Trattamenti pensionistici del personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico. Nessun cambiamento ma solo un inevitabile adeguamento alla speranza di vita. Di Eliseo Taverna e Marco Roda*

Il Governo, tuttavia, sta valutando in questi giorni di poter escludere i Vigili del Fuoco in ragione della loro particolare esposizione ai fattori di rischio ed all’estromissione dallo scivolo contributivo riservato alle Forze di Polizia.

 

La legge 122/2010 ha previsto, a decorrere dal 1° gennaio 2015, l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita.

La citata norma ne ha stabilito l’aggiornato con cadenza triennale mediante un decreto direttoriale da emanarsi a cura del Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il primo adeguamento è stato applicato nel 2013 ed è risultato pari a 3 mesi, il secondo nel 2016 ed è stato pari a 4 mesi.

Al momento è in corso un acceso dibattito all’interno del Governo e del Parlamento in vista del prossimo aumento che dovrà essere stabilito entro la fine dell’anno, definendone misura e categorie a cui applicarlo ed entrare in vigore dal 1° Gennaio 2019.

L’adeguamento dei requisiti anagrafici, peraltro, fin dalle sue origini è stato applicato, con gli stessi criteri di adeguamento, anche ai regimi pensionistici armonizzati, secondo quanto previsto dalla legge 8 agosto 1995, n. 335 all’art. 2, commi 22 (regimi sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria) e 23, nonché agli altri regimi e alle gestioni pensionistiche per cui siano previsti requisiti diversi da quelli vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria, al personale delle Forze Armate, delle Forze di Polizia, a quello dei Vigili del Fuoco, nonché ai rispettivi dirigenti.

In pratica, il meccanismo dell’adeguamento alla speranza di vita, che viene applicato ogni biennio alle pensioni, si basa su correttivi in rialzo spalmati agli anni di lavoro ed all’età anagrafica occorrenti per avere diritto alla pensione e calcolati in base all’aumento della speranza di vita dei cittadini. Una misura, che è stata ideata per attenuare e neutralizzare gli effetti economici negativi che impattano sulla casse dell’INPS, che si vede chiamata sempre più frequentemente ad erogare trattamenti pensionistici per un arco temporale sempre più elevato.

Se da un lato il meccanismo risulta senz’altro di salvaguardia per le casse dell’Ente previdenziale, dall’altro mostra alcuni criticità non da poco conto: la prima consiste nel fatto che con l’aumentare della speranza di vita si rischia di dover adeguare, sempre più a rialzo, il limite per poter accedere alla pensione, con la conseguenza che i lavoratori rischieranno di vedersi allontanare biennio dopo biennio, l’agognato traguardo e la seconda, invece, risiede nel paradosso che mette in evidenza come le norme attuali non prevedano un’applicazione in decremento del meccanismo, qualora l’aspettativa di vita dovesse subire un’inversione di tendenza.

Il comma 18 dell’art. 24, della legge n. 214/2011, peraltro, aveva stabilito per tutti i lavoratori per i quali erano previsti requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici diversi da quelli vigenti nell’Assicurazione Generale Obbligatoria, l’adozione di uno specifico provvedimento per armonizzarne (leggasi aumentarne) i requisiti di accesso al pensionamento.

In pratica la previsione si riferiva agli appartenenti ai corpi di polizia, alle forze armate, al corpo dei vigili del fuoco, ai lavoratori occupati in cave e torbiere e nelle miniere.

Per tali particolari lavoratori, infatti, entro il 30.06.2012 si sarebbe dovuto provvedere all’emanazione di uno specifico provvedimento del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze che, tenuto conto delle peculiarità, delle esigenze e degli ordinamenti dei singoli settori, avrebbe dovuto armonizzare i requisiti per il diritto alla pensione.

Un’armonizzazione che solo grazie all’azione ferma e pregnante delle OO.SS. di Polizia ad ordinamento civile ed ai Co.Ce.R. delle Polizie ad ordinamento militare e delle Forze Armate, riuscì a scongiurare ed a far rimanere inalterati i requisiti di accesso, previsti per un ambito lavorativo con una particolare specificità di status e d’impiego.

