T.A.R. Lazio. Forze di Polizia. Gli incrementi stipendiali non influenzano la misura oraria del compenso per lavoro straordinario. Legittimo il mancato adeguamento della retribuzione individuale di anzianità (R.I.A.).

Il Tribunale Amministrativo per il Lazio – Sezione I ter – con sentenza n. 05142/2017 del 03 maggio 2017, ha respinto il ricorso proposto da un gruppo di appartenenti alla Polizia di Stato avverso il diniego a vedere retribuita in misura superiore a quella ordinaria l’unità oraria lavorativa straordinaria e per l’accertamento del mancato adeguamento della cd. “retribuzione individuale di anzianità”.

L’organo di giustizia amministrativa ha evidenziato in particolare che:

  • l’art. 2 del d.lgs. n. 29/1993, e, successivamente, l’art. 3 del d. lgs. n. 165/2001, contenenti la disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, hanno sottratto espressamente il personale della Polizia di Stato dalle categorie di pubblici dipendenti ai quali si applica la contrattazione collettiva privatistica, prevedendo invece per esso, e per altre categorie particolari, l’assoggettamento al più tradizionale regime pubblicistico, di cui al proprio previgente ordinamento speciale”;
  • “in deroga a tale regime generale, tuttavia, il d.lgs. n. 195/1995 prevede all’art. 3 che, per alcune specifiche materie della disciplina del rapporto di pubblico impiego del personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate, trovino applicazione le procedure negoziali da effettuarsi tra una delegazione di parte pubblica e una delegazione sindacale”;
  • “tra tali materie rientrano sia il trattamento economico relativo al lavoro ordinario… sia il trattamento economico relativo al lavoro straordinario”;
  • il D.P.R. n. 164/2002, contestato dai ricorrenti, costituisce l’atto contenente il “recepimento dell’accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e dello schema di concertazione per le Forze di polizia ad ordinamento militare relativi al quadriennio normativo 2002-2005 ed al biennio economico 2002-2003””;
  • l’art. 4, comma 4, di tale decreto, dopo aver premesso che “gli incrementi stipendiali di cui all’articolo 3 non hanno effetto sulla determinazione delle misure orarie del compenso per lavoro straordinario. A decorrere dal 1 gennaio 2002 è soppresso l’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 10 aprile 1987, n. 150”, fissa, tramite in un’apposita tabella, le misure con cui, per ogni livello retributivo, deve essere remunerata l’ora di lavoro straordinario”;
  • quanto al mancato adeguamento della retribuzione individuale di anzianità (R.I.A.), … tale retribuzione è disciplinata dall’art. 3, d.p.r. 10 aprile 1987, n. 150”;
  • “in assenza di nuovo accordo, entro il 30 giugno 1989, …, la retribuzione individuale di anzianità di cui al comma 1 verrà incrementata con decorrenza dal 1° gennaio 1989, di una somma corrispondente al valore delle classi o degli scatti secondo il sistema previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1984, n. 69, e sulla base dei valori tabellari di cui al decreto del Presidente della Repubblica medesimo. Al personale assunto in data successiva al 31 dicembre 1986, i predetti importi competono in ragione del numero di mesi trascorsi dalla data di entrata in servizio al 31 dicembre 1988”;
  • le disposizioni relative agli incrementi della R.I.A., tuttavia, non sono state ammesse “al «visto» della Corte dei conti”;
  • il visto non è elemento costitutivo del provvedimento, bensì un atto autonomo costituente requisito integrativo dell’efficacia, producendo l’effetto di rendere efficace il provvedimento amministrativo che sino al momento della sua apposizione, pur esistendo, non è in grado di esplicare i suoi effetti”;
  • le norme regolamentari, di cui parte ricorrente invoca l’applicazione nella fattispecie in esame, non hanno, dunque, mai acquisito efficacia”.

Il Collegio giudicante, ritenendo il ricorso infondato, lo ha quindi respinto, compensando tra le parti le spese di giudizio.

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