Francia e Spagna: avanzano i diritti civili per i militari. In Italia, la legge di stabilità rischia di depotenziare persino la portata della riforma del 1978.

22 ottobre 2014

Mentre in Francia e in Spagna i diritti dei militari, seppur timidamente, sembrano avanzare grazie alla sentenza della Corte Europea sui Diritti dell’uomo ed alla ferma volontà delle associazioni di categoria, che stanno facendo significativi passi in avanti per il riconoscimento dei diritti sindacali (leggi la notizia sottosostante sulla Guardia Civil), nel nostro Paese il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi presenta con la legge di stabilità una serie di norme per ridurre drasticamente la capacità di esercizio delle Rappresentanze militari e dei Sindacati di polizia. In un batter d’occhio, infatti, la legge di stabilità vuol tagliare del 50% i permessi dei sindacati,  le indennità di missione dei delegati della rappresentanza militare e del 50% anche il numero dei rappresentanti dei CoBaR, CoIR e CoCeR.

Un taglio funzionale al recupero di risorse malversate? Assolutamente no, se si pensa che in questo modo vengono recuperati solo due milioni di euro annui, che consentivano ad oltre un migliaio di delegati (di tutte le Forze Armate e delle Forze di Polizia ad ordinamento militare) di poter ricevere le previste indennità utili a compensare le spese di missione per raggiungere le sedi dei Consigli di competenza. Una piccola, insignificante ed infinitesimale gocciolina nel mare magnum della spesa pubblica, che consentiva un piccolo esercizio di democrazia nelle amministrazioni di polizia ad ordinamento militare e nelle Forze armate.

Cosa si nasconde allora dietro questi tagli allora? Le malelingue (a pensar male si fa peccato ma spesso ci si “azzecca”) dicono che al premier Renzi non siano piaciuti i toni, definiti forti, usati dalle rappresentanze del comparto nel comunicato del 4 settembre scorso, in cui fu utilizzata per la prima volta nella storia della Repubblica la parola sciopero (riferita al comparto) ed altri comunicati, non ascrivibili al cartello rappresentante il 95% del personale, che toccarono forse aspetti un pò personali.

A nulla é servito, poi, l’aver spiegato più volte che la parola sciopero era riferita esclusivamente a quelle componenti (Forestale e Vigili del fuoco) che lo sciopero possono farlo in quanto specificamente previsto dalla legge e che il personale delle altre forze di polizia avrebbe partecipato esclusivamente in forza del diritto di libera manifestazione, che, vivadio, é ancora consentito nel nostro Paese.

Ma parliamoci chiaro, senza l’utilizzo di quei toni forti lo sblocco del tetto salariale, riconosciuto da tutto l’arco costituzionale come afflittivo ed ingiusto, non l’avremmo mai portato a casa. Una vera azione di rivendicazione sindacale dunque quella dei Cocer e delle OO.SS., alla quale sarebbe seguita, con una tempistica che lascia quantomeno perplessi, la serie di norme afflittiva degli istituti rappresentativi, che ha il sapore di una ripicca bella e buona.

E’ davvero questa la politica progressista e riformista che Renzi ha in serbo per i cittadini? Oppure si tratta solo di uno sciagurato scivolone in cui é incorso incautamente il Premier?

Noi vogliamo ancora aver fiducia in quel Premier che il 7 ottobre scorso a Palazzo Chigi, prometteva lo sblocco del tetto salariale e contemporaneamente si diceva pronto ad aprire tavoli di confronto presso il Dipartimento della Funzione pubblica per affrontare tutti i nodi che rendono poco funzionale il comparto sicurezza e difesa, dalle sovrapposizioni, alle duplicazioni, fino agli aspetti inerenti la rapppresentanza del personale.

Siamo pronti al cambiamento caro Premier, ma solo se la parola riforma si accompagna alla parola progresso ed i provvedimenti che ne derivano sono il frutto di una doppia esigenza che, senza visioni ideologiche, badi a rendere funzionale il comparto ed adeguatamente rappresentato il personale.

I tempi sono maturi per il cambiamento anche nel nostro Paese caro Premier, come l’Europa ci chiede ed altri movimenti di lavoratori in divisa d’oltralpe confermano. Sappia far buon uso di questi segnali ed avrà piena collaborazione sulla strada delle riforme.

commento di Daniele Tisci


Madrid, 15 ottobre (EFE) .- L’Associazione unificata della Guardia Civile (AUGC) ha chiesto al Ministero del lavoro l’iscrizione come sindacato dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), aveva stabilito che il divieto di iscrizione ai sindacati nell’esercito francese era contrario alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

In un comunicato, l’associazione, che in base ai loro numeri ha più di 30.000 iscritti, dice che intende registrarsi come sindacato unitario della Guardia Civil (SUGC), già esistente in segreto negli anni Ottanta come l’antenato della costituzione del AUGC nel 1994.

