Contributo al contenimento della spesa pubblica. di Peppino Caroli*

opinione_640x33022 aprile 2015

L’art.16 del titolo IV del decreto legge del 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge del 14 settembre 2011, n. 148, “riduzione dei costi degli apparati istituzionali”, spendingreview, recita le “disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica”, dove anche l’istituzione della Guardia di Finanza è stata chiamata in prima linea a combattere contro gli sprechi e contenere la spesa pubblica con azioni mirate, firmando peraltro il 12 febbraio 2014 presso la sede del Comando Generale unilateralmente con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), un protocollo d’intesa relativo ai rapporti di collaborazione tra le due Istituzioni.

L’intesa, in linea alla tematica del contrasto alla corruzione nelle Pubbliche Amministrazioni, costituisce la base per la realizzazione, in modo sinergico, di un azione di prevenzione del fenomeno finalizzata ad un sostanziale innalzamento dei livelli di trasparenza ed a garantire il rispetto dei principi di efficacia, efficienza e buon andamento delle pubbliche amministrazioni.

Questo, ribadito anche da i vertici del Corpo, lo si può avere combattendo e abbattendo in modo esponenziale gli sprechi, come dimostra l’attività svolta dalla Guardia di Finanza negli ultimi due anni, soprattutto oggi quando, per fronteggiare la crisi si chiedono sacrifici ai cittadini, dove le risorse dello Stato non possono ne’ devono essere sciupate e dove la tutela dell’economia passa attraverso una “spesa pubblica virtuosa”, esponendo peraltro a minori sacrifici le comunità.

Argomentazione ripresa più volte anche dal nostro Ministro dell’Economia e delle Finanze Dott. Pier Carlo PADOAN, dichiarando peraltro a gli organismi di stampa che “nella legge di Stabilità per il 2015, l’iniziativa di spendingreview va ulteriormente rafforzata ed estesa”.

Ad esempio, la legge di Stabilità 2014, pubblicata in G.U. Serie Generale n.302 del 27-12-2013, prevede inoltre che siano definiti considerevoli tagli proprio alla spesa pubblica negli anni 2014-2015-2016, trovando interesse concreto alla medesima materia anche nella Rappresentanza Centrale, in alcune Rappresentanze Intermedie e di Base della Guardia di Finanza, costituendo gruppi di lavoro in materia di “contenimento della spesa” . (vds Co.I.R. Italia Centro-Settentrionale)

Come previsto all’art.77 del decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, aggiornato fino alle modifiche apportate dal decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, nelle Amministrazioni Pubbliche dello Stato, prestano servizio moltissimi dipendenti, civili e militari che svolgono anche le funzioni di amministratori di enti locali nei vari comuni, dove sono stati “eletti e/o nominati”.

Tali funzioni, anche se garantite dal medesimo decreto legislativo all’art. 78 comma 6 (doveri e condizione giuridica) e successivamente dai comma 1,3,4 e 5 del successivo art.79 (permessi e licenze), presenterebbero lacune giuridiche a l’interno dei TESTI SULLA MOBILITÀ DEL PERSONALE DIPENDENTE * Ad esempio alcuni recitano testualmente: “In presenza dei requisiti richiesti, si procederà alla valutazione dell’istanza tenuto conto delle complessive e contingenti esigenze organiche e di servizio del Corpo, anche in considerazione della possibilità riconosciuta dall’art.79 del decreto legislativo n. 267 del 2000, di assentarsi legittimamente dal servizio per adempiere alle specifiche funzioni connesse al proprio mandato”.

Tale affermazione valutativa sembrerebbe che sia giustificata anche da un parere del Consiglio di Stato n. 2974 del 25 luglio 2011 che recita testualmente:“(…)l’assegnazione per incarico nell’amministrazione comunale era a termine, spirato detto termine la riassegnazione nel reparto di origine è un effetto automatico, meramente dichiarato nell’atto, come tale privo di autonoma lesività (…), la posizione che il ricorrente allega non trova la sua espressione nel diritto alla proroga dell’assegnazione, bensì deve essere fatta valere nell’ambito di un nuovo procedimento(…), è evidente, infatti, che l’incarico di assessore o il mandato di Sindaco, implicando una diretta responsabilità nell’amministrazione, non sono equiparabili a quello di consigliere comunale.”.

Tale citato parere del Consiglio di Stato sembrerebbe palesemente non in linea:

  • alle linee guida dettate dalla “legge di stabilità”,
  • agli obiettivi di “contenimento della spesa pubblica”.

Questo perché in ordine temporale, tale parere citato, è antecedente a l’art.16 del titolo IV del decreto legge del 13 agosto 2011, n. 138 e probabilmente i giudici della Seconda Sezione del Medesimo Consiglio di Stato, si sarebbero ravveduti ad esprimere pareri in contrasto con il dettame del legislatore, che, con il suddetto d.l., poi modificato in legge, hanno voluto mettere un freno alle spese degli apparati istituzionali. Si, si parla proprio di spesa pubblica.

In effetti, successivamente alla modifica in legge del medesimo d.l., vari T.A.R. e le sezioni terza e quarta del Consiglio di Stato:

hanno sentenziato proprio a favore dei ricorrenti dipendenti pubblici, proprio per essersi visti rigettare dalle Amministrazioni resistenti i trasferimenti, in contrasto come peraltro già previsto dal legislatore all’art. 78 comma 6° del decreto legislativo del 18 agosto 2000, n. 267 (doveri e condizione giuridica).

