Capitano dei carabinieri in manette per peculato e rivelazione di segreti. Avrebbe informato alcuni amministratori di una perquisizione in casa di un loro collega. Di Nicola Moncada – Corriere di Maremma

 14 febbraio 2015

GROSSETO. La compagnia di Tuscania l’aveva lasciata a giugno, per andare a dirigere, a Roma, un importante nucleo operativo – ramificato in tutt’Italia – al ministero dell’Agricoltura. Un nucleo carabinieri che, ultimamente, si stava occupando di grandi frodi comunitarie. Andandosene, dopo sette anni, con la prospettiva d’essere, a breve, promosso maggiore, il capitano Massimo Cuneo (originario di Orbetello ma in servizio a Tuscania, nel Viterbese) si lasciava alle spalle un’attività operativa imponente: basti pensare, a titolo d’esempio, a quel record di 143 arresti effettuati, in un solo anno, dai suoi uomini. Poi, però, dopo un avviso di garanzia di cui già da mesi circolava la voce, è agli arresti domiciliari. Peculato, ma anche rivelazione di segreti: questi i reati che, nel quadro di un’indagine cui – con la direzione del pubblico ministero Paola Conti – hanno contribuito gli stessi Carabinieri a la Guardia di Finanza, gli sono stati contestati. Allibito chi, sul piano umano, ne conosceva la cordialità. E prudente chi, di fronte a tante inchieste, sa che, a volte, gli esiti finali non sono quelli che all’inizio si potrebbero presagire. La notizia, al di là d’una scarna nota “ufficiale”, è stata blindata. Massimo Cuneo, rampollo d’una famiglia di prestigiosi ufficiali dei carabinieri e dell’Esercito, sembra che, nel mirino, ci fosse finito da tempo. Almeno, secondo indiscrezioni, da un paio d’anni. Era arrivato a Tuscania mettendo, in pochi mesi, a ferro e fuoco gli ambienti locali dell’edilizia. Contestando, uno dopo l’altra, una serie di abusi. I problemi, per lui, sarebbero cominciati quando, a un certo punto, avrebbe incocciato con un falegname. Doveva, pare, sistemare alcuni infissi d’una stazione. Alla fine, oltre a quelli, avrebbe “curato” anche quelli delle finestre dell’abitazione privata. Importo: millesettecento euro. Che, secondo una configurazione accusatoria, sarebbero finiti nell’alveo complessivo delle spese. La denuncia sarebbe partita da un tarquiniese. C’è dunque da chiedersi se, dietro, vi fosse un “suggeritore”. Visto che, nelle sue indagini, un ufficiale può, a volte, imbattersi in settori “istituzionali”. Sul fronte dei “segreti”, c’è un retroscena: le indagini, nei mesi scorsi, avrebbero investito, facendone degli indagati, il sindaco, un consigliere e un assessore di Tuscania. Sembra che, di punto in bianco, avesse fatto loro sapere che, mentre erano li, con lui, in caserma, era in corso una perquisizione che, in qualche modo, toccava un uomo dell’amministrazione. Anzi, la moglie. Nella cui casa, stando ad alcune ipotesi investigative, era conservata della refurtiva. I tre, sindaco, consigliere e assessore, sono stati sentiti. Uno solo, però, ha parlato. Per tutti, ben presto, è arrivato il proscioglimento. Rivelazione di “segreto” a perquisizione in corso. Quali, dunque, potevano esserne le conseguenze illecite? E’ uno dei tanti misteri di un’inchiesta che, di segreti, potrebbe, dietro le quinte, custodirne molti. Contestualmente all’arresto, sono state eseguite (è detto nella nota stampa), perquisizioni, tanto nella Tuscia che a Roma, anche per fatti successivi al suo comando tuscanese L’ufficiale, pur trasferito a Roma, continuava a vivere nella Tuscia. Ma, dopo il problema degli infissi, a Tuscania. L’attività operativa, il rapporto con la popolazione (con i deboli, non solo con i notabili) sono sempre stati ottimali. E molti, della notizia del suo arresto, ne soffrivano. C’era chi, in questa storia, sentiva qualcosa di “costruito”, di non schietto. Quasi che, all’ufficiale, fosse stato fatto pagare qualcos’altro. Intanto, resta l’attesa di sapere cosa realmente vi sia dietro questo arresto. Ci sono, però, alcuni punti fermi. Quel percorso di chilometri a piedi nell’alta neve, per fare un esempio, in piena notte, con le strade bloccate, per andare a salvare, a rischio della propria vita, un sequestrato.