Trenta dà l’ok ai sindacati. Ma è scontro con i generali. di Francesco Grignetti. La Stampa.

11 gennaio 2019

Un giorno storico per le forze armate: il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha autorizzato la nascita del primo sindacato di militari. Finora ai militari era stato vietata la sindacalizzazione piena, ma poi è giunta una sentenza della corte costituzionale che ha deciso diversamente. E ieri il ministro ha firmato il cosiddetto «assenso ministeriale» alla prima associazione a carattere sindacale. «Nei prossimi giorni annuncia – procederò a riconoscere le altre associazioni che rispondono ai criteri previsti dalla Corte Costituzionale. L’obiettivo è chiudere quanto prima questa fase e permettere a tutte le associazioni che hanno formulato richiesta di iniziare a operare, entro i limiti comunque fissati dalla sentenza della Corte».

Da questo momento in poi, le associazioni riconosciute di soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri (oltre mezzo milione di funzionari dello Stato che vestono la divisa) potranno avviare relazioni ufficiali con i rispettivi Stati Maggiori o Comandi Generali per le materie previste. «Fatta salva – conclude il ministro – la prerogativa negoziale che sarà regolamentata con legge. A tal proposito, vi anticipo che siamo al lavoro sul provvedimento normativo e che presto questa legge sarà discussa in Parlamento». Un passo del genere non è stato indolore. Per dare questo via libera al primo sindacato militare, il ministro è arrivato ai ferri corti con i generali. Due mesi fa, infatti, su indicazione del Consiglio di Stato, la Trenta aveva scritto agli Stati Maggiori per avere il loro parere, non vincolante, sulle associazioni che avevano chiesto l’assenso. Solo che sessanta giorni sono trascorsi invano, senza che i generali rispondessero al ministro. Una forma di sordo dissenso. Si registra solo una stringata risposta della Marina militare, contraria all’associazione in questione, e senza motivazioni. Alla fine, prendendo atto che la risposta dei generali non sarebbe arrivata, ma intenzionatissima ad andare avanti, non foss’altro per mostrare che cosa è il populismo applicato alle forze armate, la Trenta ha deciso uno strappo. Ha firmato il suo «assenso ministeriale» alla nascita del sindacato, ma allo stesso tempo ha scritto una lettera riservata al capo di stato maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, e per conoscenza a tutti gli altri capi di Stato Maggiore, per dolersi della mancata collaborazione.

Articolo La Stampa su sindacato militari

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