Quando i Governi di turno tendono a sottovalutare l’importanza dela sicurezza e le condizioni di lavoro degli operatori in un Paese democratico.*

La sicurezza di un Paese non può dipendere dal colore politico del Governo di turno ma è qualcosa che è alla base e, ne sorregge l’architettura, di uno Stato democratico.
Se c’e’ un livello elevato di sicurezza ci sono, come naturale conseguenza, sviluppo economico e progresso sociale altrimenti tutto diventa discutibile ed effimero.
Se la classe politica di Governo di turno rinuncia a mettere in atto serie politiche di sostegno in materia di lavoro, annienta e sterilizza il ruolo delle organizzazioni che rappresentano i lavoratori, scarica sulle FF.PP. la risoluzione dei conflitti sociali la società, prima o poi, si imbruttisce ed i disagi latenti delle masse esplodono irrimediabilmente.
Purtroppo le politiche sociali e della sicurezza, le condizioni in cui operano i suoi operatori ed il trattamento economico che spesso viene loro riservato non ha un livello di attenzione adeguato e, quindi, è molto facile scivolare nell’effimero.
Assistere ad immagini che vedono un carabiniere ferito, con l’arma d’ordinanza in pugno, costretto  a scappare difronte alla  furia inaudita di tifosi violenti fuori controllo e’ qualcosa che lascia basiti, ma soprattutto induce il cittadino a perdere ulteriore fiducia verso uno Stato e le sue politiche della sicurezza.
Scene che fanno tornare alla mente il finanziere basco verde vittima a Roma di violenze da parte di manifestanti e che evidentemente sopraffatto e ferito si accasciò a terra puntando la pistola d’ordinanza verso la folla, così come quelle del carabiniere sequestrato e fatto oggetto di violenze fisiche e psicologiche a Chiomonte, in Val di Susa, alcuni anni fa.
Gli fu sottratta la pistola, venne portato in un bosco e picchiato selvaggiamente.
Il suo lavoro, la sua carriera e la sua stabilità psicologica finirono lì quel giorno di mezza estate, a seguito della quale riportò danni che lo costrinsero a piu’ di 400 giorni di malattia prima di lasciare definitivamente l’Arma.

La domanda ricorrente che si pongono la maggior parte dei cittadini difronte a questi episodi, che non sono per nulla isolati, ma sono una costante in cui operano quotidianamente le Forze dell’ordine, come può lo Stato difendere la collettività se esso stesso, mediante i suoi tutori, è costretto a soccombere in modo così eclatante.
Il problema non è solo italiano dove ormai le forze di polizia sono spesso costrette a subire le violenze inaudite di manifestanti, di tifoserie fuori controllo, di abusivi che occupano illegalmente immobili o che esercitano attivita’ commerciali in modo non legale, ma investe anche altri Paesi Europei.

In Francia, ad esempio, in un momento di piena crisi sociale, messa a nudo e portata in evidenza dalle manifestazioni del cosiddetto movimento dei gilet gialli, sembra che il Governo nel bel mezzo di una profonda crisi sociale, abbia ipotizzato di apportare tagli alla Polizia nazionale per 62 milioni di euro.
Una Polizia, da quanto emerge dalla stampa, già affetta da un forte malcontento legato alle condizioni di lavoro in cui sono costretti a lavorare gli operatori ed all’odio ed all’intolleranza  mostrate soventemente verso di essi da quella parte di popolazione che vive disagi economici e sociali.
Malcontenti profondi che più volte sono sfociati anche in gesti estremi come quello messo in atto da Maggy Biskupsky, che aveva 36 anni e faceva la poliziotta. Aveva dedicato la sua breve vita a combattere i suicidi causati dall’odio e dall’intolleranza nei confronti di coloro che indossano la divisa in Francia e, recentemente, denunciato pubblicamente le condizioni in cui sono costretti ad operare gli agenti.
Presidente dell’associazione “Poliziotti arrabbiati” si è tolta la vita il 12 di novembre, a poche ore dall’anniversario degli attacchi terroristici con la sua arma d’ordinanza. Era diventata, protagonista involontaria, il volto televisivo e la rappresentante degli uomini in divisa, dopo che il 7 ottobre 2016 una macchina con degli agenti era stata attaccata da un gruppo di uomini che avevano lanciato bottiglie incendiarie contro di loro, a seguito del quale due poliziotti erano rimasti gravemente feriti.
Il problema, purtroppo, sembra essere comune a tanti Paesi dove la gestione dei fenomeni sociali, dei disagi delle masse e gli effetti delle politiche di austerita’ tendono ad essere affidati alle Forze dell’ordine.
Forze dell’ordine con regole d’ingaggio sempre meno chiare ed incisive nonché demotivate da aumenti stipendiali irrisori.

Eliseo Taverna – Delegato COCER GdF e promotore SINAFI (Sindacato Nazionale Finanzieri)

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