La logicità delle sentenze troverebbe piena espressione e giustificazione a favore dei ricorrenti nell’esplicita richiesta ai sensi dell’art.78 comma 6°, cioè al contrario, il mancato trasferimento dei ricorrenti dipendenti pubblici (appartenente al Corpo e alle varie amministrazioni pubbliche, vds riferimenti sentenze) chiamati a ricoprire quanto previsto dall’art.77 comma 2°, della 267/2000, penalizzerebbe le aspettative di chi è inserito anche da lungo tempo nelle relative graduatorie e che tale movimentazione dovrebbe essere istruita a parte, come del resto tutte le domande di trasferimento presentate per avvalersi di specifici benefici previsti dalla legge (vds articolo Legge 104: Il TAR accoglie il ricorso sulla legge 104).

Ad affermare questa tesi, il 14 febbraio 2012, con sentenza n° 705, si espresse la sezione terza del Consiglio di Stato, affermando peraltro anche i diritti dei ricorrenti connessi all’elettorato passivo e riconducibili a una situazione soggettiva costituzionalmente protetta ex art. 51 della Costituzione.

Ancora più significativa e pregnante di motivazioni edotte nella medesima sentenza, quando il giudice si esprime a favore del ricorrente/dipendente, parlando proprio di “danni cagionati ai ricorrenti dipendenti pubblici”.

Testualmente dice: “allo stato non è possibile escludere che residui in capo all’istante la possibilità di future iniziative risarcitorie intese a ottenere il ristoro dei danni cagionatigli dal mancato accoglimento della domanda di avvicinamento tempestivamente formulata”, come se si volesse bisbigliare alle amministrazioni resistenti, di movimentare il personale richiedente a parte, e per analogia come per tutte le domande di trasferimento presentate per avvalersi di specifici benefici previsti dalla legge.

La mancata attuazione da parte delle amministrazioni di quanto ordinato dai vari T.A.R. e C.di S. affinché le sentenze siano eseguite dall’autorità amministrativa, graverebbe inevitabilmente in modo negativo anche:

  • sulla disponibilità delle amministrazioni tutte, proprio a non poter impiegare l’appartenente-dipendente/Amministratore Locale nei servizi di Istituto nelle varie amministrazioni, tenendo conto anche della sempre meno disponibilità organica di personale, proprio a causa delle riduzioni significative delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni (spendingreview); 
  •  in caso l’amministratore fosse stato richiamato al Reparto di provenienza e questo disti in termini di ore di viaggio più della media giornaliera delle ore lavorative da l’Ente Comune dove impegnato a partecipare a quanto già enunciato a l’articolo 79, 1°, 3°, 4° e 5° comma del decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, al mancato accoglimento dell’istanza di avvicinamento temporaneo, la rispettiva Amministrazione deve concedergli due giorni di viaggio (andata + ritorno) per ogni giorno di permesso, sostanzialmente coprendo l’intera settimana lavorativa se dovesse essere impegnato solo due giorni a settimana1, gravando negativamente anche sul contenimento della spesa delle Amministrazioni; 
  • nel caso in cui il dipendente fosse nominato nelle commissioni consiliari previste dal rispettivo regolamento comunale vigente e queste sono riunite giornalmente, in caso di mancato accoglimento dell’istanza di avvicinamento temporaneo, il dipendente non sarebbe mai impegnato in servizio nella propria amministrazione, proprio perché dovuta alla periodicità delle stesse commissioni, oltre alla notevole distanza dal posto di lavoro.
  • 4)      gli Enti Amministrativi, dove l’appartenente/dipendente è stato richiamato a ricoprire quanto previsto dall’art.77 comma 2° della 267/2000, in caso di mancato accoglimento di quanto constatato all’art.78, 6° comma della 267/2000, dovranno farsi anche carico delle proprie spese di viaggio (caso in cui lo stesso risiede fuori del capoluogo ove ha sede il rispettivo ente), proprio come previsto dal citato art.84, 3° comma della 267/2000, gravando negativamente anche sul contenimento della spesa dell’Ente locale cui lo stesso è stato chiamato a ricoprire quanto previsto dal predetto art.77 comma 2°.

Si. Questo incide sulla spesa pubblica!

Crediamo che modifiche ai TESTI SULLA MOBILITÀ DEL PERSONALE DIPENDENTE sia doverosa in quanto si andrebbe a fornire alle amministrazioni uno strumento ancor più efficiente e al passo con i tempi, scongiurando proprio quei ricorsi che porterebbero non solo spreco per i bilanci delle stesse Amministrazione, bensì uno strumento che rispetti in primis l’art. 51 della Costituzione, nel rispetto di quanto stabilito dal legislatore in materia di contenimento della spesa, a fronte di quanto già sentenziato dai vari T.A.R. e sezioni del Consiglio di Stato, innalzando esponenzialmente i livelli di trasparenza e garanzia nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza e buon andamento delle pubbliche amministrazioni.

* delegato Cobar Puglia

 

 

 

1Es: con martedì e venerdì quanto richiesto in base a l’articolo 79, 1°, 3°, 4° e 5° comma, spetterebbero di viaggio lunedì, mercoledì, giovedì e sabato (… Il diritto di assentarsi … comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro …(art. 79, comma 3)).