Sindacati nel mondo militare: no allo stravolgimento della Costituzione e del diritto sindacale

Sindacati nel mondo militare: no allo stravolgimento della Costituzione e del diritto sindacale (*)

La Corte Costituzionale, con sentenza 120 del 2018, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del divieto di costituzione ed adesione sindacale per il personale militare, già sancito dall’articolo 1475 del Codice dell’ordinamento militare.

Una sentenza epocale, che ha consentito di destrutturare, in nome del diritto, una legiferazione pesantemente afflittiva, che, non di rado, ha anche potenzialmente generato, nei casi più eclatanti, gravi ripercussioni sulle condizioni di lavoro, sul trattamento economico del personale e sugli aspetti legati alla carriera dello stesso.

Nel suo epocale giudizio, tuttavia, il Giudice delle Leggi, inverosimilmente esortato a considerare una certa sensibilità verso la delicatezza dei compiti delle Forze armate e verso gli Stati maggiori della Difesa e Corpi militari in qualche modo ad essi collegati, aveva lasciato (vgs. punto 16 della sentenza)[1] un “piccolo” spazio di manovra, che, come avevamo immediatamente ipotizzato, si sta rivelando il vulnus intorno al quale operare il ridimensionamento delle libertà sindacali finalmente riconosciute dalla Corte!

In questa affermazione, che proferiamo con grande senso di responsabilità, ci sovviene la nota licenziata, in questi giorni, dall’Ufficio Legislazione dell’Arma dei Carabinieri[1bis] diretta a tutto il personale, che richiama le procedure per la costituzione di associazioni professionali tra militari a carattere sindacale” elaborate dall’Ufficio di Gabinetto del Ministro della Difesa. In merito, solleviamo le seguenti forti perplessità:

  1. Premettiamo – forti della legge, della giurisprudenza, della dottrina, delle prassi e delle consuetudini formatesi in oltre quattro secoli di storia del sindacato – che assoggettare ad autorizzazione la costituzione di organizzazioni sindacali sia un abominio giuridico, che recide in radice il senso stesso della libertà sindacale! Detto questo, dobbiamo rilevare come il punto 16 della sentenza della Corte, assegni in capo all’autorità politica del dicastero della Difesa il rilascio delle preventive autorizzazioni[2] e ancorché vi sia un riferimento della sottoposizione degli statuti a non meglio specificati “organi competenti”, appare lapalissiano come questi non possano e non debbano essere organi interni alle amministrazioni pubbliche[3] e men che meno, quindi, ai vertici militari.

Al di là, infatti, di qualsiasi atto normativo, che chiarisca o limiti “per legge” gli interventi pubblici atti ad incidere anche solo potenzialmente sulla limitazione di questo fondamentale diritto, esiste una regola generale di buon senso, che dovrebbe essere esercitata appunto Cum Grano Salis, secondo la quale non può essere il potere datoriale a disciplinare le regole di esercizio di un diritto sindacale.

Più nel concreto appare:

  1. assolutamente ad abundantiam e forse persino inopportuna la richiesta di un parere ai “Capi di Forza armata” competenti e, quindi, ai Comandanti Generali dei Corpi militari;
  2. privo di concretezza giuridica ed esorbitante rispetto alle proprie finalità, soffermare l’attenzione, e quindi, il rilascio delle autorizzazioni preventive in base all’eventuale richiamo nel nominativo ad “altre sigle sindacali” già esistenti;
  3. assolutamente non condivisibile ed anzi persino sintomo di una netta intromissione nel buon funzionamento e nell’autonomia dell’organizzazione sindacale, quand’anche non un tentativo di influenzare in negativo il corretto svolgimento dell’attività sindacale, limitare “con regolamentazione interna” l’eleggibilità delle cariche direttive fino a prevedere l’impossibilità della rieleggibilità prima di “un adeguato periodo”[4]. Tale sistema, già lungamente utilizzato per circa un trentennio nell’istituto interno della Rappresentanza militare, non ha consentito di professionalizzare l’attività di difesa delle prerogative contrattuali e della condizione lavorativa del personale in divisa.

Ci chiediamo, peraltro, come mai il Ministro della Difesa non abbia sentito la necessità di confrontarsi, anche solo in via consultiva, con i delegati del Consiglio Centrale di Rappresentanza, durante la predisposizione del provvedimento in parola e se abbia avuto la sensibilità di prevedere nel periodo transitorio, che verosimilmente avrà una durata molto dilatata nel tempo, anche al fine di determinare un clima di serenità e di reciproco rispetto tra Amministrazioni e nascenti organizzazioni sindacali, delle misure atte ad agevolare il concreto esercizio del diritto sindacale attraverso:

  • la predisposizione, da parte delle amministrazioni, di procedure idonee a garantire la riscossione dei contributi sindacali;
  • la concessione delle aspettative e dei permessi per coloro che avranno, subito dopo la costituzione delle sigle sindacali, incarichi direttivi;
  • la chiarificazione dell’operatività delle tutele sindacali per coloro che a breve saranno chiamati a svolgerne le relative funzioni.

