Rinnovo Contratto di lavoro del comparto sicurezza e difesa:L’ncontro Governo, Sindacati e Co.Ce.R. lascia dubbi e forti mal di pancia

Il 22 Dicembre u.s. si e’ tenuto a Roma presso Palazzo Vidoni, sede del Dipartimento della Funzione Pubblica, un incontro tra il Governo (presenti i Ministri Madia, Pinotti, Minniti, Padoan ed il Sottosegretario alla giustizia Ferri), i Comandanti Generali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, il Capo della Polizia, le OO.SS. delle Polizie ad ordinamento civile ed i Co.Ce.R. delle Polizie ad ordinamento militare e delle forze armate, per il rinnovo del contratto di lavoro del personale del comparto sicurezza e difesa, triennio economico e normativo 2016/2018.

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I componenti del Governo hanno rappresentato lo sforzo che e’ stato fatto dall’esecutivo per aumentare, seppur leggermente, le risorse per il rinnovo dei contratti di lavoro.

Le procedure di rivalutazione dei contratti sono ormai ferme da piu’ di otto anni e sono state ravviate solo grazie alla sentenza della Corte Costituzionale 170/2015.

La citata sentenza, infatti, ha sancito l’illegittimità costituzionale delle norme che avevano disposto il blocco della contrattazione collettiva nel pubblico impiego e, quindi, anche nel comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico.

Il blocco della contrattazione collettiva per gli stipendi statali era stato attuato a decorrere dal 2010 con l’art. 9 comma 17 del Decreto Legge 78/2010, convertito dall’art 1 comma 1 della Legge n. 122/2010 ed aveva, inequivocabilmente e paradossalmente, previsto la mancata possibilita’ di recupero nel corso degli anni successivi della perdita economica che avrebbero subito i dipendenti.

Durante l’incontro della settimana scorsa il Governo ha precisato che con le risorse stanziate si potra’ garantire un aumento medio mensile pro-capite, lordo dipendente, di circa 100/105 euro a partire dal 1″ Gennaio 2018.

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Per quanto concerne le annualita’ 2016/2017, invece, anziche’ attribuire un aumento pieno mensile, le stesse verranno ristorate con una misura economica “una tantum” che dovrebbe attestarsi intorno a 500/600 euro.

Resta ancora da sciogliere il nodo relativo al riassorbimento della vacanza contrattuale percepita da ogni dipendente, quale elemento provvisorio della retribuzione, riassorbibile in occasione dell’avvenuto rinnovo del contratto, in quanto esponenti del Governo hanno manifestato l’esigenza di chiarire con i tecnici del MEF e della Funzione Pubblica se alla somma di 105 euro procapite dovra’ essere detratta la vacanza contrattuale o meno, cosi’ come rimane da chiarire se vi sia la possibilita’ di attribuire i 105 euro esclusivamente sul trattamento principale (parametri ed indennita’ mensile pensionabile) cosi’ come richiesto dalle rappresentanze sindacali e militari e rimandare ad un secondo momento, tramite una “coda contrattuale”, la rivalutazione delle indennita’ accessorie, ormai ferme da dieci anni, nonche’ la definizione della parte normativa del contratto (estensione o creazione di nuovi istituti).

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Il Governo ed il Parlamento, inoltre, a seguito di uno specifico emendamento dell’On. Fiano alla legge di bilancio, hanno previsto un ulteriore stanziamento, scaglionato per le Forze di Polizia e le Forze armate, pari a 50 milioni per il 2018, 100 milioni per il 2019 e di 150 milioni di euro per il 2020.

I criteri di distribuzione e le finalita’ specifiche di utilizzo delle risorse verranno individuati con DPCM.

E’ del tutto evidente che nonostante gli sforzi del Governo la somma di 105 euro mensili medi lordi peocapite, dopo piu’ di otto anni di mancati rinnovi, non sono affatto sufficienti ad attenuare la perdita del potere di acquisto delle retribuzioni dei poliziotti e dei militari.

