Sicurezza. Il comparto e la sua rete di protezione sociale a maglie strette. di Alessandro Margiotta*

Mai avrei pensato, qualche anno fa, che si sarebbe resa sempre più necessaria la creazione di una rete di protezione sociale per il personale delle forze di polizia.

Dopo una prima fase di fisiologica idiosincrasia per le Amministrazioni del comparto e per il suo personale, dovuta ad una sorta di riluttanza generale ad accettare ogni forma di controllo, per quanto questo fosse teso ad assicurare l’ordine e la sicurezza pubblica, l’aumento dei fenomeni di violenza politica, terrorismo e di piccola e grande criminalità, anche economica, ha progressivamente portato l’opinione pubblica a richiedere con insistenza una maggiore presenza delle forze di polizia sul territorio ed una loro maggiore efficienza, che contribuisse ad aumentare un sentimento di pace sociale e libertà, messo a rischio dalla crescita di manifestazioni di devianza, anche nel settore della spesa pubblica.

A tale consapevolezza era corrisposta una giusta attenzione da parte delle Istituzioni nei confronti delle forze di polizia in generale e del loro personale in particolare, tanto da riconoscerne il grande valore ed il diritto a retribuzioni adeguate rispetto all’impegno ed ai sacrifici profusi a tutela degli interessi individuali e collettivi dei cittadini.

Ma il passare degli anni e l’inasprirsi di una congiuntura economica e finanziaria particolarmente difficile, con indubitabili riflessi negativi in termini di pace sociale, hanno pesantemente e progressivamente eroso il potere d’acquisto non solo di tutti i lavoratori pubblici e privati ma anche e soprattutto quello degli operatori delle forze di polizia, normalmente impiegati in contesti territoriali lontani da quelli di origine e quindi privi di quelle reti relazionali familiari che possono costituire un elemento di ausilio in periodi di difficoltà.

Il clima di scontro sociale a volte determinatosi ha poi inciso anche sulla generale condizione lavorativa degli operatori del comparto, sottoposti sempre di più a situazioni di rischio psico-fisico, derivante anche da oggettive difficoltà incontrate dalle Amministrazioni nell’assicurare il benessere organizzativo, inteso come la capacità di promuovere e mantenere il più alto grado di benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori in ogni tipo di occupazione, nonché dal crearsi di sempre maggiori situazioni di stress da lavoro correlato.

La generalizzata perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni, fortemente appesantita dal blocco dei rinnovi contrattuali e da quello delle dinamiche salariali, accompagnata da sempre maggiori situazioni di stress derivanti anche dalle citate criticità sotto il profilo del benessere organizzativo, ha quindi reso sempre più necessario, prima di tutto per le stesse Amministrazioni, implementare le iniziative di protezione sociale per il personale dipendente, verso il quale sono stati negli anni opportunamente indirizzati progetti tesi alla creazione di strutture e servizi di assistenza sia da parte di appositi Enti già istituiti che delle stesse direzioni e comandi centrali e periferici delle forze di polizia.

Alle tante iniziative assunte dalle Amministrazioni per l’individuazione di canali agevolati per la fornitura di beni e servizi di utilità per il personale, per l’elevazione culturale e per l’assistenza sanitaria e psicologica, sono poi andate ad aggiungersi quelle intraprese dalle organizzazioni sindacali delle forze di polizia civili e dagli organismi della Rappresentanza per quelle ad ordinamento militare, sempre più orientate non solo alla tutela dei lavoratori in termini di condizione lavorativa ma anche alla ricerca del benessere del personale inteso in senso sempre più generale.

Ebbene, a fronte di una situazione deficitaria nell’intero sistema paese in termini di “Stato sociale”, c’è ancora chi ritiene di cavalcare strumentalmente una tendenza al ritorno al passato per quel che riguarda le tutele dei lavoratori, giungendo persino a perorare un contenimento degli strumenti stessi di tutela o di limitazione alle organizzazioni sindacali, come se il problema sia l’istituto sindacale e non, semmai, qualche sindacalista poco attento alle responsabilità derivanti dalle proprie funzioni e dal mandato rappresentativo ricevuto.