Il primo comma dell’articolo 39 della Costituzione afferma inequivocabilmente che l’organizzazione sindacale è libera.

Il secondo, terzo e quarto, invece, che disciplinano la registrazione ed il riconoscimento della personalità giuridica, non sono stati mai attuati nel corso degli anni, in quanto le organizzazioni sindacali, ancorché devono essere naturalmente rispettose dei principi di legge e delle finalità istituzionali delle Amministrazioni nelle quali operano, non sono enti che perseguono interessi pubblici, ma sono associazioni private destinate a ricercare e tutelare interessi privati di settore.

Ne è derivato che tutte le organizzazioni sindacali, comprese quelle riconosciute per la Polizia di Stato, per le Polizie civili e per i Vigili del fuoco operano esclusivamente come “Enti di fatto”, ovvero associazioni non riconosciute soggette alla disciplina degli art. 36-38 del Codice Civile, che si traducono nella costituzione di associazioni mediante statuto a base democratica, con i quali dotarsi di regole proprie di funzionamento.

Per quanto concerne il modello sindacale di riferimento per il mondo militare, pertanto, esso non può andare molto lontano dal modello accordato alla Polizia di Stato, ancorché con eventuali correttivi circa i criteri di rappresentatività, al fine di evitare l’eccessiva frammentazione.

Lo stesso, infatti, dopo 37 anni dalla sua attuazione ha dimostrato di essere perfettamente idoneo a contemperare le esigenze di tutela del personale con gli interessi costituzionali attribuiti ai cittadini, nonché rispettoso dell’efficienza operativa e del buon funzionamento degli apparati.

Daniele Tisci, Eliseo Taverna, Alessandro Margiotta, Guglielmo Picciuto – delegati Co.Ce.R Guardia di Finanza

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[1] 16.− Quanto alla costituzione delle associazioni sindacali, trova allo stato applicazione la non censurata disposizione dell’art. 1475, comma 1, del d.lgs. n. 66 del 2010, secondo cui «La costituzione di associazioni o circoli fra militari è subordinata al preventivo assenso del Ministro della difesa». Si tratta di una condizione di carattere generale valida a fortiori per quelle a carattere sindacale, sia perché species del genere considerato dalla norma, sia per la loro particolare rilevanza.

In ogni caso gli statuti delle associazioni vanno sottoposti agli organi competenti, e il loro vaglio va condotto alla stregua di criteri che senza dubbio è opportuno puntualizzare in sede legislativa, ma che sono già desumibili dall’assetto costituzionale della materia.

A tal fine fondamentale è il principio di democraticità dell’ordinamento delle Forze armate, evocato in via generale dell’art. 52 Cost., che non può non coinvolgere anche le associazioni fra militari.

Sotto altro profilo tale principio viene in evidenza nella prospettiva del personale interessato, quale titolare della libertà di associazione sindacale sancita dal primo comma dell’art. 39 Cost.: l’esercizio di tale libertà è infatti possibile solo in un contesto democratico.

Altresì rilevante è il principio di neutralità previsto dagli artt. 97 e 98 Cost. per tutto l’apparato pubblico, e valore vitale per i Corpi deputati alla “difesa della Patria”; anch’esso ha come necessario presupposto il rigoroso rispetto della democrazia interna all’associazione.

16.1.− La verifica dell’esistenza di questi requisiti comporta in particolare l’esame dell’apparato organizzativo, delle sue modalità di costituzione e di funzionamento; ed è inutile sottolineare che tra tali modalità spiccano per la loro rilevanza il sistema di finanziamento e la sua assoluta trasparenza.

[1 bis] clicca per leggere la nota

[2] CONVENZIONE OIL 87 SULLA LIBERTÀ SINDACALE E LA PROTEZIONE DEL DIRITTO SINDACALE. Capo I, articolo 2: I lavoratori ed i datori di lavoro hanno il diritto, senza alcuna distinzione e senza autorizzazione preventiva, di costituire delle organizzazioni di loro scelta, nonché di divenire membri di queste organizzazioni, alla sola condizioni di osservare gli statuti di queste ultime.

[3] CONVENZIONE OIL 87 SULLA LIBERTÀ SINDACALE E LA PROTEZIONE DEL DIRITTO SINDACALE. Capo I, articolo 3, comma 2: Le autorità pubbliche devono astenersi da qualsiasi intervento tale da limitare questo diritto (…sindacale) o da ostacolarne l’esercizio legale.

[4] CONVENZIONE OIL 87 SULLA LIBERTÀ SINDACALE E LA PROTEZIONE DEL DIRITTO SINDACALE. Capo I: Oltre all’articolo 2, già richiamato in nota 2, vgs anche art 3, comma 1: Le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro hanno il diritto di elaborare i propri statuti e regolamenti amministrativi, di eleggere liberamente i propri rappresentanti, di organizzare la propria gestione e la propria attività, e di formulare il proprio programma di azione.

 

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