Quesito in materia di riforma per inidoneità al servizio militare incondizionato e riconoscimento della pensione d’inabilità.

 

Un nostro lettore ci ha posto il seguente quesito in materia di: “ Riforma per inidoneità al Servizio Militare Incondizionato e relativo trattamento di quiescenza.

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QUESITO:

Buongiorno,  sono un appuntato scelto della GdF con 23 anni di servizio effettivo, sono affetto da una grave patologia…..…….……..omissis. Attualmente sono rientrato in servizio dopo 6 mesi di aspettativa.  La mia domanda è la seguente: qualora non dovessi più essere in grado di lavorare e quindi giudicato non più idoneo ai servizi di Polizia da parte di una Commissione Medica Ospedaliera e riformato con una pensione per inabilità – art. 2 comma 12 L.335/1995,  che pensione potrei  percepire? In alternativa, sino a quando ne avrò la forza,  mi converrebbe restare in servizio per qualche altro anno (salute permettendo), e pensare ad essere riformato per una causa di servizio (al momento ho una classe 8^ in fase di riconoscimento). Ringrazio anticipatamente per la Vs pazienza e disponibilità.”

RISPOSTA:

Se l’interessato cessa dal servizio per riforma non dipendente da causa di servizio, la pensione ordinaria spetta qualora il dipendente abbia maturato 15 anni di servizio utile di cui almeno 12 di servizio effettivo. L’importo della pensione è commisurato all’anzianità contributiva maturata dal dipendente (art. 52, primo comma, del D.P.R. 1092/1973).

La pensione per inabilità, invece, si ottiene qualora l’appartenente al Corpo venga ritenuto, su proposta della Commissione Medica Ospedaliera (CMO), non idoneo al Servizio Militare Incondizionato (SMI) e non in possesso di idonea capacità lavorativa residuale- risultante dal verbale di riforma rilasciato dal “Comitato di verifica per le Cause di Servizio”, al quale spetta la decisione finale sull’idoneità. L’art. 14 quinto comma della Legge 28 Luglio 1999 n° 266, ora ricompresa nell’art. 930 del Decreto Legislativo 15 Marzo 2010 n° 66, infatti, prevede che: ” Il personale delle Forze Armate, incluso quello dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, giudicato non idoneo al servizio militare incondizionato per lesioni dipendenti o meno da causa di servizio transita, a domanda, nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della Difesa e, per la Guardia di Finanza, del personale civile del Ministero delle Finanze, secondo modalità e procedure analoghe a quelle previste dal Decreto del Presidente della Repubblica 24 Aprile 1982 n° 339, da definire con decreto dei Ministri interessati, da emanare di concerto con i Ministri del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica e per la Funzione pubblica”. Tale principio è stato peraltro ribadito dal Consiglio di Stato con sentenza del 31 luglio 2009, n. 4854 con la quale è stata annullata la decisione del TAR Sardegna n. 844/2003 che aveva ritenuto legittimo il provvedimento del Ministero della Difesa destinato ad interrompere il rapporto di lavoro di un ufficiale dei Carabinieri, considerato inidoneo al servizio militare per diverse patologie derivanti da causa di servizio, accertate da referto della Commissione Medica Ospedaliera.

Qualora l’interessato, che è titolare di un diritto soggettivo, pur avendo capacità lavorativa residuale – desumibile dalla determinazione del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio – non intenda avvalersi della facoltà di transitare ai ruoli civili, avrà diritto al trattamento pensionistico in relazione agli anni di servizio prestati.

Nel caso, invece, che l’interessato sia affetto da una grave patologia che non gli consenta di avere un’idonea capacità lavorativa residuale, oltre al trattamento pensionistico ordinario, potrà richiedere mediante specifica istanza che la propria posizione venga giudicata con le modalità di cui alla legge 335/95 al fine di ottenere un trattamento pensionistico molto più conveniente.

Se il dipendente cessa dal servizio per infermità non dipendente da causa di servizio e viene giudicato in stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa, infatti, la pensione di inabilità spetta se in possesso di un’anzianità contributiva minima di 5 anni, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente la decorrenza della pensione. (art. 2, comma 12, della L. 335/1995).

La pensione diretta di inabilità ai sensi dell’art. 2 comma 12 della legge 335/95, introdotta per i dipendenti pubblici a partire dal primo gennaio 1996 ed applicabile anche agli appartenenti al comparto difesa e sicurezza, è un trattamento erogato a favore di chi cessa dal servizio per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa non dipendente da causa di servizio.

