Enti previdenziali ed assistenziali della Guardia di Finanza – Le “convergenze parallele”. Di Alessandro Margiotta

A leggere i bilanci ed i resoconti generali degli Enti previdenziali ed assistenziali per il personale della Guardia di Finanza (Fondo di Previdenza, Cassa Ufficiali e Fondo Assistenza per i Finanzieri) si resta inebriati dalle cifre iperboliche relative alle loro disponibilità finanziarie e non può farsi a meno di metterle in comparazione con i benefici diretti ed indiretti che dovrebbero derivarne per il personale, in ragione del perseguimento e raggiungimento delle finalità proprie di tali Enti, tra le quali emergono, oltre che l’erogazione di una indennità e di un premio al momento della cessazione dal servizio, anche, molto sinteticamente, diversificate attività assistenziali in favore degli appartenenti al Corpo e dei loro familiari, tra le quali la concessione di prestiti.

Tali Enti, con propria personalità giuridica, assolvono alle loro finalità attraverso interventi mirati sia alla conservazione che all’accrescimento del proprio capitale, al fine di assicurare l’assolvimento, in qualsiasi momento, degli obblighi statutari previsti ed il raggiungimento delle finalità assistenziali prefissate.

Prescindendo dai depositi bancari e postali, gli investimenti sono stati da sempre indirizzati all’acquisizione di titoli, di immobili e, in minima parte, alla concessione di prestiti al personale (questi ultimi ad oggi solo a cura del Fondo di Previdenza e della Cassa Ufficiali), con percentuali di rendimento non certamente “esaltanti” e forse ben lontane da quelle cui si sarebbe potuto aspirare secondo la “diligenza del buon padre di famiglia” di civilistica memoria. Difatti, se per un verso la congiuntura socio economica degli ultimi anni ha di certo influito negativamente sui rendimenti, soprattutto negli investimenti finanziari, per l’altro avrebbe forse dovuto indurre a differenziare l’impiego delle risorse, indirizzandole verso attività maggiormente remunerative (es. immobili e prestiti al personale).

In realtà, gli investimenti sono stati in massima parte diretti verso i titoli (es. Fondo di previdenza: nell’ultimo quinquennio mediamente circa 140milioni di euro annui pari ad oltre il 75% delle disponibilità consistenti mediamente in 184milioni di euro), con rendimenti medi del 2,50%, in presenza di una produttività maggiore invece per i prestiti, che si aggira intorno al 5,70% (Fondo di Previdenza e Cassa Ufficiali). Alla limitata redditività degli investimenti finanziari è da aggiungere poi, per quel che riguarda il Fondo di Previdenza, la temporanea quasi nulla redditività degli investimenti immobiliari per il triennio 2010/2012 (circa lo 0,80%) in conseguenza dell’intervento immobiliare alla sede di Bologna, iniziato nel 2010, terminato nel 2011 ma produttivo di reddito solo a partire dagli ultimi mesi del 2013.

In conseguenza di tale stato di fatto, se nessun dubbio può sorgere sul rispetto degli obblighi statutari relativi alla corresponsione al personale delle indennità e premi al momento della cessazione dal servizio, qualche elemento di perplessità può invece sorgere circa il pieno raggiungimento degli obiettivi assistenziali in favore degli appartenenti al Corpo, quantomeno in termini di massimo o migliore risultato conseguibile. Difatti, è proprio sotto questo profilo che non sempre le esigenze di redditività degli investimenti si sono ben coniugate con le esigenze del personale che alimenta gli Enti con i propri versamenti (Fondo di Previdenza e Cassa Ufficiali) o cui dovrebbero essere indirizzate le manovre assistenziali (Fondo Assistenza per i Finanzieri).

Esigenze che per loro natura dovrebbero essere totalmente convergenti appaiono seguire a volte percorsi paralleli che solo occasionalmente trovano punti di condivisione, quasi a voler postulare che l’utilizzo delle risorse in termini di redditività mal si concili con le esigenze di assistenza del personale, sempre crescenti nell’attuale congiuntura economica che attraversa il Paese.

A mio personale avviso i fatti dimostrano il contrario.

