Gli occhi dei giovani – di Maurizio Di Santo

11 febbraio 2015

Guardando negli occhi di mia figlia – oggi diciannovenne – leggo un’infinita speranza per il futuro ma anche tanta amarezza per quelle affermazioni sui giovani fatte, in questi ultimi anni, dalla classe politica ed economica, che ha puntato il dito su di loro, definendoli “bamboccioni”, “sfigati”, “choosy”.

GLI OCCHI DEI GIOVANI

Gli occhi dei giovani

Maldicenze e luoghi comuni, frutto di stereotipi che, tuttavia, hanno giocato e giocano ancora un ruolo rilevante nell’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro. Definizioni demagogiche che son servite solo a colpevolizzare i ragazzi – ovvero i nostri figli – che, inconsapevoli, si sono trovati improvvisamente a fronteggiare una crisi economica globale, generata dai “vecchi” politici ed economisti, unici colpevoli della disfatta.

I giovani, la nostra risorsa più preziosa, abbandonati e tacciati dallo Stato.

Ma cosa dicono gli occhi dei giovani?

Indirizzare oggi un figlio verso una professione “sicura” (i miei nonni dicevano che l’unica cosa “sicura” nella vita è l’arrivo della sua fine) è davvero un’impresa colossale.

Al termine del ciclo di studi, i ragazzi tentano di proiettarsi nel mondo del lavoro. Com’è prassi consolidata ormai da tempo memorabile, molto spesso fanno delle scelte solo per necessità e non per la ricerca di ideali, ne tantomeno per concretizzare un sogno. Si ritrovano a combattere in una giungla incredibile di annunci pubblicati sul web o sulla carta stampata. Migliaia di anime si ritrovano a concorrere e sgomitare per poco più di una decina di posti di lavoro. Senza tener conto che una buona parte dei ragazzi, risultati idonei per un lavoro, spesso non sono in grado di condurlo con efficacia, oppure, seppur con capacità apprezzabili, si scopre in ritardo che la loro reale propensione o passione è davvero un’altra. Questo perché la disperazione per la ricerca di un posto di lavoro quasi sempre obbliga i giovani a fare delle scelte cosiddette “addo coglio, coglio!”.

Ancora oggi, la Politica non riesce a trovare la strada giusta per valorizzare le reali capacità personali. Quanti di noi conoscono colleghi di lavoro, giovani e meno giovani, con enormi potenzialità, in possesso di speciali qualità personali o semplici passioni, che non vengono per niente sfruttate dall’Ente privato o pubblico.

Quando avevo 19 anni – oltre 30 anni fa – dopo aver conseguito il diploma di maturità all’Istituto Tecnico Nautico, mi sentivo padrone del mondo, felice di iniziare una carriera nella Marina Mercantile. Avevo escluso a priori la possibilità di continuare gli studi universitari, perché desideravo avere un’indipendenza economica e non continuare a gravare sull’economia vacillante della mia famiglia. Ma presto mi resi conto che dietro l’angolo c’era l’amara sorpresa: “la crisi economica”. Anche nel 1982 si parlava di questa maledetta crisi.

Dopo aver contattato diverse Compagnie di navigazione, la risposta era sempre la stessa: “C’è da aspettare un bel po’. Sarà difficile che si liberi un posto da Allievo Ufficiale in questo periodo. Se si libera un posto da Mozzo la chiamiamo subito”.

Vi lascio solo immaginare lo sconforto e la delusione di un giovane diplomato che stava per perdere la speranza di indossare la divisa di Ufficiale di Macchina della Marina Mercantile. E così fu!

L’attesa è durata solo due anni (si fa per dire), durante i quali ho lavorato nella piccolissima azienda familiare. Poi, invece di indossare la divisa della Marina Mercantile, ho indossato quella del Servizio Navale della Guardia di Finanza.

Ed eccomi qui, oggi, ad immaginare il futuro dei miei figli con la stessa sensazione di sconforto e delusione di tanti anni fa. Poi guardo bene i loro occhi e ritrovo il coraggio di credere nel futuro, perché leggo in loro la speranza e la voglia di cambiare il mondo, la grande energia per riuscire a realizzare i propri sogni, con tutta la forza possibile. Quella forza che tutti i giovani dovrebbero ritrovare, per tornare a credere nei propri sogni o almeno provarci, senza arrendersi dopo la prima caduta, ma rialzarsi presto e riprovarci ancora.

È importante che i giovani tornino a credere nei sogni e negli ideali, perché soltanto prendendo coscienza di questo si può avere la speranza di ritrovare la vera dimensione umana per un futuro migliore.