In questo scenario di crisi e di rinnovata e larvata intolleranza, che interessa la funzione rappresentativa in generale, si inserisce anche la nascita delle associazioni civiche o culturali che racchiudono in sé forze della società civile e del mondo degli operatori delle forze di polizia militari, ancora oggi destinatarie di specifiche norme restrittive in termini di associazionismo, per quanto ormai risultate del tutto superate dalla modernizzazione delle stesse Amministrazioni e dall’evoluzione del diritto comunitario, che ha di recente trovato la sua consacrazione nelle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che hanno ormai sancito l’illegittimità del divieto assoluto di costituire sindacati e dell’interdizione assoluta elargita a tutti i militari di aderire ad associazioni riconosciute e costituite per la difesa dei propri interessi professionali e morali.

In questo quadro un suo ruolo lo ha ormai assunto a pieno titolo anche l’Associazione Culturale Sicurezza Cum Grano Salis, alla costituzione della quale mi onoro di aver partecipato, che ha proprio tra i suoi fini statutari anche quello del sostegno al reddito e al migliore accesso al consumo per i propri iscritti, nonché quello di promuovere percorsi di crescita dei soci interni ed esterni alle Amministrazioni del comparto sicurezza e del soccorso pubblico, destinati a migliorarne la condizione sociale.

In tale ottica Sicurezza Cum Grano Salis ha nel tempo attivato percorsi formativi gratuiti, convenzioni per l’acquisto di beni e servizi, strumenti generali di protezioni sociale che, in sinergia con quelli ampiamente già avviati dalle Amministrazioni, tra le quali soprattutto la Guardia di Finanza, costituiscono un indubitabile elemento di supporto per il personale che può trovare, nelle varie iniziative assunte, un concreto ausilio nel recupero del potere d’acquisto della sua retribuzione e nel raggiungimento di una condizione lavorativa e di benessere sempre maggiore.

In questo contesto si collocano infatti, per quel che riguarda Sicurezza Cum Grano Salis, il rilascio ai propri associati di una tessera sociale, collegata al circuito convenzioni “Azienda Amica”, composto da attività commerciali, professionisti e società di servizi che offrono ai possessori della “Amica Card-Sicurezzacgs”, sconti e agevolazioni sull’acquisto di beni e servizi; il rinnovo della convenzione con i CAFCisl per l’erogazione di prestazioni a favore dei soci e dei propri familiari, l’imminente protocollo d’intesa con l’Associazione di psicologi Cerchio Blu per la creazione di una “Help-Line” gratuita per gli iscritti a Sicurezzacgs, attraverso la quale sarà possibile chiedere e ricevere un supporto psicologico, utile alla risoluzione di eventuali difficoltà relazionali con i familiari o con i colleghi che possono andare a compromettere il benessere psicofisico ed incidere sulla qualità della vita, il tutto per il tramite di psicologi professionisti.

Lungi quindi dal voler intraprendere percorsi legati a spiccioli interessi corporativi e partendo dalla consapevolezza delle tante difficoltà che oggi incontra il personale del comparto e della crescente necessità di sopperire anche a carenze del sistema generale di welfare, Sicurezza Cum Grano Salis, quale associazione culturale costituita da operatori del settore della sicurezza del nostro Paese, ha inteso indirizzare la propria attività anche sui principi della mutua assistenza, contribuendo concretamente ad implementare, in linea con quanto già fatto diffusamente dalle Amministrazioni, una rete di protezione sociale a maglie sempre più strette che restituisca anche un senso di appartenenza utile a migliorare la condizione di benessere sia del personale che organizzativo.

Il mio auspicio è che, quindi, si rifugga dai facili, strumentali e sterili contrapposizioni tra le Amministrazioni, le organizzazioni sindacali, le Rappresentanze e le Associazioni e che si perseguano, in stretta e condivisibile sinergia e comunità di intenti, i più alti valori del dialogo e del confronto, che meglio rispondono alle esigenze di coesione interna e che di certo sono il preludio al raggiungimento di migliori condizioni di vita e lavorative, anche nel rispetto dei superiori interessi della collettività.

Alessandro Margiotta

* Membro della Segreteria Nazionale di Sicurezza Cum Grano Salis

Delegato Co.Ba.R. Emilia Romagna

Delegato Co.I.R. Italia Centro Settentrionale

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