La conciliabilità dei due interessi è difatti facilmente verificabile se solo si prendono in considerazione i dati prima evidenziati sul rendimento degli investimenti a soli fini speculativi sinora effettuati, in massima parte in prodotti finanziari, e sul rendimento di quelli indirizzati invece anche al benessere del personale (immobili e prestiti).

Non sfugge infatti come gli investimenti in immobili da locare al personale del Corpo a canoni “calmierati” non solo integrino interventi specifici di grande valenza in termini di benessere dei finanzieri, soprattutto nei grandi centri urbani, ma producano margini di redditività notevolmente maggiori rispetto ai prodotti finanziari. Basti notare come gli investimenti in immobili del Fondo di Previdenza, che già avevano reso circa l’8,75% nel 2009, siano passati dal menzionato e congiunturale rendimento medio dello 0,80% nel triennio 2010/2012 ad uno del 2,11 % nel 2013, dopo soli tre mesi dalla locazione di parte degli alloggi edificati (da settembre/ottobre 2013). La maggiore redditività dell’investimento, probabilmente in linea con quella del 2009, rispetto ai prodotti finanziari apparirà poi ancora più chiara nel corso del 2014, annualità nella quale sono stati locati quasi tutti gli appartamenti disponibili.

Analoga doppia valenza hanno assunto ed assumeranno gli investimenti già operati dal Fondo di Previdenza con i prestiti al personale (importo massimo erogabile 10mila euro al tasso annuale nominale del 4,00%) e quelli preannunciati dal Fondo di Assistenza per i Finanzieri (importo massimo erogabile 50mila euro al tasso annuale nominale del 2.65%). Anche in questo caso infatti le esigenze di redditività degli investimenti, per altro in questo caso garantite dalle quote nel tempo accantonate e dal sicuro recupero di quanto concesso con le trattenute in busta paga, convergono con quelle del personale in termini di benessere, soprattutto in ragione delle crescenti difficoltà economiche che coinvolgono una buona parte degli appartenenti al Corpo, in conseguenza non solo della particolare congiuntura economica del Paese ma anche dei provvedimenti di blocco contrattuale e stipendiale subiti. In tali termini è di tutta evidenza l’utilità assistenziale degli interventi in materia di credito, che permetteranno di “ristrutturare” i debiti al consumo contratti dal personale per sopperire alle crescenti difficoltà economiche.

E’ proprio nella convinzione della necessità di far incontrare le apparenti parallele esigenze che gli organismi della rappresentanza della Guardia di Finanza (in primis Co.Ba.R. Emilia Romagna; Co.I.R. dell’Italia Centro Settentrionale e Co.Ce.R.) hanno inteso promuovere le note iniziative relative agli alloggi di Bologna di proprietà del Fondo di Previdenza ed ai prestiti al personale, prima da parte dello stesso Fondo di Previdenza e poi del Fondo Assistenza dei Finanzieri. Anche se non va sottaciuto che il citato investimento immobiliare, se da un lato ha soddisfatto appieno le esigenze abitative del personale, dall’altro ha portato con sé non poche polemiche e proteste, provenienti proprio dalle stesse rappresentanze – che in un primo momento lo avevano apprezzato – circa la dubbiosa redditività che l’operazione produrrà nel tempo per le casse dell’Ente.

Pur nella consapevolezza quindi che gli investimenti degli Enti non possono essere esclusivamente e totalmente indirizzati su misure direttamente incidenti sul benessere del personale (immobili in locazione e prestiti), in ragione della necessità di conservare una ragionevole quota di liquidità acquisibile in tempi brevi, ciò non toglie che le politiche gestionali possano consolidarsi su percentuali maggiori di intervento verso il personale, la cui redditività e le cui garanzie di solvibilità non appaiono in discussione. In un momento così difficile per il personale del Corpo, l’opera degli Enti previdenziali ed assistenziali non può in alcun modo seguire un percorso gestionale parallelo a quello dei suoi iscritti, quasi indifferente alle esigenze di questi ultimi, ma dovrebbe ricercare ed individuare punti di sempre maggiore convergenza, non risultando affatto inconciliabili gli obiettivi di redditività degli investimenti delle proprie risorse finanziarie con la tutela delle proprie risorse umane, anch’esse patrimonio irrinunciabile da salvaguardare.

Alessandro Margiotta.