T.A.R. Lazio. Monetizzabilità delle ferie non godute. Spetta il pagamento in caso di congedo per malattia. Non spetta per transito negli impieghi civili o congedo a domanda.

Il Tribunale Amministrativo per il Lazio – Sezione I ter – con tre diverse sentenze del 18 maggio 2017 (n.5914/2017; n.5934/2017 e n.5915/2017) ha sostanzialmente ribadito quali sono i presupposti per il pagamento delle ferie non godute, con particolare riferimento ad alcune fattispecie specifiche quali:

  • il collocamento in congedo a seguito di insorgenza di una malattia (spetta il pagamento);
  • il transito negli impieghi civili della Pubblica Amministrazione (non spetta il pagamento);
  • il collocamento in congedo a domanda (non spetta il pagamento).

L’organo di giustizia amministrativa ha evidenziato, in senso favorevole al riconoscimento del pagamento delle ferie non godute, che:

  • il diritto del lavoratore al godimento delle ferie retribuite, che è solennemente affermato dall’art. 36 della Costituzione, non soffre in via di massima limite per la sospensione del rapporto per malattia del lavoratore”;
  • “il mancato godimento delle ferie, non imputabile all’interessato non preclude di suo l’insorgenza del diritto alla percezione del compenso sostitutivo. Si tratta, infatti, di un diritto che per sua natura prescinde dal sinallagma prestazione lavorativa-retribuzione che governa il rapporto di lavoro subordinato e non riceve, quindi, compressione in presenza di altra causa esonerativa dall’effettività del servizio (nella specie collocamento in aspettativa per malattia)”;
  • “i casi in cui vi è diritto al compenso sostitutivo dei periodi di ferie non fruite – espressamente contemplati agli artt. 14 del d.P.R. n. 395 del 1995 e 18 del d.P.R. n. 254 del 1999 – non hanno carattere costitutivo del diritto invocato, ma ricognitivo di singole fattispecie, perciò non esauriscono con carattere di tassatività ogni altra ipotesi riconducibile alla tutela del diritto in questione e, fra queste, la mancata fruizione delle ferie per collocamento in aspettativa per infermità”;
  • “nel caso di aspettativa per infermità, il diritto al congedo ordinario e al compenso sostitutivo costituiscono due facce inscindibili di una stessa situazione giuridica, per cui al primo in ogni caso si dovrà sostituire il secondo”;
  • “il diritto alla ‘monetizzazione’ del ‘congedo ordinario (non fruito)’ matura ogniqualvolta il dipendente non ne abbia potuto usufruire a cagione ed in ragione di obiettive ‘esigenze di servizio’ o comunque per cause da lui non dipendenti o a lui non imputabili”;
  • Fra queste ultime si inserisce la fattispecie della ‘insorgenza di una malattia’; e, a maggior ragione, se essa sia dipesa da causa di servizio”;
  • “Né, del resto, può affermarsi che il periodo di aspettativa per infermità sia equipollente (e, dunque, sostituibile) al periodo dedicato al congedo ordinario: è infatti evidente che il riposo feriale abbia una natura distinta dalla aspettativa; funzione, dunque, che oltrepassa e trascende la pura salvaguardia (e la speranza della ricostituzione) della salute”.

Di contro, l’organo di giustizia amministrativa ha evidenziato, escludendo il riconoscimento del pagamento delle ferie non godute, che: 

  • in senso ostativo … si rivela, …, la circostanza che la ricorrente risulta transitata nei ruoli del Personale dell’Amministrazione civile …; tale circostanza, dunque, impedisce l’applicazione della invocata disposizione (art. 18 D.P.R. n. 254/1999) che, infatti, fa riferimento a situazioni di oggettiva di impossibilità di fruire in altro periodo delle ferie in ragione della sopravvenuta cessazione del rapporto di lavoro per evenienze sottratte alla disponibilità del lavoratore”;
  • “La libera scelta della ricorrente di transitare in altri ruoli, dunque, costituisce la causa prima della mancata fruizione delle ferie e non sussiste, al contrario, il presupposto legittimante dell’invocato diritto alla monetizzazione, vale a dire una causa assorbente esterna che abbia improvvisamente ed ineludibilmente interrotto il rapporto di impiego”;
  • “in senso ostativo … si rivela, …, il fatto che il ricorrente è stato collocato in quiescenza a domanda, costituendo pertanto la sua libera scelta la causa prima dell’interruzione del rapporto di impiego, scelta che ha impedito all’Amministrazione di consentirgli di fruire in altro periodo delle ferie residue”.

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