Cassazione – antieconomicita’ spia del fisco. Di Alberici Debora – Italia Oggi.

La Corte di cassazione fornisce un’importante arma all’amministrazione finanziaria Antieconomicità spia del fisco. Costi eccessivi rispetto ai redditi: accertamenti legittimi.

L’antieconomicità della gestione aziendale diventa un’arma sempre più potente nelle mani del fisco. E infatti legittimo l’accertamento induttivo, anche in assenza di qualunque irregolarità, se i costi sostenuti dall’azienda sono troppo alti rispetto al reddito dichiarato. La stretta sull’elusione arriva dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20076 del 24 settembre 2014, ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate contro la decisione con la quale la Ctr di Milano aveva annullato l’accertamento induttivo adottato dall’ufficio, a parere dei giudici d’appello, in assenza dei presupposti previsti dalla legge. La vicenda riguarda una srl milanese che, a fronte di bilanci sempre negativi, dichiarava quasi 300 mila euro di costi all’anno, L’ufficio aveva quindi emesso un accertamento induttivo, ritenuto legittimo, in primo grado, dalla Ctp del capoluogo lombardo. Contro questa decisione i manager hanno presentato ricorso alla Ctr che ha invece ribaltato il verdetto, annullando l’atto impositivo.

Quindi l’Agenzia delle entrate ha depositato gli atti al Palazzaccio. La Cassazione ha accolto il gravame chiarendo in prima battuta che una volta contestata dall’Erario l’antieconomicità di un comportamento posto in essere dal contribuente, poiché assolutamente contrario ai canoni dell’economia, incombe sul medesimo l’onere di fornire, al riguardo, le necessarie spiegazioni, supportate dai relativi elementi di prova, essendo, in difetto, pienamente legittimo il ricorso all’accertamento induttivo da parte dell’amministrazione, ai sensi degli artt. 39 del dpr n. 600/73 e 54 del dpr n. 633/72. In particolare l’amministrazione finanziaria aveva contestato, per l’anno 1999, i costi eccessivi per gli acquisti di merci destinate alla rivendita, l’assunzione di tre dipendenti ben retribuiti, degli investimenti in beni strumentali e canoni di locazione. Tutto ciò a fronte di una redditività praticamente pari a zero. La società aveva chiuso il bilancio in negativo per ben sette anni. Ora gli atti torneranno a Milano dove la Ctr dovrà riconsiderare la decisione presa alla luce del principio affermato in sede di legittimità. In definitiva per la Cassazione a fronte di un quadro probatorio così nitido il contribuente avrebbe dovuto fornire la prova contraria. Ha quindi sbagliato la Ctr a non valorizzare le presunzioni fornite dall’ufficio Iva di Milano a sostegno dell’accertamento induttivo. Anche la Procura generale del Palazzaccio aveva sollecitato in aula di accogliere il ricorso dell’Agenzia delle entrate e di confermare la validità dell’atto impositivo.