Correttivi al riordino.Lettera aperta di un Ispettore della GdF: Perché il Corpo non valorizza nel ruolo TLA il personale di base in possesso di laurea specialistica?

Concorsi interni, riservati al personale appartenente alle categorie I.S.A.F., per la nomina a Ufficiale del ruolo “Tecnico Logistico Amministrativo”

 

La presente, ci tengo a precisare, muove dal più puro spirito di spontanea collaborazione e partecipazione “dal basso”.

Nel tentativo, temerario, di comporre la questione in termini di brevità ed esaustività, evidenzio fin da subito che la proposta cui faccio cenno si ispira a una considerazione che, a mio avviso, promana dalla stessa ratio posta a fondamento della cornice delineata dalla legge di delegazione n. 124/15 sulla Riforma della Pubblica Amministrazione (c.d. Legge Madia).

Entrando gradatamente nello specifico della proposta, ritengo innanzitutto che il riordino delle carriere delle Forze di Polizia rappresenti un validissimo strumento per (tra l’altro) valorizzare “effettivamente e sostanzialmente” il personale.

In primis, quello già in organico.

Prima di entrare nel vivo della questione, corre l’obbligo di evidenziare – per dovere di informazione – l’esistenza di talune recentissime proposte di legge,  al vaglio del Parlamento, che renderebbero possibile il riscatto della durata legale del corso di laurea a titolo gratuito (ad oggi, infatti, risulta essere possibile solo l’opzione del riscatto oneroso. Gli importi da versare sono molto cospicui e variano in base ad alcuni parametri tra cui gli anni da riscattare e i tempi della richiesta.

In buona sostanza, prima viene presentata la domanda minore sarà la somma da pagare.

Sempre ricordandolo a me stesso, arriviamo fino ai giorni nostri con lo schema di decreto contenente l’intero e complesso articolato riordino.

A tal proposito, è d’obbligo sottolineare la notizia inerente al reso parere del Consiglio di Stato (ancorché limitato alle FF.PP.), con il quale è stata evidenziata, tra l’altro, la possibilità di modificare o integrare il novellando corpus normativo attraverso l’ordinario e costante monitoraggio degli effetti da esso scaturenti (c.d. regulatory review), anche oltre il ristretto periodo di tempo indicato nell’art. 8, co. 6 della legge di delegazione (un anno dall’approvazione dei singoli decreti).

La premessa era doverosa per dare conto di quanto l’Amministrazione, grazie all’insostituibile e instancabile opera degli Organismi di rappresentanza, a tutti i livelli, sia concretamente impegnata sul fronte (comune ad altre Amministrazioni del Comparto), in linea con le indicazioni cristallizzate nella citata legge delega.

Vengo, dunque, allo spunto di riflessione e conseguente proposta integrativa che nasce, come detto, da una considerazione di fondo che è anche una granitica constatazione, ossia l’attuale inesistenza di un concorso “interno” (o per quote riservate) per la nomina a ufficiale di un ruolo particolarmente delicato, nevralgico, strategico e di grande responsabilità: “il Ruolo Tecnico Logistico Amministrativo” (futuro “Ruolo Tecnico”).

Dall’analisi dello schema di decreto sul riordino delle carriere, sembrerebbe che poco o nulla di innovativo si adduca nel merito – così come solo poche parole sono state spese (qualche riga a malapena) – e che non vengano proposte soluzioni che contribuiscano a valorizzare il personale sub-direttivo che ambisca a ricoprire quegli incarichi, perseguendo, peraltro, verosimili e cospicui risparmi di spesa pubblica (anche nel senso della prevenzione del contenzioso).

Ad oggi, tale tipologia di procedura selettiva è un’opportunità riservata esclusivamente a un numero infinitesimale di appartenenti al Corpo (ad esempio, vgs., segnatamente, per la specialità “Amministrazione”), agli ufficiali in ferma prefissata che, tra l’altro, oltre a essere destinatari di una quota di posti messi a concorso, sono esonerati dallo svolgimento di una prova preliminare.

Diversamente, i colleghi appartenenti alle categorie I.S.A.F. interessati a partecipare alle selezioni, dovranno farlo confrontandosi con il pubblico, contrariamente alla direzione auspicata da alcune recenti direttive interne al Corpo e, a ben guardare, persino a quelle contenute nella legge di delegazione n. 124/15, relativamente ai concetti di “professionalità, merito e valorizzazione del personale”, altrimenti relegati a mere affermazioni di principio.

