T.A.R. Umbria. Soppressione Corpo Forestale dello Stato. Nell’assegnazione del personale occorre rispettare il principio di corrispondenza tra funzioni esercitate e funzioni trasferite.

Il Tribunale Amministrativo per l’Umbria, con sentenza n. 271/2018 del 07 maggio 2018, ha accolto il ricorso proposto da un ex appartenente al Corpo Forestale dello Stato avverso la legittimità dei provvedimenti con cui il medesimo, in attuazione dell’art. 7 e seg. del D.lgs. 177/2016 comportante la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, è stato trasferito nei ruoli dei Vigili del Fuoco ed assegnato in via temporanea alla Direzione Regionale Umbria dei Vigili del Fuoco.

L’organo di giustizia amministrativa, con riferimento al caso specifico oggetto di gravame, ha evidenziato in particolare che:

  • “il requisito dell’anzianità nella specializzazione di direttore delle operazioni di spegnimento (DOS) … va letto … quale anzianità di effettivo servizio nelle operazioni di spegnimento e non già come riferito al mero conseguimento della specializzazione”;
  • “anche senza voler necessariamente stabilire un ordine di priorità tra i suindicati criteri (in questo senso T.A.R. Toscana sez. I, 28 dicembre 2017, n. 698) è chiaro come se ne imponga una lettura quantomeno coordinata, si da rispettare quello generale di corrispondenza tra funzioni esercitate e funzioni trasferite”;
  • “militano d’altronde a favore di tale interpretazione fondamentali esigenze di ordine logico-sistematico, oltre che di buon andamento, risultando altrimenti del tutto illogica l’assegnazione di compiti per altro direttivi nelle operazioni di spegnimento del fuoco a Guardie Forestali senza nessuna specifica esperienza di servizio in tale delicata attività (T.A.R. Emilia – Romagna, Parma, 15 dicembre 2017, n. 401)”;

 

  • “è noto come tra i possibili criteri interpretativi della legge (secondo il significato letterale e/o logico sistematico) vada comunque preferito quello conforme a Costituzione (ex multis Corte Costituzionale sent. 26 marzo 2015, n. 49) si che anche il Decreto legislativo 177/2016 deve essere letto in conformità dei principi di ragionevolezza (art. 3 Cost.) e buon andamento (art. 97 Cost.), principi che risultano irrimediabilmente violati laddove il Decreto venga applicato dall’Amministrazione nel senso esplicitato nei provvedimenti impugnati”.

Il Collegio giudicante ha quindi ritenuto che il ricorso fosse fondato, disponendo l’annullamento dei provvedimenti impugnati, condannando il Ministero dell’Interno ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in solido, alla refusione delle spese di lite in favore del ricorrente.

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