Anche per queste categorie di esclusi dall’applicazione dei nuovi requisiti per l’acquisizione del diritto alla pensione di vecchiaia e di anzianità con il meccanismo delle quote, tuttavia, è stata prevista l’applicazione degli adeguamenti (innalzamento) dei requisiti anagrafici, in relazione all’incremento della speranza di vita e all’applicazione del sistema delle c.d. “finestre” a scorrimento o mobili.

Il dibattito, pertanto, si divide attualmente tra conservatori e progressisti, ovvero tra coloro che vedono necessario un ulteriore aumento dell’aspettativa di vita ed il suo naturale consolidamento, così come è nelle corde della legge che l’ha istituita ed i progressisti, che vivono con un certo disagio questa ennesima misura che rischia, nel tempo, di risultare troppo afflittiva e passare come un’ennesima salassata agli occhi dei lavoratori.

Il Governo sta studiando proprie in queste ore, insieme alle OO.SS., la possibilità di ampliare l’ambito di esclusione dall’ennesima applicazione di questo meccanismo di salvaguardia delle casse dell’INPS, a far data dal 1° Gennaio 2019, per ulteriori categorie di lavoratori che svolgono attività particolarmente gravose ed usuranti.

Come già avvenuto nel passato, proprio in ragione dell’esclusione dall’armonizzazione (innalzamento) dei requisiti previsti dalla legge Fornero in occasione dell’inserimento del meccanismo delle quote per la generalità dei lavoratori, del personale del comparto difesa e sicurezza (è rimasto con le vecchie e più vantaggiose regole di accesso al sistema pensionistico in ragione della specificità di status e d’impiego) lo stesso non potrà essere incluso tra le categorie usuranti alle quali il Governo intende, eventualmente, non applicare l’aumento dell’aspettativa di vita.

Le attese, legittime o meno che siano, pertanto, di chi è destinatario di una salvaguardia più ampia per l’accesso al trattamento pensionistico, devono retrocedere difronte ad una misura, qual è appunto il blocco dell’innalzamento dell’aspettativa di vita ipotizzato dal Governo per categorie di lavoratori particolarmente usuranti, alle quali, tuttavia, sono state applicati, a suo tempo, i requisiti pensionistici peggiorativi previsti dalla legge Fornero.

Allo stato attuale, quindi, il personale del comparto difesa e sicurezza, seppur interessato da un eventuale ed ulteriore adeguamento dell’aspettativa di vita a far data dal 1° Gennaio p.v., potrà continuare ad accedere ai trattamenti pensionistici con le vecchie regole:

  • pensione di anzianità: requisito contributivo di 35 anni di servizio effettivo + 5  anni di scivolo contributivo a prescindere dall’età anagrafica + 7 mesi di aspettativa di vita + 15 mesi di finestra mobile;
  • pensione di anzianità: doppio requisito che prevede 57 anni di età anagrafica e 35 anni di contributi + 7 mesi di aspettativa di vita + 12 mesi di finestra mobile;
  • pensione di vecchiaia: 60 anni di età (limite ordinamentale al raggiungimento del quale si viene posti d’ufficio in congedo). In quest’ultima ipotesi, qualora l’interessato al raggiungimento dei requisiti anagrafici non abbia maturato già i requisiti per la pensione di anzianità, almeno 35 anni di contributi (30 di servizio + 5 di scivolo), dovrà aggiungere ulteriori 7 mesi di adeguamento della speranza di vita ed attendere la prima finestra mobile utile per poter uscire dal mondo del lavoro.

E’ del tutto evidente che qualora il Governo nei prossimi giorni dovesse confermare l’ulteriore adeguamento alla speranza di vita (si parla di altri 5 mesi dal 1° Gennaio 2019), ai suddetti requisiti bisognerà aggiungere la nuova misura temporale prima di potersi vedere riconosciuto il trattamento di quiescenza.

*Delegati Co.Ce.R. Guardia di Finanza

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