Conoscere e capire le regole del sistema pensionistico del comparto difesa e sicurezza. Di Eliseo Taverna*

Si inizia a riparlare di modifiche al sistema pensionistico ed il personale del comparto difesa e sicurezza fa sempre più fatica a comprendere se le modifiche intervenute negli ultimi tempi riguardino o meno direttamente anche loro.

E’ opportuno precisare, pertanto, che dopo la riforma Amato, avvenuta con decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 e Dini, Legge 8 Agosto 1995 n. 335 che hanno radicalmente cambiato il sistema di calcolo del trattamento pensionistico della quasi totalità dei lavoratori italiani, compresi poliziotti civili e militari ed appartenenti alle forze armate, vi sono stati ulteriori tentativi dei legislatori che si sono alternati nel tempo, volti a rivedere, in pejus, anche il sistema di calcolo e, con esso, il rendimento delle pensioni del personale del comparto difesa e sicurezza, da sempre più favorevole rispetto agli altri comparti in ragione della specificità di status e d’impiego del personale.

La forte spinta volta ad armonizzare tutti i trattamenti pensionistici, proveniente dai vari comparti di contrattazione, tuttavia, ha sempre trovato la ferma opposizione dei Co.Ce.R. e delle OO.SS. di Polizia, da ultimo in occasione del tentativo di emanazione del regolamento di armonizzazione contemplato dalla legge Fornero.

Il DPR 157/2013, infatti, prevedeva l’emanazione di uno specifico regolamento attuativo per il personale del comparto difesa e sicurezza contenente la rivisitazione dei requisiti di accesso al trattamento pensionistico e l’inserimento di precise penalizzazioni, in termini economici, per coloro che avrebbero inteso lasciare il lavoro prima dei nuovi requisiti individuati.

La ferma contrarietà dei rappresentanti del personale che, legittimamente ritenevano non fosse affatto possibile rivedere le regole in vigore, in quanto sarebbero diventate troppo afflittive per un comparto specifico e con la stragrande maggioranza di personale che svolge forme di lavoro particolarmente usurante, impedì al Governo di apportare le modifiche ipotizzate.

Pur rimanendo in vigore per il personale del comparto i precedenti requisiti d’accesso al sistema pensionistico, pertanto, l’età pensionabile per effetto del decreto legge 78/2010 convertito in legge 122/2010 deve tener conto della cosiddetta “finestra mobile” (il minimo è 12 mesi) nonché dell’aumento della speranza di vita.

Ciò comporterà, pertanto, un differimento del periodo necessario per poter accedere al trattamento pensionistico (differenza tra il raggiungimento dei requisiti anagrafici e contributivi e data utile per poter essere posto in congedo e percepire il trattamento di quiescenza).

Per quanto concerne la pensione di anzianità, quindi, gli interessati possono accedere al trattamento di pensione anticipato (anzianità) al perfezionamento dei seguenti requisiti:

a) raggiungimento di un’anzianità contributiva pari a 40 anni e 7mesi indipendentemente dall’età anagrafica (35 di servizio e 5 di supervalutazione);

b) raggiungimento di un’anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e con un’età anagrafica di almeno 57 anni e 7 mesi. 

Il personale del comparto che deciderà di accedere alla pensione con il requisito dei 40 anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica dovrà sottostare ad una finestra mobile di 15 mesi, contro i 12 previsti per gli altri casi.

In pratica dovrà svolgere 15 mesi di lavoro in più, per effetto della finestra mobile, prima di poter essere collocato in congedo con diritto a pensione.

Per quanto concerne la pensione di vecchiaia, invece, la stessa si ottiene al raggiungimento dell’età anagrafica massima prevista per la permanenza in servizio dai singoli ordinamenti (limite ordinamentale) che varia in base al grado ed alla funzione ed oscilla tra i 60 anni (personale di base) ed i 65 anni (Generale di Corpo d’armata).

Per poter beneficiare del trattamento pensionistico di vecchiaia (limite ordinamentale) il dipendente del comparto oltre al requisito anagrafico suddetto dovrà possedere almeno vent’anni di contribuzione.

Il dipendente (con il sistema retributivo)* che dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione di anzianità decida di rimanere in servizio fino al compimento del sessantesimo anno di età (limite ordinamentale) nel periodo di ulteriore permanenza in servizio intercorrente tra la data di maturazione del trattamento di quiescenza per anzianità e quello di vecchiaia, per effetto del recente passaggio di tutta la generalità dei dipendenti nel sistema contributivo, non accumulerà ulteriore montante contributivo utile ad accrescere il trattamento mensile che gli verrà corrisposto.

L’interessato, pertanto, dovrà presentare, direttamente all’INPS, così come disciplinato con circolare 131/2012 del citato Ente previdenziale, esclusivamente in via telematica, le richieste di prestazioni pensionistiche concernenti la pensione diretta di anzianità, di vecchiaia (ad eccezione del personale che transita in ausiliaria), di inabilità e per le ricongiunzioni dei trattamenti pensionistici.

Nel contempo, colui che ritiene di voler essere posto in quiescenza, dovra’ presentare  al reparto di appartenenza la domanda di collocamento in congedo , conforme al modello previsto, tra i dodici ed i sette mesi antecedenti la data ipotizzata per lasciare il lavoro attivo, nonché copia del modello INPS – pensione diretta ordinaria – già presentato in modalità telematica al già citato Istituto di Previdenza.

*la settimana prossima verrà pubblicato un ulteriore articolo che spiegherà la differenza di trattamento tra il personale con il sistema retributivo e quello con il sistema misto e contributivo.

 

*Delegato Co.Ce.R. Guardia di Finanza