Quesito in materia di attività extraprofessionali.

Quesito:

 

“””Gentilissimi, desidererei che mi delucidaste sul seguente quesito.

Può un appartenente alla Guardia di Finanza rivestire la qualifica di socio di capitale, non prestatore di opera, in una SRL con sede nella circoscrizione del reparto di appartenenza?

Se si, tale qualifica di socio è soggetta a comunicazione all’Amministrazione di appartenenza e relativa autorizzazione, e il militare incorre eventualmente in una incompatibilità ambientale e quindi soggetto a trasferimento?

Prego di citare, ove possibile, i relativi riferimenti normativi.

Grazie e distinti saluti.”””

In merito al quesito formulato dal nostro lettore è doveroso evidenziare preliminarmente alcuni aspetti tecnico-giuridici atti a collocare nel giusto alveo normativo l’oggetto del quesito che, in realtà, presenta più punti da dover approfondire in maniera separata e che risultano afferenti ai seguenti argomenti:

1. Attività extraprofessionali.

L’articolo 53 del Decreto legislativo, 30/03/2001 n° 165 (G.U. 09/05/2001), alias Testo unico sul Pubblico impiego, norma per tutti i dipendenti pubblici l’incompatibilità, il cumulo di impieghi e gli incarichi.

Un altro riferimento normativo di preciso interesse “militare” è rappresentato dal Titolo V (Stato Giuridico e Impiego), Capo III (Rapporto di Impiego), Sezione I (Disposizioni Generale) del Codice dell’Ordinamento Militare (Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66). In particolare l’articolo:

  •  894, definisce e norma le incompatibilità professionali. In particolare la professione di militare, recita l’articolo, è incompatibile con l’esercizio di ogni altra professione, salvo i casi previsti da disposizioni speciali. E’ altresì incompatibile l’esercizio di un mestiere, di un’industria o di un commercio, la carica di amministratore, consigliere, sindaco o altra consimile, retribuita o non, in società costituite a fine di lucro;
  • 895, definisce e norma le attività extraprofessionali sempre consentite;
  • 896, definisce e norma le attività extraprofessionali da svolgere previa autorizzazione o conferimento;
  • 898, definisce e norma la decadenza dal rapporto di impiego per incompatibilità professionale.

Da tali fonti primarie deriva, per quanto riguarda il Corpo della Guardia di Finanza, la relativa normativa di diritto interno riconducibile alla circolare n. 200000/109/4 datata 20/06/2005 del Comando Generale, I Reparto avente per oggetto: ”disposizioni in materia di esercizio di attività private extraprofessionali da parte del personale del Corpo della Guardia di Finanza in servizio e di concessione delle relative autorizzazioni.”

Esaurita tale doverosa rassegna della normativa vigente in materia si evidenzia che, nel caso in esame, la semplice qualifica di socio di capitale, non prestatore di opera, in una S.R.L. rivestita dal militare non appare stricto sensu incompatibile con lo status rivestito dallo stesso né, tantomeno, necessita di apposita comunicazione e/o autorizzazione ai fini delle attività extraprofessionali esercitate dal militare.

Nel diritto commerciale italiano, infatti, la società a responsabilità limitata è un tipo di società di capitali che, come tale, è dotata di personalità giuridica e risponde delle obbligazioni sociali solamente nei limiti delle quote versate da ciascun socio.

 

2. Comunicazioni dei militari.

Aspetto completamente diverso, invece, è quello che discende dall’articolo 748 del D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90 (Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare).

Il quinto comma, lettera b., infatti, impone al militare di comunicare al proprio comando, tra l’altro, ogni evento che lo riguarda e che può avere riflessi sul servizio.

Nel caso in esame, la qualifica di socio di capitale, non prestatore di opera, in una S.R.L. con sede nella circoscrizione del reparto di appartenenza rivestita dall’appartenente al Corpo, a parere di questa redazione, deve essere oggetto di apposita formale comunicazione da parte dell’interessato alla propria gerarchia, poiché tale situazione potrebbe potenzialmente avere riflessi sull’attività istituzionale del Corpo e, quindi, deve essere necessariamente sottoposta alla valutazione dell’Amministrazione.

3. Impiego.

Dall’obbligo di comunicazione sub b. discende, come abbiamo già detto, una valutazione sulla posizione di impiego del militare da parte dell’Amministrazione.

A tale riguardo si richiama il contenuto del Capitolo II del Testo Unico sulla mobilità del personale appartenente ai ruoli Pe.I.S.A.F. emanato dal Comando Generale della Guardia di Finanza, I Reparto, Ufficio Pe.I.S.A.F.

In tale contesto normativo interno, infatti, il Corpo definisce che, l’esistenza di soggetti esercenti attività commerciali nell’ambito della circoscrizione territoriale del reparto ove presta servizio il militare a cui questi sia legato da vincoli di parentela, può costituire elemento apprezzabile nella valutazione della sussistenza dell’incompatibilità a prescindere dal comportamento tenuto dal militare.

Ai fini dell’adozione del provvedimento in esame è però necessario procedere alla verifica di un nesso di riferibilità tra la situazione oggettiva di incompatibilità e la posizione giuridica soggettiva del militare.

La normativa in argomento delinea ancora che accanto al determinarsi di particolari situazioni direttamente riconducibili all’attività istituzionale, possono verificarsi alcuni avvenimenti che, pur attenendo alla vita privata dei militari, rendono opportuna l’adozione di un legittimo provvedimento di impiego della specie.

Nell’impiego in servizio del personale, in linea generale e fatte salve particolari situazioni, non esistono specifiche preclusioni, cosicché qualsiasi militare può essere destinato in compiti operativi anche presso reparti aventi competenza territoriale sul Comune in cui risiedono le famiglie originarie, propria o del coniuge, purché nessuno dei rispettivi componenti (coniuge, figli, genitori, suoceri, fratelli/sorelle, cognati) eserciti attività industriale, commerciale o professionale rilevanti ai fini della valutazione della compatibilità del suo impiego presso quell’area territoriale.

In tale contesto resta, comunque, fermo il principio che la valutazione in ordine alla rilevanza dell’attività svolta rientra nelle esclusive prerogative dell’Amministrazione.

In ogni altra ipotesi non rientrante in tale casistica, è rimessa alla responsabile valutazione dei Comandanti di ogni grado l’adozione delle iniziative necessarie per evitare il prodursi di situazioni comunque pregiudizievoli per il servizio e l’immagine del Corpo.

Qualora situazioni di incompatibilità insorgano o vengano a conoscenza dell’Amministrazione successivamente all’assegnazione del personale al reparto di impiego, sarà cura dei singoli Comandanti assumere i provvedimenti necessari a consentirne la tempestiva rimozione.