T.A.R. Lazio. Trasferimento ai sensi della legge 104/1992. Obbligo di motivazione del diniego. Bilanciamento degli interessi. Esclusività e continuità dell’assistenza.

Il Tribunale Amministrativo per il Lazio, con sentenza n. 5586/2018 del 21 maggio 2018, ha accolto il ricorso proposto da un ex appartenente alla Guardia di Finanza avverso il rigetto di una istanza ai sensi della legge n. 104/1992 volta ad ottenere la conferma definitiva, ovvero la proroga, del trasferimento temporaneo presso un reparto del Corpo, al fine di consentirgli di fornire adeguata assistenza alla sorella, riconosciuta portatrice di handicap grave.

L’organo di giustizia amministrativa, con riferimento al caso specifico oggetto di gravame, ha evidenziato in particolare che:

  • “in assenza di un’esaustiva motivazione del provvedimento di rigetto anche in ordine alle prevalenti esigenze di servizio – né il diretto interessato, prima, né il Giudice amministrativo, poi, sono posti in condizione di verificare se e come sia stato operato il predetto bilanciamento di interessi e, quindi, comprendere le ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a negare la concessione del beneficio”; 
  • “non può assumere rilievo decisivo, nell’ambito del bilanciamento di interessi, la circostanza che l’handicap sofferto dalla sorella dipenda da patologie risalenti ad un’epoca precedente all’arruolamento del ricorrente medesimo”; 
  • “l’art. 33, comma 5, della legge n. 104/1992 non richiede espressamente che ai fini della concessione del beneficio l’handicap del familiare sia insorto dopo l’instaurazione del rapporto di lavoro tra il datore di lavoro ed il dipendente che chiede l’applicazione del beneficio”; 
  • “in definitiva – a fronte della comprovata gravità della situazione familiare del ricorrente – il Collegio ritiene che: A) l’Amministrazione avrebbe dovuto specificare in motivazione le «prevalenti esigenze di servizio» ostative al trasferimento richiesto dal ricorrente; B) il provvedimento impugnato non sia supportato da un’adeguata motivazione neppure in ordine all’asserita insussistenza dei requisiti dell’esclusività e della continuità dell’assistenza”.

 

Il Collegio giudicante ha quindi ritenuto che il ricorso fosse fondato, disponendo l’annullamento del provvedimento impugnato, fermi restando gli ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione riterrà di adottare nell’esercizio della sua discrezionalità, condannando l’Amministrazione resistente al pagamento delle spese di lite.

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