Guardie di frontiera Ue per controllare i confini. Di Marco Mongiello – l’Unità

16 Dicembre 2015

La proposta della Commissione. Via all’ufficio dei rimpatri.

Controlli ai confini esterni da parte di una guardia di frontiera europea. interventi anche contro la volontà di uno Stato membro e creazione di un ufficio europeo dei rimpatri. Quello proposto ieri dalla Commissione Ue nell’aula della plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo è l’ultimo tassello per una gestione dell’immigrazione che negli ultimi dodici mesi è passata da materia di competenza esclusivamente nazionale a politica comune. Le proposte di ieri si aggiungono e sono complementari agli accordi per redistribuire agli altri Stati membri l60mila richiedenti asilo arrivati in Italia e in Grecia, che di fatto è un superamento delle regole di Dublino e per creare dei centri di registrazione, i cosiddetti hot spot, nei punti di arrivo dei migranti. Ieri però è stato anche il giorno delle polemiche perla presentazione di un documento della Commissione che accusa Italia e Grecia di essere in ritardo sulla realizzazione degli hot spot e sulla costatazione che anche i ricollocamenti dei richiedenti asilo vanno a rilento.

La nuova guardia di frontiera europea riunirà l’Agenzia europea per la guardia costiera e di frontiera istituita da Frontex e le autorità degli Stati membri responsabili della gestione delle frontiere, che continueranno a occuparsi delle attività giornaliere. L’agenzia, che entro il 2020 dovrebbe arrivare a 1000 dipendenti a tempo indeterminato, il doppio dell’attuale Frontex, dovrebbe poter contare anche su 1500 esperti da dispiega re entro tre giorni e su mezzi e attrezzature tecniche proprie, invece di doverle chiedere ogni volta agli Stati membri, come succede oggi.

La grande novità, oltre ai compiti di sorveglianza e monitoraggio, è che le guardie di frontiera europea potranno intervenire anche contro la volontà di uno Stato membro. Inoltre la Commissione propone di istituire un Ufficio europeo dei rimpatri, con squadre di intervento per il rimpatrio composte da personale di scorta e di sorveglianza, e d i creare un documento di viaggio europeo uniforme per il rimpatrio che garantirà una più ampia accettazione dei rimpatriati da parte dei Paesi terzi. Ogni anno infatti in Europa viene emesso quasi mezzo milione di ordini di espulsione, ma solo il 40% di queste decisioni è stato e seguito nel 2014 perché uno dei principali ostacoli alle riammissioni è la mancanza di documenti validi per i rimpatriati. “Gli attuali problemi in materia di migrazione e sicurezza non conoscono frontiere e richiedono un approccio realmente europeo”, ha spiegato il commissario Ue per la Migrazione. Dimitris Avramopoulos. La Commissione però ha anche voluto fare il punto della situazione sull’applicazione delle misure già concordate e ha presentato un documento in cui si passano in rassegna le cose fatte. All’Italia si chiede «un’accelerazione nel dare una cornice legale più solida alle attività negli hot spot, in particolare per permettere l’uso della forza per la raccolta delle impronte e prevedere di trattenere più a lungo i migranti» che rifiutano di farsi registrare.

L’esecutivo comunitario lamenta che al momento solo il centro di registrazione di Lampedusa è operativo e chiede che altri due centri, Pozzallo e Porto Empedocle, siano aperti entro la fine del 2015». II vicepresidente della Commissione Frans Timmermans ha spiegato che gli hot spot sono fondamentali perché «è necessario sapere chi ha diritto alla protezione internazionale. Noi. ha aggiunto, “sappiamo che l’Italia sta facendo un grande lavoro, ma sul fronte degli hot spot è ancora indietro”.

L’Italia è «pronta ad aprire gli hot spot, ha risposto da Roma il ministro dell’Interno Angelino Alfano, sottolineando che in questo modo il Governo toglierà «il pretesto a chi usa gli hot spot per non fare relocation e rimpatri*. Ad oggi però «solo 9 Paesi su 28» stanno applicato la redistribuzione, ha riferito Avramopoulos. Il problema, ha spiegato la capo delegazione degli eurodeputati Pd, Patrizia Toia, intervenendo in aula, è che «la politica europea sull’immigrazione non può essere applicata a pezzi, altrimenti esplodono le contraddizioni. Bisogna applicarla in modo complessivo: controlli e registrazioni devono andare di pari passo a redistribuzione, accoglienza e integrazione».