Contratto di lavoro del comparto sicurezza e difesa: una consapevole insoddisfazione che purtroppo non lascia vie d’uscita


Dopo la riunione con il Governo, che si è tenuta il 22 Dicembre u.s. è stata convocata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica, un’ ulteriore riunione tecnica per Mercoledì 10 Gennaio alle ore 18.00 con le OO.SS. di Polizia ed i Co.Ce.R.,  per la prosecuzione delle trattative per il rinnovo contrattuale triennio economico e normativo 2016/2018.

Al momento non è ancora chiaro se parteciperanno, per la parte pubblica, solo il Direttore per le relazioni sindacali di palazzo Vidoni con i suoi Funzionari, unitamente a quelli del M.E.F., o anche il Sottosegretario Rughetti in rappresentanza del Governo.

L’ipotesi che prende sempre più corpo è quella di puntare ad una chiusura del contratto inerente solo la parte economica (trattamento fisso ed accessorio)  e poi rinviare ad un secondo momento, a dopo la formazione del nuovo Governo, le trattative per lo stanziamento di ulteriori risorse per il rinnovo della parte normativa.

Purtroppo, l’ipotesi avanzata nella precedente riunione dalle OO.SS. e dai Co.Ce.R. di attribuire tutte le risorse disponibili (peraltro seppur fatte aumentare rispetto al pubblico impiego) e ritenute comunque insufficienti, al fine di aumentare il netto mano inerente il trattamento stipendiale principale (parametri ed indennità mensile pensionabile) è stata ritenuta, dalla parte pubblica, non percorribile.

Ne deriva, inevitabilmente, che le risorse medie lorde mensili pro-capite (circa 100 euro) , che variano leggermente da Corpo di Polizia a Corpo di Polizia (per la GdF circa 105 euro) dovranno essere spalmate sia sul trattamento fisso, sia su quello accessorio.

Dopo più di otto anni di blocco dei contratti di lavoro c’é un dovere morale verso il personale, che dovrebbe spinge re le OO.SS. e le Rappresentanze a  non sottoscrivere il contratto di lavoro (cosi’ come viene chiesto da piu’ voci) e far saltare le trattative, ma il senso di responsabilità, proprio verso lo stesso personale che disconosce le complesse dinamiche e difficolta’ che ruotano attorno ad un contratto di lavoro, fa propendere seppur a malincuore per la definizione dell’accordo, nella piena consapevolezza che ancora una volta le retribuzioni del personale che rischia la propria vita per la collettivita’ verranno condizionate e sacrificate da esigenze di bilancio.

Una scelta diversa, purtroppo, con un Parlamento sciolto, un Governo in Amministrazione ordinaria e con una tornata elettorale particolarmente incerta, allungherebbe notevolmente i tempi per la riapertura delle trattative (non prima dell’estate prossima se non addirittura dopo) e, probabilmente, non porterebbe nemmeno ulteriori risorse significative.

Infatti, per poter ipotizzare ulteriori finanziamenti del contratto di lavoro, qualora l’interlocutore politico si mostrasse disponibile e le finanze pubbliche lo consentissero, bisognerebbe attendere la prossima legge di stabilità, prevista di norma per il mese di Novembre/Dicembre p.v..

La trattativa, purtroppo, e’ partita gia’ minata dall’accordo siglato tra il Governo e le OO.SS. confederali del pubblico impiego, che ha posizionato l’asticella degli aumenti mensili ad 85 euro medi lordi procapite per il pubblico impiego.

Una decisione sofferta e non priva di forti mal di pancia quella assunta dai confederali, ma anch’essa dettata dalla piena consapevolezza che il Governo non aveva ulteriori risorse da poter stanziare e che a nulla sarebbero valse ulteriori proteste od eventuali scioperi.

Con le le trattative portate avanti in questi mesi, tuttavia, le OO.SS. di Polizia ed I Co.Ce.R. sono riusciti a far stanziare dal Governo con Decreto, proprio in ragione della specificita’ di status e d’impiego, ulteriori risorse che, ovviamente, non potranno andare direttamente sul contratto ma andranno a ristorare le particolari funzioni operative svolte dalle Forze di Polizia.

Rimane, tuttavia, la forte amarezza su come, ormai da anni, tutti I Governi che si sono succeduti, continuino a minare le retribuzioni del personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico in nome di esigenze di bilancio che andrebbero soddisfatte evitando sprechi di risorse pubbliche e contraendo stipendi, indennita’, pensioni e parcelle di chi veramente in questo Paese continua ad essere un privilegiato.

Eliseo Taverna Delegato Co.Ce.R. GdF

 

 

 

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