Ascoltate il grido del silenzio – di Jacopo Picciuto*

 

27 gennaio 2015

Oggi si celebra il “Giorno della memoria”, per non dimenticare le vittime della “Shoah”, un terribile genocidio di matrice antisemita e razzista, nonché l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il più grande campo di sterminio nazista. Attraverso il ricordo di quei terribili anni, non tralasciamo le vittime di ogni guerra e dei genocidi di massa che sono stati perpetrati nel tempo, in ogni parte del mondo. La morte di un essere umano non trova giustificazione alcuna: sia essa di matrice politica, religiosa o etnica. Nonostante gli appelli di intellettuali, statisti, uomini e donne impegnati per il risveglio delle coscienze critiche, gli stermini sono continuati da allora e sino ai nostri giorni.

Anna Frank ebbe a scrivere nel suo Diario: “È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare. Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ci ucciderà, partecipo al dolore di migliaia di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno la pace e la serenità.”

Consegniamo il nostro pensiero alla sensibilità ed alle riflessioni di un ragazzo liceale, che con la sua classe ha visitato il campo di prigionia di Auschwitz, impegnandoci a trovare nella pace e nella civile convivenza tra popoli, la strada per costruire un mondo migliore.

Sicurezza Cum Grano Salis

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Mi chiedono di definire Auschwitz… è come chiedere alla filosofia di descrivere minuziosamente la verità.

Silenzio… un silenzio assordante e insopportabile.

È alquanto doloroso ripensare a ciò che ho solo potuto intravedere, in quanto quello che ho visto è un pallido riflesso di quello che è stato.

Ma quello che ho potuto vedere non è definibile, è un’esperienza che cambia la vita attraverso un silenzioso urlo che vuole scuotere l’umanità assopita.

È passato meno di un secolo, ma nelle coscienze Auschwitz sembra celato da un vetro opaco, vediamo solo cifre spaventose di uomini, donne e bambini che hanno perso la vita, ma non si coglie la vera essenza di ciò che i campi di concentramento hanno rappresentato.

Quello che è accaduto segna di fatto una rottura con la storia precedente, un terribile “anno zero”.

La precisione tedesca e il calcolo minuzioso sono stati messi al servizio della distruzione della specie umana, come accadde con la bomba atomica. Che valore ha dunque la virtù? Se ci pensate questo sconvolge tutto.

Il nazista è un tipo antropologico di persona. Ci sono individui che desiderano veder bruciare il mondo e questo regime rappresenta solo uno dei volti della malvagità…quando vedo una svastica rabbrividisco, perché non è da escludere che si ripeta un simile genocidio.

Vi prego, riflettete su Auschwitz e documentatevi…quello che è rimasto non è un mausoleo da osservare con indifferenza, ma è un disperato grido.

Voi, i vostri figli, i vostri parenti, potreste essere i prossimi! Tendete l’orecchio e ascoltate questo grido! Non ubbidite a false promesse, siate voci fuori dal coro e ascoltate quel grido di chi non può più far sentire la propria voce per renderlo perpetuo.

*4^ Liceo Linguistico “E. Majorana – E. Corner” di Mirano (VE)