“Poteri oscuri, da Petronio all’Italia di oggi”.

Riceviamo dall’autore dell’articolo e pubblichiamo in quanto d’interesse per i nostri associati il seguente articolo: “Poteri oscuri, da Petronio all’Italia di oggi”.

Di Giuseppe Coccia

Il fenomeno criminale dei colletti bianchi è sempre più pericolosamente attuale, ma anche già presente in ogni epoca storica. Tant’è che già nell’opera più famosa dell’autore latino Petronio, il “Satyricon”, nella descrizione della cena presso la villa di Trimalcione viene descritto un ambiente popolato da soggetti che potremmo definire “colletti bianchi” ante litteram.
La conoscenza del mondo complesso della criminalità organizzata, dei modi di essere di coloro che vi appartengono e delle “regole” che governano tali associazioni permette penetrare il più possibile i vari fenomeni criminali ad essa riferibili e quindi anche di quella particolare categoria di soggetti che vengono comunemente definiti appunto colletti bianchi.
Il primo a dedicarsi allo studio di questi personaggi fu il sociologo e criminologo americano Edwin Sutherland che indicava, già negli Anni Quaranta del secolo scorso, la criminalità posta in essere dai soggetti che si trovavano in posizioni di rilievo e/o prestigio come ottimo oggetto di analisi comportamentale socio-criminale.
Secondo lo studioso queste persone ponevano in essere dei veri e propri comportamenti criminali, purtroppo non considerati sufficientemente dai suoi colleghi sociologi e criminologi.
Ovviamente i comportamenti criminali posti in essere dai soggetti studiati da Sutherland, negli Anni Quaranta e negli U.S.A., erano completamente diversi da quelli attuali. Questa tesi nasce come tentativo di attagliare una teoria del fenomeno al contesto odierno e proprio del nostro Paese, tra le altre cose – sottolineando come l’Italia sia particolarmente esposta a tale tipo di criminalità e come si possa registrare un’importante evoluzione della stessa.
Risulta, infatti, dalle indagini delle Forze di Polizia, dalle inchieste giornalistiche e dall’attività dell’Autorità Giudiziaria che, la cosiddetta zona grigia, ormai sia diventata parte integrante delle strutture criminali organizzate. Sempre più spesso, le organizzazioni mafiose arruolano, oltre alla manodopera criminale – i cosiddetti soldati – materialmente autori dei più disparati reati, anche giovani già inseriti o da inserire e poi sostenere nell’ambiente universitario al fine di permettergli di conseguire preziosi titoli accademici nei più svariati campi, per poi piazzarli in posizioni strategiche all’interno di amministrazioni pubbliche ed istituzioni – anche grazie alle collusioni già esistenti – e dalle quali successivamente potranno essere di aiuto per l’organizzazione, chiudendo così il cerchio dell’illegalità.
In questo modo è possibile legare ai clan volti e visi puliti, nomi non riconducibili direttamente alle famiglie, non legati da vincoli di parentela come avveniva in un passato recente ma che per le stesse lavorano e procacciano ottimi affari.
In verità la materia, per sua natura, è molto complessa ed è caratterizzata da articolati intrecci e legami che solo uno studio approfondito può evidenziare, attraverso un’attenta lettura dell’animo e della mente umana. Il confine tra ciò che è legale e ciò che non lo è, in certi casi e per alcune fattispecie criminali è molto labile. I comportamenti di criminalità economico-finanziaria ed imprenditoriale sfruttano le risacche di incertezza normativa ed inoltre, alle volte, le condotte vietate non sono definite in modo chiaro e lineare tra le varie branche dell’ordinamento giuridico, e capita che precetti e sanzioni siano formulati in modo non ottimale. Accade ancora che, troppo spesso, queste condotte siano accettate da larghi strati sociali della popolazione e per averne un’idea basta riflettere sui fenomeni dell’evasione e dell’elusione fiscale.
Questi comportamenti criminali poi, molte volte, si celano dietro attività ed operazioni apparentemente legali e manca, spesso, anche la consapevolezza che certe condotte costituiscano reato. Le relazioni tra vittime e criminali poi possono essere molto meno evidenti e chiare che nelle attività delittuose “tradizionali”. Può verificarsi, in certi casi, una sorta di confusione “spazio- temporale” tra gli autori del reato e coloro che risultano esserne vittime ed alcune volte l’evento di danno non sembra nemmeno essere direttamente correlato alla fattispecie criminale.
Per le difficoltà, sfaccettature e complessità della materia non può essere data una definizione generale di questa tipologia di criminalità, è alquanto difficoltoso affrontarla in modo non settoriale e non è possibile procedere ad uno studio specifico, alieno dalle varie interferenze che si presentano di volta in volta. Gli studiosi più impegnati sul fenomeno concentrano la loro attenzione su aspetti ben precisi ponendo l’accento, ora sugli autori dei comportamenti criminali, ora sulle loro finalità, ora sul loro “modus operandi”.
Le condotte, gli atteggiamenti e la mentalità criminale di questi soggetti con il passare degli anni si sono adeguati alle mutate condizioni della società, del mondo economico-finanziario e di quello criminale. Di sicuro una prima definizione attribuibile a questi soggetti può essere quella di “criminali nell’ombra”. Questi individui, infatti, si dedicano alle proprie attività illecite mimetizzandosi magistralmente nella comunità, anzi spesso risultando, di facciata, strenui sostenitori dell’onestà e della legalità.
Già il giudice Giovanni Falcone tuttavia, influenzato dal lavoro del barone Franchetti, si era convinto che la vera forza della mafia non era frutto della sua forza militare intrinseca ma dei legami intrecciati con elites prive di scrupoli e disposte a concludere con essa ciò che veniva definito “patto scellerato”.
Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, il magistrato Raffaele Cantone ha spiegato come la camorra, ed in generale tutte le associazioni di stampo mafioso, da sole non sarebbero in grado di fare molto, è vero che potrebbero intimidire e colpire chiunque, ma la loro forza sarebbe comunque limitata e temporanea.
Il problema vero sarebbe da ricercare nell’intreccio che lega le mafie all’imprenditoria ed alla politica. Per essere realmente forte, per poter comandare veramente, la criminalità ha bisogno dei colletti bianchi, o sporchi come li definisce il giudice Cantone. Si tratta di quei soggetti, che troppo spesso occupano poltrone importanti, li troviamo spesso nei palazzi del potere e da lì, rischiando relativamente poco, possono accumulare denaro e potere. Quanto indicato rende immediatamente comprensibile la pericolosità di questi individui, che grazie ai legami con la criminalità organizzata possono realizzare affari colossali.
La crescita inarrestabile di “poteri oscuri” è stata favorita dalla globalizzazione, fenomeno che rende ancora più debole lo Stato inteso tradizionalmente e maggiormente inefficaci gli strumenti di cui dispone per contrastare, in modo veramente efficiente, le varie forme di mafie, che oggi sono i veri e propri “core business” di una economia parallela e capace di “fatturare” ogni anno miliardi di euro.

 

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