Sindacati e Co.Ce.R. chiedono di posticipare la delega sul riordino delle carriere ed un tavolo politico con il Governo. Di Eliseo Taverna*

In occasione della Consulta Sicurezza del PD, che si è tenuta la settimana scorsa, l’Onorevole Fiano, Responsabile Nazionale della Sicurezza del citato partito, ha voluto confrontarsi con le Organizzazioni Sindacali e con i delegati Co.Ce.R. del Comparto per aprire uno specifico canale di comunicazione sulle tematiche che ormai da un po’ di mesi stanno creando un forte malcontento tra gli appartenenti alle forze dell’ordine.

In particolar modo si è parlato dell’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato con l’Arma dei Carabinieri che lascia intravedere un tentativo di rimilitarizzare la funzione di Polizia, a distanza di trentacinque anni dalla sua qualificazione a carattere civile, così come definita dalla Legge 121/81, nonché del riordino delle carriere e dei ruoli.

Il parere del Consiglio di Stato, infatti, rilasciato sul decreto attuativo che definisce le procedure di dettaglio per l’accorpamento della Forestale nei Carabinieri ha fatto parecchio scalpore ed ha accentuato la distanza, già di per sé notevole, tra il Governo da un lato che, al riguardo, ha fatto delle scelte irrazionali e le OO.SS. ed il personale che rappresentano, dall’altro, che nutrono aspettative diametralmente opposte.

Il parere dell’alto Consesso, difatti, delinea scenari che lasciano molte perplessità, soprattutto laddove sostanzialmente afferma che “per quanto concerne la fase transitoria, si prevede – con una soluzione che il Collegio ritiene apprezzabile alla luce delle circostanze in cui l’Arma ha operato, non ultima la considerazione dell’entità del contingente trasferito nei Carabinieri – che il personale proveniente dal Corpo forestale, a secondo del ruolo di appartenenza, transiti in un corrispondente ruolo forestale dell’Arma e assuma contestualmente lo status militare, ed ancora “in particolare, in disparte il diverso ruolo e la differente natura giuridica degli organismi di rappresentanza, si registra una sostanziale coincidenza tra le materie oggetto di “contrattazione” per le Forze di polizia ad ordinamento civile e quelle ammesse a “concertazione” per le Forze di polizia a ordinamento militare e per le Forze armate, nonché una uniformità procedurale sia per quanto concerne il confronto con la parte pubblica, che si svolge presso il Dipartimento della funzione pubblica, sia per l’identità delle procedure di raffreddamento sul contenuto degli accordi, i quali vengono resi esecutivi con distinti decreti del Presidente della Repubblica, a secondo che riguardino il personale a status civile o militare”.

“Come si vede, il personale del cui mutamento di status si sta, qui, discutendo non appartiene a un’Amministrazione pubblica civile come tutte le altre, bensì a un Corpo che è caratterizzato da spiccati tratti di analogia con quelli militari (uniformi, gradi, uso delle armi, etc.). Il mutamento di status, di conseguenza, comporta effetti sulle situazioni soggettive assai meno intensi di quelli che si produrrebbero per i comuni impiegati civili dello Stato o, infine, la Corte inoltre ha sottolineato che “la Costituzione repubblicana supera radicalmente la logica istituzionalistica dell’ordinamento militare, giacché quest’ultimo deve essere ricondotto nell’ambito del generale ordinamento statale «rispettoso e garante dei diritti sostanziali e processuali di tutti i cittadini»” (sentenza. n. 449 del 1999, nella quale si richiamano esplicitamente le precedenti sentenze. nn. 278 del 1987 e 78 del 1989). Dal che la Corte ha concluso nel senso che “La garanzia dei diritti fondamentali di cui sono titolari i singoli «cittadini militari» non recede quindi di fronte alle esigenze della struttura militare; sì che meritano tutela anche le istanze collettive degli appartenenti alle Forze armate (v. le sentenze, richiamate pure dal Consiglio di Stato, nn. 24 del 1989 e 126 del 1985), al fine di assicurare la conformità dell’ordinamento militare allo spirito democratico” (sentenza. n. 449 del 1999 cit.).”.

Un quadro, quello che si è delineato, pertanto, che lascia presagire l’avvio di una miriade di ricorsi giurisdizionali da parte delle OO.SS. del Corpo Forestale dello Stato e del personale che rappresentano, che vedranno chiamare in causa sia gli organi di giustizia nazionali sia internazionali.

In merito, l’On. Fiano pur ritenendo molto difficile che il Governo possa tornare indietro su tale scelta, ha assicurato un preciso impegno finalizzato a portare all’attenzione dei vertici del partito le preoccupazioni del personale del Corpo Forestale dello Stato e le loro aspettative che mirano quantomeno a poter avere una scelta più ampia che possa permettere loro di optare, senza limitazioni alcune, per il transito ad un Corpo di Polizia ad ordinamento civile o a mantenere nella fase transitoria d’incorporamento nell’Arma lo status civile.

Per quanto concerne il riordino delle carriere e dei ruoli, invece, è emerso chiaramente che tutte le Amministrazioni del comparto hanno giocato una partita più o meno uguale, lontana dalle visioni delle Organizzazioni sindacali e dei Co.Ce.R., complice anche il fatto che “l’innovativo” modo di fare della classe politica di Governo non ha previsto un benché minimo confronto con chi rappresenta il personale.

