Blocco stipendiale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico. In IV Commissione Difesa il sottosegretario Gioacchino ALFANO risponde ad una interrogazione parlamentare, “manifestando l’auspicio di poter riuscire a superare definitivamente la vicenda del blocco stipendiale nella legge di stabilità per il 2015”.

Nella seduta n. 339 di ieri 19 novembre 2014 della IV Commissione Difesa il sottosegretario Gioacchino ALFANO ha dato risposta all’interrogazione parlamentare n.5/02933 nella quale, con riferimento al noto blocco stipendiale del personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, si chiedeva “se e quali iniziative il Governo intenda adottare, con la massima urgenza, per assicurare al personale del comparto sicurezza, a partire dalle Forze armate, da quelle di polizia nonché dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, la corresponsione integrale dei trattamenti economici connessi con impiego e funzione, con l’effettiva presenza in servizio e con la maturazione dei requisiti di anzianità e di merito, nonché per ripristinare i meccanismi concernenti le progressioni di carriera e gli automatismi retributivi per il personale del comparto difesa e sicurezza, al fine di riconoscere la giusta dignità professionale per gli operatori di questo comparto fondamentale per il Paese”.

Nella risposta fornita, il Sottosegretario ha, in particolare, evidenziato:

  •  “quanto questa norma sul blocco stipendiale sia particolarmente afflittiva per il comparto, in quanto si basa su un sistema gerarchico-funzionale nel quale la progressione di carriera e l’anzianità di servizio sono fattori essenziali”;
  • come “un blocco di questo tipo penalizza il merito e chi ha più responsabilità e inserisce una disparità di trattamento tra chi ha lo stesso grado e svolge le stesse funzioni”;
  • che “la questione, infatti, è stata affrontata in diverse occasioni a livello interministeriale; occasioni promosse dai responsabili dei Dicasteri interessati, ed in particolare dal Ministro Pinotti, per la difesa che ricomprende quasi il 60 per cento del personale interessato”;
  • che “il 7 ottobre scorso, il Presidente Renzi ha assicurato, in occasione dell’incontro con i rappresentanti del COCER e dei sindacati delle forze del comparto, che le risorse necessarie sono state reperite e che pertanto è già stato previsto nell’articolato della legge di stabilità di accordare lo sblocco definitivo a partire dal 1o gennaio 2015”.

L’interrogante, Sabrina CAPOZZOLO (PD), ha espresso “soddisfazione per la risposta fornita dal rappresentante del Governo, assicurando che riferirà le positive notizie da tempo attese ai rappresentanti del Comparto della difesa”.

E’ evidente come si tratti dell’ennesimo segnale di rassicurazione in merito al “definitivo” sblocco delle dinamiche salariali del personale del comparto, segnali che erano in precedenza già stati “lanciati” dal Sottosegretario al Ministero della Difesa Gioacchino ALFANO, il quale, sempre in sede di IV Commissione Difesa, aveva assicurato lo sblocco del trattamento economico del personale del comparto a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Segnali nello stesso senso, oltre che dal Governo, erano in quella circostanza pervenuti anche da alcuni esponenti politici facenti parte della IV Commissione Difesa, che aveva in merito approvato due emendamenti tesi proprio alla modifica del comma 3 dell’articolo 21 del Disegno di Legge di Stabilità 2015 in tema di sblocco stipendiale (Clicca qui per la notizia completa).

Attendiamo che tutto si concretizzi nel testo definitivo della Legge di Stabilità 2015, in maniera tale da porre termine oltre che al blocco delle dinamiche salariali del personale del comparto, anche allo “stillicidio” di notizie, aspettative ed auspici che ancora tanti dubbi lasciano in chi da anni paga caramente il prezzo del dissesto economico-finanziario di questo Paese, a cui non ha certo contribuito.

Commento di Alessandro Margiotta

Vedi anche:

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 TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA

CAMERA DEI DEPUTATI

339

Mercoledì 19 novembre 2014

 XVII LEGISLATURA

BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

Difesa (IV)

Interrogazione n. 5-02933 Capozzolo: Sul blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali.

In via preliminare, si rammenta che dal 2011, per effetto del decreto-legge n. 78 del 2010 (articolo 9 commi 1 e seguenti) emanato dal Governo Berlusconi, è stato introdotto il blocco degli effetti economici delle progressioni di carriera per tutti i dipendenti dello Stato.

Inizialmente previsto per un triennio, è stato poi prorogato dal Governo Monti per tutto il 2014.

Come è a tutti noto tale misura per il personale del Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico ha interessato il blocco degli scatti biennali, la cosiddetta «omogeneizzazione stipendiale» dei dirigenti a 13 e 23 anni di servizio, l’assegno funzionale per i non direttivi, le indennità di posizione e perequativa dei dirigenti, la differenza stipendiale fra un grado ed il successivo in caso di promozione eccetera.

A tale personale è stata attribuita per alcuni anni una «una tantum», compensativa, in tutto o in parte del danno economico subito, pari a: 100 per cento per il 2011, 46 per cento per il 2012 e 16 per cento per il 2013, mentre nulla è stato sin qui previsto per il 2014.

Non sfugge, evidentemente, quanto questa norma sul blocco stipendiale sia particolarmente afflittiva per il comparto, in quanto si basa su un sistema gerarchico-funzionale nel quale la progressione di carriera e l’anzianità di servizio sono fattori essenziali.

Un blocco di questo tipo penalizza il merito e chi ha più responsabilità e inserisce una disparità di trattamento tra chi ha lo stesso grado e svolge le stesse funzioni.

Il Governo si è fatto interprete del disagio e quindi delle aspettative e della fortissima attesa del personale coinvolto per il ripristino del trattamento economico integrale, impegnandosi al massimo in tale prospettiva.