Nonostante cio’, probabilmente perche’ consapevoli delle difficolta’ del Governo a reperire ulteriori risorse, peraltro a fine legislatura e con le Camere in corso di scioglimento o perche’ ben consci della modesta forza contrattuale a disposizione in questo particolare momento, la maggior parte delle OO.SS. e dei Co.Ce.R. si sono mostrati possibilisti (non senza forti mal di pancia nel loro interno) verso una rapida definizione delle procedure che possa, gia’ a far data dal mese di Febbraio p.v., far corrispondere gli aumenti al personale.

Quello che emerge con forza e con chiarezza, tuttavia, rispetto alle scelte che stanno operando le rappresentanze del personale, e’ il malcontento che si mescola all’indignazione e che serpeggia tra il personale del comparto sicurezza e difesa, in quanto non e’ affatto soddisfatto degli aumenti prospettati che i loro rappresentanti si apprestano a sottoscrivere.

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Se si dovesse trovare, pertanto, una piena condivisione formale da parte della maggior parte delle sigle sindacali e dei Co.Ce.R., gia’ in occasione della prossima riunione convocata per il nove Gennaio p.v., si potrebbe definire l’accordo in tempi molto rapidi.

Nel frattempo si cerca anche di capire la portata della sveltina che la legge Madia, con un colpo di mano, ha regalato ai dirigenti delle Forze di polizia ad ordinamento civile che, inevitabilmente, avra’ effetti anche sulla dirigenza militare. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 195/17, infatti, viene istituita un’area negoziale, limitata agli istituti normativi in materia di rapporto di lavoro ed ai trattamenti accessori, di cui al comma 2, nel rispetto del principio di sostanziale perequazione dei trattamenti dei dirigenti delle Forze di polizia e delle Forze armate, ferme restando la peculiarità dei rispettivi ordinamenti.

Le materie oggetto delle procedure negoziali per il personale dirigente saranno:

  1. il trattamento accessorio;

  2. le misure per incentivare l’efficienza del servizio;

  3. il congedo ordinario ed il congedo straordinario;

  4. l’aspettativa per motivi di salute e di famiglia;

  5. i permessi brevi per esigenze personali;

  6. le aspettative, i distacchi ed i permessi sindacali;

  7. il trattamento di missione e di trasferimento;

  8. i criteri di massima per la formazione e l’aggiornamento professionale;

  9. i criteri di massima per la gestione degli enti di assistenza del personale.

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Quello che rimarrebbe paradossalmente irrisolto, in ogni caso, e’ il problema dell’avvio della previdenza complementare che, per questo settore, non e’ mai decollata cosi’ come si consoliderebbe il principio secondo il quale i Governi di turno, di qualsiasi colore essi siano (giova ricordare che il blocco degli stipendi fu attuato nel 2010 quando Tremonti era Ministro dell’Economia e mantenuto nel corso degli anni, fino alla sentenza della Corte Costituzionale, da tutti i Governi che si sono succeduti a prescindere dal colore politico), potranno liberamente disporre gli aumenti stipendiali ritenuti piu’ congeniali o possibili, in barba alla Costituzione e con metodologie piu’ o meno unilaterali e senza dover rischiare, poi, gli effetti derivanti dalle azioni di protesta attribuite dalla legge ed esercitabili dalle rappresentanze del personale e da coloro che rappresentano.

E’ pacifico, pertanto, che in questo clima e con queste risorse, che mostrano drammaticamente come piu’ che una contrattazione nel vero senso della parola, nella quale gli attori esercitano il proprio ruolo scevri da forme di corporativismo ma ben consci delle esigenze dei rappresentati, difficilmente potremo sottoscrivere un contratto che appare sempre piu’ una mera accettazione pacifica degli aumenti decisi dal Governo.

Eliseo Taverna, Daniele Tisci, Marco Roda e Guglielmo Picciuto

Delegati Co.Ce.R. GdF

 

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