Questo non confronto, ha portato le Amministrazioni a fare e disfare come meglio hanno creduto con metodi e logiche che si sono basate sinteticamente sulla mera informazione alle OO.SS. ed alle Rappresentanze su ciò che di volta in volta veniva deciso sul tavolo tecnico istituito in seno al Ministero dell’Interno, senza fornire dati, proiezioni, costi per singole categorie di personale, tasso di promovibilità da una Amministrazione all’altra.

Per non parlare, poi, dell’utilizzo delle risorse che erano state ipotizzate per il riordino dei direttivi e dei dirigenti, contrariamente a quanto sancito dalla legge Madia e che il Consiglio di Stato ha recentemente stigmatizzato nel recente parere che ha rilasciato in merito ai contenuti della stessa legge delega.

In questo contesto, nell’era in cui assistiamo a continui tentativi che mirano a svilire il ruolo della rappresentatività del lavoratore che indossa l’uniforme, a nulla o poco sono valsi gli incontri, i comunicati e le delibere emanate dalle OO.SS. e dai Co.Ce.R. nella speranza di scuotere qualche coscienza ed ottenere un confronto più incisivo e produttivo finalizzato ad ipotizzare un reale riordino delle carriere, senza produrre sperequazioni.

A tutte queste difficoltà procedurali si è sommato anche il problema della carenza di risorse a disposizione per poter attuare un vero e proprio riordino che possa realmente valorizzare i ruoli e ridurre la permanenza temporale nei vari gradi.

La legge Madia, infatti, non permette di poter delineare un riordino a propria immagine e somiglianza per il personale del comparto sicurezza e difesa ma traccia alcuni princìpi di riordino e riorganizzazione da soddisfare con appena 119 milioni di euro già a disposizione, più i risparmi di spesa derivanti dalla fusione del Corpo Forestale dello Stato con l’Arma dei Carabinieri e dalle procedure di riorganizzazione dell’intero comparto, ipotizzati in circa 28 milioni di euro.

E’ evidente, pertanto, che con queste poche risorse le Amministrazioni seppur con le discutibili metodologie innanzi descritte, hanno cercato di fare un piccolo restyling prevedendo un riordino consistente semplicemente nell’attribuzione della qualifica di sostituto vicebrigadiere all’appuntato scelto con almeno dodici anni nel grado e l’acquisizione della qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria, l’attribuzione della qualifica di sostituto maresciallo con un assegno di responsabilità al brigadiere capo con quattro anni nel grado e la trasformazione in grado della qualifica di luogotenente al quale attribuire un assegno di responsabilità con quattro anni di anzianità.

Non va ipotizzato minimamente, ovviamente, che gli assegni di responsabilità possano ammontare a lauti compensi, in quanto gli interessati dovranno accontentarsi di pochi spiccioli, forse circa venti euro al mese.

Il ruolo unico (agenti, assistenti e sovrintendenti) che stava tanto a cuore alle OO.SS. di Polizia, in quanto visto come mezzo utile per far progredire velocemente il personale nel parametro stipendiale, non ha trovato il consenso della Guardia di Finanza e dei Carabinieri che hanno ritenuto non utile e forse anche dannosa la creazione di tale ruolo in quanto avrebbe prodotto troppi vicebrigadieri, meno utili di altre figure nel contesto operativo demandato ai rispettivi Corpi.

La Guardia di Finanza, infatti, in luogo del ruolo unico e dei vicebrigadieri ha ipotizzato di formare cinquemila marescialli in più, circa cinquecento l’anno per dieci anni, attingendo dal personale interno con riserva di posti per le varie categorie sottostanti.

Quello che è del tutto evidente è che il riordino delle carriere, qualora verrà portato a compimento, così come ipotizzato dalle Amministrazioni riguarderà prioritariamente i gradi apicali e pochi altri fortunati che riusciranno ad accedere alla procedura concorsuale per maresciallo, ritornando in diversi casi, anche concettualmente a qualifiche che rievocano i tempi delle truppe leggere.

L’unica strada, quindi, è cercare di posticipare l’attuazione della delega e reperire ulteriori fondi per poter procedere con un riordino più corposo che apra realmente le procedure di avanzamento nella carriera, riducendo eventualmente anche gli anni di permanenza nei vari gradi o, in alternativa, procedere ad un riordino a più riprese, previo confronto con esponenti di Governo su uno specifico tavolo politico, dove le OO.SS. ed i Co.Ce.R. siedano con pari ruolo delle Amministrazioni.

Su questa tematica delle risorse, tuttavia, si innesta un altro problema non da poco conto, che è quello degli ottanta euro mensili riconosciuti dal Governo agli operatori del Comparto difesa e Sicurezza sotto forma di detrazione, in quanto c’è una corrente di pensiero che vorrebbe renderli strutturali, ovvero permanenti, tramite il riordino delle carriere, mentre un’altra che vorrebbe renderli strutturali mediante il rinnovo del contratto di lavoro.

E’ del tutto evidente che la prima soluzione metterebbe a disposizione del comparto oltre cinquecento milioni di euro per poter attuare un vero e proprio riordino, ma nel contempo priverebbe una ricca fetta di personale, quella più giovane, sia degli attuali ottanta euro sia del riordino e questo non sarà affatto facile spiegarlo né comprenderlo, mentre la seconda ipotesi permetterebbe di stabilizzare gli ottanta euro in modo permanente, mediante le procedure contrattuali, ma con il naturale effetto di dimezzarli a seguito dell’applicazione delle ritenute assistenziali e previdenziali.

Comunque vada, quindi, non tutti avranno quindici minuti di notorietà.

 

*Delegato Co.Ce.R. Guardia di Finanza