Consiglio di Stato – Sezione III – Sentenza n. 1317/2016. La disciplina di cui all’art.42 bis del D.Lgs. n. 151/2001 (assegnazione temporanea – tutela e sostegno maternità e paternità) si applica anche al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia.

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello proposto dall’Amministrazione degli Interni avverso la sentenza di primo grado emessa dal T.A.R. Emilia Romagna – sede Bologna – n. 00771/2015 – concernente il diniego di trasferimento ad altra sede ai sensi dell’articolo 42 bis del D.Lgs. n. 151/2001.

L’adìto T.A.R. aveva accolto il ricorso annullando la determinazione recante il rigetto dell’istanza del ricorrente di assegnazione temporanea ex art. 42-bis D Lgs. n. 151/2001, sollecitando l’Amministrazione “ad un ulteriore attento e motivato riesame al fine di procedere ad una attenta ponderazione delle esigenze dell’ufficio di provenienza (…), comparate con la sede richiesta per l’assegnazione temporanea (…)”.

Confermando l’impugnata sentenza di primo grado, il Consiglio di Stato ha sostenuto che:

  • è ormai pacifica nella giurisprudenza di questo Consiglio, dopo iniziali dubbi, l’applicabilità dell’art. 42-bis al personale delle Forze di Polizia (Cons. St., sez. III, 16.12.2013, n. 6016)”;
  • “il beneficio di cui all’art. 42-bis, …, non costituisce un diritto incondizionato del dipendente, ma è rimesso ad una valutazione relativamente discrezionale dell’Amministrazione ed è soggetto ad una duplice condizione, in quanto la disposizione in esame lo consente subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle Amministrazioni di provenienza e di destinazione (Cons. St., sez. III, 3.8.2015, n. 3805)”;
  • “trattandosi di disposizioni rivolte a dare protezione a valori di rilievo costituzionale, tuttavia, ogni eventuale limitazione o restrizione nella relativa applicazione dovrebbe comunque essere espressamente dettata e congruamente motivata (Cons. St., sez. IV, 14.5.2015, n. 2426) e anzi, come prevede lo stesso art. 42-bis, il dissenso delle Amministrazioni di provenienza e di destinazione deve essere limitato a casi o a esigenze eccezionali”;
  • “né può integrare l’onere motivazionale gravante sull’Amministrazione la ragione secondo cui «l’assegnazione temporanea del dipendente ad altra sede si ripercuoterebbe negativamente sull’andamento del predetto ufficio e la mancanza di unità di personale a disposizione comporterebbe un aggravio di lavoro per gli altri operatori addetti», poiché si tratta di argomento che prova troppo, annullando la ratio di tutela insita in ogni trasferimento previsto dall’art. 42-bis, per essere ogni trasferimento temporaneo cagione di una diversa organizzazione dei servizi nell’ufficio di provenienza, con potenziale aggravio del lavoro per i lavoratori rimasti in tale ufficio”;

 

  • “ai sensi dell’art. 42-bis del d. lgs. 151/2001 «l’eventuale dissenso deve essere motivato e limitato a casi o esigenze eccezionali», comprovanti l’indispensabilità e/o l’insostituibilità delle funzioni svolte dal dipendente per le esigenze organizzative dell’Amministrazione, che ne risentirebbe altrimenti un irrimediabile pregiudizio”.

Il massimo organo giurisdizionale ha quindi ritenuto infondato l’appello proposto dall’Amministrazione e confermato la sentenza impugnata, compensando tra le parti le spese di giudizio.

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