Quesito in materia di “Disciplina”.

Un lettore militare ci ha posto il seguente quesito in materia di “Disciplina”:

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Sono legittimi l’avvio di un procedimento disciplinare di stato e l’adozione di un provvedimento di perdita del grado per rimozione in relazione a fatti ancora oggetto di indagini penali?”.

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Per la definizione del quesito formulato, sul quale non si hanno elementi di dettaglio sui termini temporali della conoscenza dei fatti di spessore disciplinare né dell’avvio sia del procedimento disciplinare che delle indagini penali, occorre prima di tutto precisare che la normativa di riferimento ha di recente subito una modifica sostanziale nell’articolo 1393 del Decreto Legislativo n. 66/2010 (Codice dell’Ordinamento Militare).

Difatti, la vecchia formulazione del menzionato articolo 1393 del D.Lgs. n. 66/2010 prevedeva che “Se per il fatto addebitato al militare è stata esercitata azione penale, ovvero è stata disposta dall’autorità giudiziaria una delle misure previste dall’articolo 915, comma 1, il procedimento disciplinare non può essere promosso fino al termine di quello penale o di prevenzione e, se già iniziato, deve essere sospeso.“.

Tale disposto normativo andava poi ad aggiungersi a quanto previsto dall’articolo 117 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, il quale ancora oggi prevede che “Qualora per il fatto addebitato all’impiegato sia stata iniziata azione penale il procedimento disciplinare non può essere promosso fino al termine di quello penale e, se già iniziato, deve essere sospeso.“.

I menzionati articoli trovavano poi fondamento giuridico nel contenuto dell’articolo 653 del Codice di Procedura Penale, il quale sancisce che “La sentenza penale irrevocabile di assoluzione ha efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità quanto all’accertamento che il fatto non sussiste o non costituisce illecito penale ovvero che l’imputato non lo ha commesso” e che “La sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso“.

Tali disposizioni integravano quindi la cosiddetta “pregiudiziale penale”, la quale non consentiva di avviare e proseguire un procedimento disciplinare laddove fosse già stata esercitata l’azione penale e quindi l’interessato avesse assunto la qualifica di “imputato”, proprio in ragione del valore dirimente che assumeva il giudizio penale in merito agli stessi fatti potenzialmente valutabili sotto l’aspetto disciplinare.

L’attuale formulazione dell’art. 1393 del D.Lgs. n. 66/2010, così come sostituito dall’art. 15, comma 1, L. 7 agosto 2015, n. 124, prevede ora che “In caso di procedimento disciplinare che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l’autorità giudiziaria, si applica la disciplina in materia di rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento penale di cui all’articolo 55-terdeldecreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.“.

Tale ultimo articolo (art. 55-ter del D.Lgs. n. 165/2001) sancisce che “Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l’autorità giudiziaria, è proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale. Per le infrazioni di minore gravità, …, non è ammessa la sospensione del procedimento. Per le infrazioni di maggiore gravità, …, l’ufficio competente, nei casi di particolare complessità dell’accertamento del fatto addebitato al dipendente e quando all’esito dell’istruttoria non dispone di elementi sufficienti a motivare l’irrogazione della sanzione, può sospendere il procedimento disciplinare fino al termine di quello penale, salva la possibilità di adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente.“.

Occorre precisare che l’ipotetico venir meno della “pregiudiziale penale”, che potrebbe trarsi dal nuovo quadro normativo fornito, è suscettibile di ampia verifica e consolidamento in ragione delle legittime perplessità che sorgono in merito:

  • al significato da attribuirsi alla locuzione “fatti in relazione ai quali procede l’autorità giudiziaria” di cui all’articolo 55-ter del D.Lgs. n. 165/2001, potendosi alternativamente intendere sia il semplice avvio di indagini penali che l’avvenuto esercizio dell’azione penale;
  • al contenuto dell’articolo 117 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, ancora in vigore e che esclude che il procedimento disciplinare possa essere avviato o proseguito in caso di esercizio dell’azione penale.

In base quindi al riassunto quadro normativo di riferimento, riteniamo che il quesito, sulla base degli elementi in possesso, potrebbe essere così definito:

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Sono legittimi l’avvio di un procedimento disciplinare di stato e l’adozione di un provvedimento di perdita del grado per rimozione in relazione a fatti oggetto di indagini penali, sussistendo ipotesi di pregiudiziale penale nei casi di avvenuto esercizio dell’azione penale.

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