consiglio dei ministri, degli enti pubblici non economici, delle università, delle agenzie fiscali, dell’ENAC e del CNEL, è destinato solamente al personale civile, quindi rappresenta, a giudizio dell’interrogante, un danno economico alle forze armate e alle forze di polizia ad ordinamento militare”;
  • ad oggi, all’interrogante non risulta alcuna iniziativa intrapresa dagli organi competenti al fine di risolvere questa annosa vicenda che si ripercuote negativamente sul trattamento economico previdenziale di quanti a breve andranno in pensione con il sistema contributivo”.

 L’interrogante chiede quindi al Ministro dell’Interno ed al Ministro della Difesa di sapere:

  • “ se siano a conoscenza del vulnus normativo descritto”;
  • “se e quali siano i tempi, nonché le modalità attuative, per una soluzione chiara e definitiva in tema di previdenza complementare del comparto sicurezza e difesa”.

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