Confindustria: «Solidarietà al finanziere». di Annamaria Martorana – Giornale di Sicilia Agrigento

26 giugno 2015

L’INCHIESTA SU CORRUZIONE A LAMPEDUSA:
  • Durante la deposizione al processo i vertici di Procura e Fiamme Gialle si sono presentati all’udienza del maresciallo Licari.
  • Nei giorni scorsi al militare era stata inviata una lettera che lo invitava a non tomare più sull’isola dove aveva indagato.
  • Al militare il messaggio di incoraggiamento anche del presidente regionale dell’Irsap Alfonso Cicero: «Un gesto ignobile che ha evidenziato la compattezza delle istituzioni contro Il malaffare»
Annamaria Martorana – Nell’aula del Tribunale di Agrigento, nel giorno dell’audizione del maresciallo Francesco Licari, in servizio alla Compagnia Guardia di Finanza di Agrigento, si sono presentati in tanti. C’era l’attuale comandante della Compagnia, il capitano Stilian Cortese, ma c’erano anche il procuratore capo Renato Di Natale, l’aggiunto Ignazio Fonzo e il sostituto Salvatore Vella, titolare dell’inchiesta sulla corruzione al Comune di Lampedusa. Un segnale chiaro, inequivocabile. «Lo Stato non si fa intimidire da una lettera e che il finanziere invitato a non occuparsi più delle cose di Lampedusa, non è solo. Anzi». All’indomani dell’udienza a Palazzo di Giustizia, anche Confindustria Sicilia dice la propria. Per l’associazione degli industriali parlano infatti, il vice presidente regionale Giuseppe Catanzaro e Antonio Siracusa, delegato di Confindustria Centro Sicilia per il territorio di Agrigento. «Sapere – dicono – che i vertici della Procura della Repubblica di Agrigento e della Guardia di Finanza di Agrigento abbiano deciso di rendere pubblico, in un’aula di Tribunale, il contenuto di una lettera intimidatoria al maresciallo Licari rafforza, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l’impegno di chi opera per tutti noi per affermare un principio di civiltà: combattere ogni forma di sopruso e tutelare le vittime». Catanzaro e Siracusa sottolineano l’importanza di quanto accaduto nei giorni scorsi in Tribunale, nel giorno della testimonianza del maresciallo Licari. «Quanti ricorrono alle intimidazioni – aggiungono Catanzaro e Siracusa – prendano atto del fatto che alla loro inqualificabile e vile azione corrisponderà sempre e comunque una dura presa di posizione di magistrati e forze dell’ordine. Eravamo a conoscenza, purtroppo, di minacce nei confronti delle vittime di reato magari in prossimità della loro testimonianza in un Tribunale. Ma mai avremmo immaginato di assistere ad un fatto tanto assurdo quale è quello di provare ad intimidire un investigatore. Coloro che tentano di fermare chi, tra i rappresentanti delle Istituzioni si adopera in un Tribunale della Repubblica mettendoci la faccia e la firma per tutelare i cittadini onesti, è semplicemente un delinquente e quindi un nemico da avversare». Al maresciallo va anche la solidarietà del presidente dell’Irsap Alfonso Cicero. «la mia doppia solidarietà – spiega Cicero – è in primo luogo per le ignobili minacce ricevute con una lettera inviata presso la sua abitazione di Canicattì per intimidirlo, in secondo luogo perchè a fronte di tali minacce il militare ha proseguito implacabile l’esercizio delle sue funzioni proseguendo la propria dettagliata testimonianza al processo in corso ad Agrigento. Il gesto del Procuratore capo di Agrigento, Renato di Natale, insieme al suo Aggiunto, Ignazio Fonzo ed ai Sostituti, di rendere note le minacce in aula, testimonia la concreta vicinanza dell’intero ufficio inquirente a difesa del Maresciallo Licari, dimostrando che la compattezza delle Istituzioni contro i sistemi criminali, nella difesa delle regole e dei servitori dello Stato, rappresenta la risposta più netta ed efficace affmchè tali gravi minacce vengano rispedite al mittente. Lo scorso 18 giugno al finanziere era stata fatta recapitare una lettera dove veniva invitato a non tornare più a Lampedusa, a «firma» degli «amici di via Roma», dove ha sede il Municipio. Secondo l’accusa, sull’isola, negli anni scorsi sarebbe stata messa in campo una vera e propria associazione a delinquere «promossa, organizzata e diretta» dall’ex sindaco Bernardino De Rubeis, dall’ex dirigente dell’Ufficio tecnico Giuseppe Gabriele e dall’ex consulente Gioacchino Giancone. I reati contestati sono l’associazione a delinquere, la corruzione, il falso, la truffa, l’abuso di ufficio, la turbativa d’asta e l’abusivismo edilizio.