Consiglio di Stato. Buoni pasto nella Guardia di Finanza. Illegittime restrizioni non contemplate dalla normativa primaria. Monetizzabilità dei buoni pasto non goduti.

Il Consiglio di Stato – Sezione IV – con sentenza n.30/2016 in data 08 gennaio 2016 – ha respinto l’appello presentato dal Comando Generale della Guardia di Finanza avverso la sentenza di primo grado pronunciata dal TAR Marche n. 828/2014 del 19 giugno/10 ottobre 2014, con cui era stato accolto il ricorso (nr. 149/09) per l’accertamento del diritto dei ricorrenti, militari del Corpo, alla corresponsione di importi sostitutivi dei buoni pasto non goduti nel periodo dal 13 ottobre 2003 all’11 aprile 2008.

Nel respingere l’appello proposto dall’Amministrazione il Consiglio di Stato ha:
• precisato che, “sulla scorta della normativa primaria e subprimaria di riferimento (artt. 1, comma 1, lettera b), 2, comma 1, e 3, comma 1, della legge 18 maggio 1989, nr. 203, e 61, comma 2, del d.P.R. 16 marzo 1999, nr. 254), al personale appartenente al Corpo della Guardia di Finanza – così come a quello del ruolo della Polizia di Stato -, il quale sia tenuto a osservare orari di servizio che impediscano il ritorno a domicilio per il pasto giornaliero, l’Amministrazione è tenuta ad assicurare il vettovagliamento gratuito attraverso l’istituzione di apposite mense o, in alternativa, mediante la stipula di convenzioni con esercizi privati ovvero la corresponsione di buoni pasto”;

• evidenziato che “l’accoglimento della domanda in prime cure è dipeso dalla ritenuta illegittimità dell’art. 11 della Circolare del Comando Generale della Guardia di Finanza nr. 375000 del 22 febbraio 1992, ratione temporis applicabile ai periodi di servizio cui facevano riferimento gli istanti, la quale prevedeva quale condizione per poter beneficiare del servizio di vettovagliamento l’aver iniziato il servizio almeno un’ora prima dell’orario convenzionale di mensa (ore 12,00-14,00 o 18,00-20,00) e averlo terminato almeno un’ora dopo; nella specie, i buoni pasto non erano stati riconosciuti ai ricorrenti per il difetto di tale condizione, più recentemente sostituita, per effetto della nuova Circolare nr. 120301 del 12 aprile 2008, con il semplice essere comandato a turni di servizio di almeno sei ore comprendenti determinate fasce orarie di riferimento”;

• sostenuto che era “del tutto condivisibile la conclusione del primo giudice (peraltro non specificamente contestata nel merito dall’odierna appellante), secondo cui il richiamato art. 11 della Circolare, nella parte in cui introduceva per l’accesso al servizio di vettovagliamento una restrizione ulteriore non contemplata dalla normativa primaria, risultava illegittimo oltre che foriero di disparità fra il trattamento del personale della Guardia di Finanza e quello riservato ad altre Forze di polizia (ciò che, a quanto pare, ha determinato anche la ricordata modifica della disciplina de qua intervenuta nel 2008)”;

• reputato di non condividere il rilievo dell’Amministrazione con il quale si assumeva che “anche a prescindere dalla sussistenza o meno del presupposto orario per la fruizione del beneficio, a quest’ultimo gli istanti avrebbero a suo tempo implicitamente rinunciato, come risulterebbe dall’avere gli stessi omesso di avvalersi di esercizi appositamente convenzionati, dei quali la stessa Amministrazione in prime cure aveva documentato l’esistenza in prossimità degli uffici presso cui gli interessati prestavano servizio, ovvero di “mense interforze” istituite nell’ambito della Regione Marche”;

• ritenuto “quanto meno discutibile che possa darsi rinuncia implicita ad un vero e proprio diritto, quale è quello avente a oggetto il servizio di vettovagliamento”;

• evidenziato che, in tema di monetizzabilità dei buoni pasto, venendo in rilievo nel caso in esame “il riconoscimento di un vero e proprio diritto a contenuto patrimoniale del personale dipendente”, la sua mancata attribuzione “ben può indurre il giudice a condannare l’Amministrazione datrice di lavoro anche al pagamento dell’equivalente in denaro, e non solo all’effettiva erogazione dei buoni pasto non corrisposti a suo tempo”.

Il massimo organo giurisdizionale, condannando l’Amministrazione al pagamento delle spese di giudizio, ha quindi ritenuto infondato l’appello proposto dalla Guardia di Finanza e confermato la sentenza del TAR Marche con la quale era stato riconosciuto il diritto dei ricorrenti alla corresponsione di importi sostitutivi dei buoni pasto non goduti nel periodo dal 13 ottobre 2003 all’11 aprile 2008.