Inutile rimarcare che anche questi colleghi hanno conseguito il previsto titolo accademico di accesso alle procedure selettive, la laurea (vecchio ordinamento, specialistica, magistrale), e, in più – a differenza dei candidati appartenenti alla categoria ufficiali in ferma prefissata – dovranno anche affrontare una prova preselettiva (vedansi le disposizioni dell’ultimo concorso per la nomina di n. 20 tenenti del ruolo T.L.A.).

Desidero osservare, che trattasi pur sempre di militari in servizio, con un significativo e riconosciuto bagaglio professionale e culturale acquisito sul campo, già sottoposti a prove simili, peraltro, implicanti un costo: un esonero, alla stregua di quanto avviene per gli ufficiali in ferma prefissata, comporterebbe ulteriori risparmi di spesa.

Al tempo stesso, immagino sia utile rimarcare un altro aspetto, tutt’altro che marginale.

Sembra, infatti, notorio che il ruolo T.L.A. non risulti connotato da grande “appetibilità” (mi passi il termine) per la gran parte dei colleghi in servizio, a causa di diverse ragioni, in primis, economiche, essendo nel complesso, meno remunerativo.

Nondimeno, un’esigua minoranza di colleghi appartenenti alle categorie I.S.A.F. potrebbe essere estremamente motivata a ricoprire proprio quel tipo di ruolo e mansioni, spinto dalla propria passione, indole, studi effettuati, esperienze maturate, etc.

Al di là dei pochissimi posti messi a concorso, consentire una procedura selettiva interna (o dedicarne quote riservate) – chi scrive è, comunque, ben consapevole delle stringenti disposizioni normative in materia e dell’incidenza della discrezionalità amministrativa – potrebbe perseguire efficacemente l’obiettivo da più parti invocato di dare effettivo e sostanziale valore e risalto a chi, ad esempio, in virtù del proprio percorso di vita, professionale, accademico, in linea con la cornice tracciata dalla legge di delegazione n. 124/15 e, ancor prima, con le disposizioni legislative dirette alla revisione della spesa pubblica (spending review), nonché con i più sentiti principi della c.d. buona amministrazione, lavorerebbe ai più alti livelli di motivazione, proprio perché naturalmente e continuativamente stimolato dalla propria indole, in coerenza, come detto e fra l’altro, con le passioni e gli studi effettuati (anche prima dell’arruolamento), comportando verosimili e tangibili vantaggi per l’Amministrazione e, di riflesso, per i cittadini/contribuenti.

Da ultimo, rammento le considerazioni contenute in un’innovativa e coraggiosa delibera emanata dal  Co.Ce.R. GdF – oserei dire “di rottura col passato” – inerente all’opportunità di consentire l’iscrizione dei militari in possesso di taluni requisiti agli Albi/Ordini professionali, sintomatico della riconosciuta utilità di quei militari da parte dell’Amministrazione (cfr. delibera Co.Ce.R. n. 02/202/11° del 12.10.2016 – approvazione unanime.

 Ex abrupto, quanto  ho brevemente rappresentato, seppure con ogni approssimazione legata alla necessaria sintesi, può riassumersi nei seguenti quattro punti fondamentali:

  1. miglior impiego, razionalizzazione e valorizzazione del personale già in organico;
  2. sensibile abbattimento dei costi per la spesa pubblica (derivanti non solo dalla semplificazione delle procedure selettive interne);
  3. alto grado di probabilità di un incremento di risultati dell’azione amministrativa, in termini di efficienza, efficacia ed economicità (da valutarsi anche in funzione dei vantaggi diretti per l’Amministrazione e, indiretti, per la collettività);
  4. minore spesa per assunzioni di nuovo personale e deflazione delle procedure di reclutamento.