La questione, infatti, è stata affrontata in diverse occasioni a livello interministeriale; occasioni promosse dai responsabili dei Dicasteri interessati, ed in particolare dal Ministro Pinotti, per la difesa che ricomprende quasi il 60 per cento del personale interessato.

Già nel mese di luglio, si sono svolte specifiche riunioni, anche a livello tecnico, per esplorare la possibilità di individuare le risorse in grado di consentire un anticipo dello sblocco rispetto alla scadenza oggi prevista.

Sebbene l’attuale congiuntura economica non fosse più facile delle precedenti, la tematica è stata ulteriormente approfondita anche successivamente, in altre circostanze, per ultimo, il 17 settembre scorso, nell’ambito di una riunione presso la Presidenza del Consiglio, allo scopo di individuare in maniera condivisa le risorse necessarie per raggiungere questo obiettivo tanto atteso dalle Forze armate e di Polizia.

È così che, il 7 ottobre scorso, il Presidente Renzi ha assicurato, in occasione dell’incontro con i rappresentanti del COCER e dei sindacati delle forze del comparto, che le risorse necessarie sono state reperite e che pertanto è già stato previsto nell’articolato della legge di stabilità di accordare lo sblocco definitivo a partire dal 1o gennaio 2015.

 TESTO INTEGRALE DELL’INTERROGAZIONE

 Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-02933

presentato da

CAPOZZOLO Sabrina

testo di

Mercoledì 4 giugno 2014, seduta n. 239

 CAPOZZOLO. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell’interno. — Per sapere –

premesso che:

il comparto sicurezza è di fatto oggetto di un blocco contrattuale fermo al 2006, nonché del congelamento di tutte le prerogative connesse ai diritti spettanti ai relativi lavoratori, a partire dall’adeguamento economico attribuito a seguito di progressione di carriera, assegno di funzione fino a quanto riguarda gli scatti di anzianità e finanche il blocco del riordino delle carriere;

si è quindi venuta a creare una fortissima discriminazione nei confronti del personale delle forze dell’ordine che anche in presenza di requisiti professionali e di anzianità non hanno avuto riconoscimenti sotto il profilo giuridico costituzionale;

il decreto-legge n. 78 del 2010, in considerazione della «straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per il contenimento della spesa pubblica e per il contrasto all’evasione fiscale ai fini della stabilizzazione finanziaria, nonché per il rilancio della competitività economica» ha previsto l’esclusione, per l’intero triennio 2011-2013, delle retribuzioni del personale della pubblica amministrazione, tra cui rientra il personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, tanto dai meccanismi di adeguamento previsti per legge, quanto dall’applicazione degli aumenti retributivi (scatti e classi di stipendio) collegati all’anzianità di ruolo, nonché, addirittura, dal riconoscimento dei benefici economici correlati alle progressioni di carriera, senza possibilità successiva di recupero e senza possibilità di attivare comunque una procedura di concertazione;

tali disposizioni sono state prorogate fino al 31 dicembre 2014 dal successivo decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 2013, n. 122;

il richiamato blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali ha pregiudicato la maturazione di alcuni istituti tipici specifici del comparto sicurezza, difesa e soccorso strettamente connessi alla valorizzazione dell’anzianità di servizio e alla correlata acquisizione di crescenti competenze professionali, nonché più impegnative responsabilità di servizio, quali l’omogeneizzazione, l’assegno funzionale e gli incrementi stipendiali parametrali non connessi a promozioni;

tali disposizioni hanno inoltre determinato anche il blocco degli adeguamenti annuali indicizzati (classi, scatti stipendiali ed effetti economici) delle progressioni di carriera, che sono in gran parte legate a rigide procedure di selezione e avanzamento, assolutamente definite dalla normativa vigente per le varie categorie di personale;

qualora non si dovesse intervenire nella correzione di tali storture si rischia una palese violazione del diritto ad una equa retribuzione legata alle funzioni svolte, principio sancito costituzionalmente;

va inoltre detto che con la stratificazione degli effetti dei vari interventi normativi succedutisi nel tempo si è venuto a determinare un diverso trattamento economico tra soggetti che ricoprono le stesse funzioni;

con il decreto-legge n. 95 del 2012 sono state previste ulteriori misure di contenimento della spesa nel settore della difesa che vanno dalla riduzione del personale militare in misura non inferiore al 10 per cento, alla riduzione di spesa per l’acquisto di beni e servizi del Ministero della difesa pari a 148 milioni di euro, dalla riduzione dei contributi in favore dell’Agenzia industrie difesa, alla riduzione delle spese per la professionalizzazione delle Forze armate;

pur se la legge di stabilità 2014 ha dato qualche segnale di inversione di tendenza in termini di formazione e addestramento del personale, nonché manutenzione ed efficienza dei mezzi e degli equipaggiamenti per garantire piena funzionalità dello strumento militare, si è ancora in una situazione di oggettiva difficoltà per chi opera nel settore;

con tutte le voci di ulteriore ridimensionamento della spesa diventa fondamentale e imprescindibile lavorare per la difesa della dignità professionale e della specificità operativa degli addetti alla sicurezza nel nostro Paese –:

se e quali iniziative il Governo intenda adottare, con la massima urgenza, per assicurare al personale del comparto sicurezza, a partire dalle Forze armate, da quelle di polizia nonché dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, la corresponsione integrale dei trattamenti economici connessi con impiego e funzione, con l’effettiva presenza in servizio e con la maturazione dei requisiti di anzianità e di merito, nonché per ripristinare i meccanismi concernenti le progressioni di carriera e gli automatismi retributivi per il personale del comparto difesa e sicurezza, al fine di riconoscere la giusta dignità professionale per gli operatori di questo comparto fondamentale per il Paese. (5-02933)