Il trattamento di pensione è calcolato sulla base dell’anzianità contributiva maturata, aumentata di un ulteriore periodo compreso tra l’età alla cessazione dal servizio e il compimento del limite di età (previsto per il collocamento a riposo) nel sistema retributivo, oppure il compimento del sessantesimo anno di età nel sistema misto e contributivo. Per decorrenze della pensione successiva al 01 gennaio 2012, a seguito dell’introduzione del sistema contributivo per le anzianità contributive maturate dal 2012, la maggiorazione di cui sopra viene sempre calcolata secondo le regole del sistema contributivo ossia fino al compimento del sessantesimo anno di età. In ogni caso l’ anzianità contributiva complessiva non potrà superare i 40 anni e l’importo della pensione d’inabilità non potrà superare l’80% della base pensionabile, anche qualora l’infermità sia stata riconosciuta dipendente da causa di servizio). La concessione della pensione d’inabilità è subordinata al riconoscimento dello status di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa non derivante da causa di servizio; questo tipo di pensione è infatti incompatibile con lo svolgimento di un lavoro dipendente o autonomo, sia esso in Italia o all’estero ed è revocata nel caso venissero meno le condizioni per la sua concessione.

L’istanza va presentata dall’interessato, in vita, sia in attività di servizio (all’Amministrazione di appartenenza) sia in congedo, non oltre due anni dallo stesso (direttamente all’INPS) corredata da uno specifico certificato medico rilasciato dal medico di base; va richiesta, peraltro, in alternativa alla pensione privilegiata quando la malattia di cui si è affetti è stata giudicata NO dipendente da causa di servizio o per la quale non ricorrono i presupposti per ottenerne il riconoscimento.

Non è richiedibile per morti accidentali o repentine, ma ad esempio è determinante presentarla a cura di un congiunto che ne curi gli interessi, se il dipendente è in fin di vita (ad esempio qualora sopravvissuto ad un infarto o ad un ictus).

In caso d’impossibilità a presentare l’istanza (ad esempio paziente in coma o in condizioni di salute tali da non permetterne la presentazione), infatti, può essere richiesta – sempre in vita del dipendente – da un congiunto che ne curi gli interessi, previa certificazione medica che certifichi lo stato d’impossibilità del malato.

E’ una procedura indipendente dal rinvio alla CMO che il dirigente sanitario militare o convenzionato può disporre al solo fine di valutare la compatibilità al servizio militare incondizionato.

Bisogna tenere ben presente e, quindi, fare le giuste valutazioni, circa il fatto che il riconoscimento “in vita”, di tale pensione d’inabilità, ne permetterà successivamente, in qualsiasi momento, l’eventuale reversibilità a favore degli eredi.

In tal caso, infatti, verrà valutata dalla CMO in base alle cartelle cliniche ed alla documentazione presentata ed attribuita agli eredi, previa presentazione di un certificato di morte dell’interessato.

Di contro, invece, l’istanza di riconoscimento della pensione d’inabilità non potrà essere assolutamente richiesta dagli eredi, pur ricorrendone i presupposti, qualora non sia stata presentata domanda prima dell’avvenuto decesso dell’interessato.

In alternativa alla pensione d’inabilità, invece, si può chiedere il riconoscimento della pensione privilegiata, qualora l’interessato è collocato in quiescenza per qualsiasi causa, qualora abbia contratto infermità o lesioni riconosciute dipendenti da fatti di servizio, anche se non lo rendano inidoneo al servizio.

In tal caso ha diritto al trattamento pensionistico cosiddetto “privilegiato”, che viene attribuito per un periodo di tempo non inferiore a due anni e non superiore ai quattro, denominato assegno privilegiato, che è rinnovabile qualora dai successivi accertamenti sanitari risulti che l’infermità per cui è stato attribuito non sia suscettibile di miglioramento; in tal caso viene attribuito il trattamento vitalizio denominato pensione privilegiata ordinaria.

Se il collocamento in quiescenza è stato determinato proprio dall’infermità riconosciuta già dipendente da causa di servizio (cd. riforma) il beneficio viene assegnato d’ufficio, in tutti gli altri casi è necessario che l’interessato presenti una specifica istanza. La domanda deve essere presentata entro due anni dalla data del collocamento a riposo per avere diritto al beneficio fin dal giorno del congedo. Il pensionato può chiedere, non oltre i cinque anni dal congedo, il riconoscimento della pensione privilegiata per patologie ricollegabili a fatti di servizio. Il trattamento pensionistico ordinario di privilegio è pari a quello ordinario (se maturato) aumentato di un decimo ovvero, se più favorevole, alla base pensionabile in caso di ascrivibilità alla prima categoria, oppure al 90, 80, 70, 60, 50, 40 o 30 per cento della base pensionabile medesima in caso d’iscrizione, rispettivamente, alla seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima o ottava categoria.

Si segnala in ultimo, ad ogni buon fine, che il Fondo di Assistenza dei Finanzieri (FAF) ha stipulato, ormai da tempo, una specifica polizza sanitaria per tutto il personale iscritto d’ufficio al fondo, denominata “polizza sanitaria gravi interventi e gravi patologie” reperibile dalla rete intranet del Corpo al link Enti previdenziali ed assistenziali, che oltre a coprire tutta una serie di spese mediche sostenute dall’appartenente al Corpo elargisce, in alternativa, un’indennità sostitutiva oncologica qualora le gravi patologie rientrino nelle condizioni di polizza e, malauguratamente, di premorienza.