Stante la specificità (“nella specificità” già accordata al Comparto: mi sia consentita l’endiadi) della pluralità di missions istituzionali attribuite alla Guardia di Finanza, da ultimo con la più volte citata legge di delegazione n. 124/15 sulla riforma della Pubblica Amministrazione, mi pare sia lecito e consentito pensare a coraggiosi quanto giustificati contributi, come quello descritto in questa personale memoria, che vadano nella direzione di prendere in analisi la realizzazione di progetti costruttivi, innovativi e, secondo alcuni punti di vista, pionieristici (ma al tempo stesso connotati da alta sensibilità nei confronti del personale), nel segno della reale valorizzazione delle risorse umane e della vicinanza alle stesse, del contenimento della spesa pubblica e dell’adeguamento, in chiave più moderna, delle procedure di reclutamento e di progressione di carriera di chi già veste, con orgoglio, le gloriose Fiamme Gialle.

Mi permetto di formulare un’ultima considerazione. È notorio che al comparto Tecnico Logistico Amministrativo – sol che ci si soffermi sul significato di questa unità lessicale autonoma – siano attribuite funzioni eminentemente non operative (e, in coerenza con tali compiti, il bando di concorso, le prove selettive e la successiva attività formativa a cui vengono avviati i candidati idonei vincitori risultano essere caratterizzati, giustappunto, da un taglio tutt’altro che “operativo”), di talché sarebbero, per esso, più che ragionevolmente giustificabili azioni dirette a consentire il superamento del requisito del “limite massimo di età” in sede di procedure di reclutamento, in favore, quantomeno, dei candidati già appartenenti al Corpo che andranno ad alimentare tale ruolo (così come già accaduto, tout court, per altri requisiti, come ad esempio, i limiti di altezza), ciò, principalmente, per diversi ordini di motivi.

Innanzitutto, è d’obbligo rievocare i principi e le linee guida dettate al Governo dalla legge di delegazione n. 124/15 e, in particolare, per quanto di specifico interesse, il su richiamato art. 8 (primi fra tutti: professionalità, merito e valorizzazione del personale in organico).

Inoltre, al fine di rafforzare e dotare di ulteriore pregio la formulata asserzione – avuto anche riguardo ai probabili profili di contrasto dell’attuale quadro normativo nazionale rispetto a quello comunitario – ritengo possa essere d’uopo adottare il modello di argomentazione ermeneutica a contrario nella lettura di talune recenti sentenze e, segnatamente, di quella pronunciata dalla Corte di Giustizia Europea (cfr. Corte di Giustizia UE, Sezione Grande, sentenza 15/11/2016 n° C-258/15) che, occupandosi di una controversia sorta in Spagna, della quale fu investita in sede di rinvio pregiudiziale, ebbe modo di rimarcare che il profilo di agente per il quale fu organizzato il concorso controverso non contemplava l’esecuzione di compiti amministrativi, ma di sole funzioni essenzialmente operative o esecutive che possono comportare il ricorso alla forza fisica e richiedere il coinvolgimento in missioni in condizioni ardue, se non estreme. A tal riguardo, l’Accademia di polizia resistente sostenne che, a partire dall’età di 40 anni, gli agenti subirebbero un degrado funzionale, che si tradurrebbe in una diminuzione della capacità di recupero dopo uno sforzo sostenuto e in un’incapacità a svolgere qualsiasi altro compito che richieda il medesimo livello di sollecitazioni durante un certo lasso di tempo. D’altro canto – e qui si riscontra la più evidente distonia con le scelte operate in Italia – l’Accademia di polizia spagnola prevede concorsi ad hoc, senza limiti di età, per l’assunzione di personale con mansioni solo amministrative, in ossequio alla Direttiva comunitaria n. 2000/78/CE del Consiglio, datata 27 novembre 2000, posta a presidio e tutela della parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

Sotto altro aspetto, giovando ancora una volta rammentare la ratio della legge delega n. 124/15, senza timore di smentita, si può tranquillamente affermare che a un’età (anagrafica e, a fortiori, di servizio) più avanzata del personale (che magari abbia anche espletato per anni funzioni tecniche, logistiche e amministrative), ben possa naturalmente corrispondere una maggiore esperienza e professionalità acquisita nei delicati settori T.L.A. in cui andrebbe a operare nella qualità di ufficiale, tale da rendere ancora più significativo e meritevole di attenzione l’auspicio di valorizzare realmente le risorse interne, già ampiamente e profondamente formate, a vantaggio dell’Amministrazione e, indirettamente, dell’intera comunità.

Nella speranza di aver suscitato il vostro interesse e quello degli addetti ai lavori.

Un Ispettore della GdF