Dopo aver saputo delle due recenti sentenze della CEDU, in cui la Corte di Strasburgo ha detto che il “divieto assoluto” dei sindacati nell’esercito francese è contrario alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ha deciso di chiedere la registrazione dell’AUGC come sindacato, anche se la legge spagnola vieta queste organizzazioni nell’istituzione militare.

Juan Antonio Delgado, portavoce AUGC ha chiesto al governo di “accettare e rispettare” con urgenza questa sentenza, che, come detto, è assolutamente da applicare nell’ambito dell’Unione europea, e di riconoscere i diritti alle guardie civil.

Così come fu “prontamente accettato” di abrogare la dottrina Parot dopo la sentenza CEDU e “terroristi cominciarono a uscire in strada,” il governo spagnolo dovrebbe fare lo stesso e accettare il verdetto di Strasburgo, ha detto Delgado ad Efe.

Ha ricordato che la sentenza ha ritenuto che le associazioni ed i sindacati sono “diritti inderogabili” nell’esercito, quindi dovrebbe valere anche per la Guardia Civil, che ha uno status militare.

Nella sua dichiarazione, l’ AUGC spiega che i giudici di Strasburgo hanno ritenuto, in due sentenze, che la libertà di associazione dei militari può essere soggetta a “restrizioni legali”, ma non al punto di proibire in assoluto la possibilità di formare un sindacato e di aderire ad essa.

Alla luce di queste sentenze, l’ AUGC ha avviato il processo di formazione del sindacato, un’organizzazione a suo parere “irinunciabile” per i lavoratori pubblici della Guardia Civil.

A questo scopo ha iniziato l’iter, aggiunge il comunicato, anche per via giudiziaria, amministrativa, costituzionale e, se del caso, con il coinvolgimento della Corte europea dei diritti dell’uomo.

traduzione a cura di Sicurezza Cum Grano Salis


Testo originale in lingua spagnola

Madrid, 15 oct (EFE).- La Asociación Unificada de Guardias Civiles (AUGC) ha pedido al Ministerio de Empleo inscribirse como sindicato después de que el Tribunal Europeo de Derechos Humanos (TEDH) sentenciara que la prohibición de sindicatos en el Ejército francés era contraria al Convenio Europeo de Derechos Humanos.

En un comunicado, esta asociación, que según sus datos cuenta con más de 30.000 afiliados, señala que pretende inscribirse como Sindicato Unificado de Guardias Civiles (SUGC), que ya existió de forma clandestina en los años ochenta como antecesor de la constitución de la AUGC en 1994.

Tras conocer dos recientes sentencias del TEDH, en las que la Corte de Estrasburgo señala que la “prohibición absoluta” de la existencia de sindicatos en el Ejército francés es contraria al Convenio Europeo de Derechos Humanos, la AUGC ha decidido pedir su inscripción como sindicato, aunque la legislación española prohíbe estas organizaciones en el instituto armado.

Juan Antonio Delgado, portavoz de la AUGC, ha exigido al Gobierno que “acepte y acate” de forma urgente esta sentencia, que, según ha dicho, es de obligada aplicación en el ámbito de la Unión Europea, y que reconozca así los derechos de los guardias civiles.

Al igual que “aceptó rápidamente” la derogación de la doctrina Parot tras la sentencia del TEDH y “empezó a sacar terroristas a la calle”, el Gobierno español debe hacer ahora lo mismo y acatar el fallo de Estrasburgo, ha señalado Delgado en declaraciones a Efe.

Ha recordado que esa sentencia considera que las asociaciones y sindicatos son “derechos inquebrantables” en el Ejército, por lo que debe aplicarse también a la Guardia Civil, de naturaleza militar.

En su comunicado, la AUGC explica que los jueces de Estrasburgo han considerado en dos decisiones que la libertad de asociación de los militares puede ser objeto de “restricciones legítimas”, pero no hasta el punto de prohibir de manera absoluta la posibilidad de constituir un sindicato y de adherirse a él.

A la vista de estas sentencias, la AUGC ha puesto en marcha el proceso de constitución del sindicato, una organización a su juicio “imprescindible” para los trabajadores públicos de la Guardia Civil.

Para ello, ha iniciado los trámites pertinentes, incluidos aquellos que sean necesarios en vía administrativa, judicial, constitucional y, en su caso, ante el propio Tribunal Europeo de Derechos Humanos, añade el comunicado.


P.s.: se vuoi rilasciare commenti sulla riforma degli istituti rappresentativi potrai farlo dopo aver fatto il login al sito. Sicurezza Cum Grano Salis, individua i temi di maggiore interesse, anche sotto il profilo dell’attualità ed acconsente acché gli utenti del sito possano esprimere pubblicamente il proprio qualificato contributo. Rilasciando il commento dichiari di aver letto e di seguire le regole di netiquette.