E’ tempo di diritti sindacali per le forze di Polizia ad ordinamento militare? Di Giovanni Barrale

“L’uomo è nato libero e dappertutto è in catene.

Persino chi si crede il padrone degli altri non è meno schiavo di costoro…. …”, Celeberrima frase di Rousseau che nel contratto sociale, all’alba della rivoluzione francese, esprime un concetto che due secoli dopo dovrebbe essere patrimonio di tutti: l’uguaglianza e la comunanza dei diritti come base dell’esistenza dell’uomo e del vivere civile.
Purtroppo in Europa non sembra che sia così o, almeno, non per tutti e non in tutti i Paesi. È forse per questo motivo che il Consiglio di Sato, malgrado e nonostante, il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo, con l’ordinanza n. 2043 del 4 maggio 2017 (Cons. St., sez. IV, ordinanza 4 maggio 2017, n. 2043 – Pres. Patroni Griffi; Est. Lambesotto) sente la necessità di porre nuovamente al vaglio della Corte costituzionale la questione della legittimità del divieto legale di costituire e iscriversi ad associazioni sindacali militari?
Mentre rifletto sul pensiero di Rousseau e sulla recente ordinanza del Consiglio di Stato, un dubbio ancora più atroce mi assale: a cosa è dovuto il silenzio di coloro che dovrebbero battersi e far sentire la propria voce per ottenere un diritto a loro negato, nel momento stesso che importanti istituzioni dell’Europa e della Repubblica si pronunciano in loro favore?

Quanti sono lontani i tempi di Pannella che faceva del diritto e del rispetto dei più deboli la propria bandiera! Tutto tace: leoni e pecore accomunate nel medesimo destino.
Nelle caserme, dove questo dovrebbe essere l’argomento principale, se non l’unico, si parla solo di riordino delle carriere e di contratto, silenzio assoluto, invece, sui diritti costituzionali non a tutti garantiti in egual misura.
Non credo sinceramente che sia la paura della gerarchia il deterrente o peggio la mancanza di una cultura giuridica e politica degli appartenenti alle forze armate. La gerarchia, forse mai come in questo momento, è vicina e comprende le aspettative ed il malessere dei membri dell’organizzazione, i pomposi titoli accademici e la ricerca di gratificazioni di carattere morale, con la richiesta sempre più pressante, di tenere in debito conto il titolo di studio conseguito, è un’evidenza fin troppo ovvia sull’elevata scolarizzazione degli appartenenti (in particolare nel Corpo della Guardia di Finanza) alle organizzazioni militari.

Si torna, pertanto, al dubbio amletico: a cosa è dovuto questo silenzio?
Potrei provare a dare una risposta ma non credo che sia, almeno in questo momento, così determinante.
Prendo atto che i “free Riders” o per dirlo all’italiana, coloro che vogliono trarre il massimo beneficio senza alcun impegno e, quindi, senza costi; sono ancora la maggioranza. Non è l’ignoranza o la paura a farla da padrone ma credo piuttosto l’ignavia!
Alcuni, presi dal sacro furore dei leader, tuttavia, ci sciorinano la loro dotta dottrina scimmiottando le sentenze e commentandole con forbita eloquenza, facendoci partecipi della loro sapienza.
Non credo che sia questo quello di cui abbiamo bisogno. Non servono poeti ma braccianti. Noi dobbiamo chiedere soltanto una cosa che i diritti costituzionali a noi negati ci vengano garantiti. I modi, i tempi e le parole spettano soprattutto alla politica, che ovviamente tace! Ma questa è un’altra storia triste.
Di tutte le frasi di circostanza una mi è particolarmente cara: meglio un giorno da leone che cento da pecora!
Trovate, troviamo, dunque il coraggio di dire con forza in ogni sede ed in ogni luogo, che noi vogliamo riconosciuti i nostri diritti. Più di 2 secoli dopo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, in Europa ed in Italia vi sono ancora cittadini a cui questi diritti sono negati. Sembra impossibile ma è la verità.
La democrazia, la rappresentanza, il diritto di parola non deve e non può fare paura. Sulla democrazia di Atene e sul coraggio di 300 spartani, l’Europa ha costruito la sua diversità, la sua storia. Per le pecore, pertanto, ormai è giunto il momento di essere leoni!
Amici e colleghi i contratti, la carriera, il trasferimento a casa, sono battaglie importanti e giuste.

La lotta per i diritti è quello che ci rende uomini!

Segretario Nazionale Associazione Sicurezza CGS

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1. Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), per i seguenti profili:
a) per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione agli articoli 11 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, come da ultimo interpretati dalle sentenze emesse in data 2 ottobre 2014 dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, quinta sezione, nei casi “Matelly c. Francia” (ricorso n. 10609/10) e “Adefdromil c. Francia” (ricorso n. 32191/09);
b) per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione all’articolo 5, terzo periodo, della Carta sociale europea riveduta, firmata in Strasburgo in data 3 maggio 1996 e resa esecutiva in Italia con legge 9 febbraio 1999, n. 30.