Pensioni dei militari e dei poliziotti. Nessun privilegio, in Europa funziona così. Di Eliseo Taverna

PENSIONI DEI MILITARI E DEI POLIZIOTTI: IN EUROPA FUNZIONA COSI’. Di Eliseo Taverna

La politica non creda ai falsi privilegi, in Europa la normativa previdenziale ed i trattamenti di quiescenza dei militari e dei poliziotti sono di gran lunga più vantaggiosi di quelli italiani.

Nell’edizione del nove luglio u.s. sul quotidiano Repubblica è stato pubblicato un articolo dal titolo: “ Dai professori ai militari gli assegni che possono finire nel mirino”, inerente l’ipotetica manovra previdenziale che il Governo potrebbe mettere in atto.

In pratica, l’articolo riporta le ipotesi, più o meno fondate non è ancora chiaro, circa la scelta che il Governo potrebbe fare nelle prossime settimane per dare una boccata di ossigeno alle casse del sistema previdenziale italiano.

Il Presidente dell’INPS Tito Boeri, infatti, così come ribadito nell’articolo, porta avanti da tempo la tesi che sostiene che la vera problematica dello squilibrio finanziario risiede nella differenza fra gli assegni pagati ai pensionati in genere che, purtroppo, non sarebbero coperti interamente dai contributi versati dal lavoratore quando era in attivita’ lavorativa.

Così come riportato nel citato articolo, infatti, sembrerebbe, che solo il 4% delle pensioni pagate sarebbe coperto interamente dai contributi e che un eventuale ricalcolo generalizzato farebbe perdere economicamente  innanzitutto i dipendenti dello Stato, della Scuola dell’università e delle Forze Armate e di Polizia.

Oggetto del contendere, pertanto, è ancora una volta da un lato la tematica dei cosiddetti vitalizi e dall’altro quella del ricalcolo contributivo dei trattamenti pensionistici per la maggior parte dei pensioni, ma con una particolare attenzione per coloro che hanno un sistema di calcolo differenziato.

Sistema di calcolo, ovviamente, che nel caso del personale del comparto difesa e sicurezza non è certo da considerare un privilegio ma il giusto ristoro per la peculiarità del servizio prestato alla collettività e connotato da una specificità di status e d’impiego.

In quasi tutti i paesi occidentali, infatti, il militare ed il poliziotto cessano dal servizio dopo una vita lavorativa decisamente inferiore a quella di ogni altro lavoratore, sia appartenente al comparto pubblico, sia a quello privato. Lo status, la specificità  d’impiego e l’esigenza di dover assicurare un livello operativo degli apparati, necessario per la sicurezza interna e per quella internazionale, si coniugano al riconoscimento che il Paese ha verso coloro che spendono la propria vita al servizio della collettività. Questi presupposti costituiscono gli elementi che consentono a queste categorie di particolari lavoratori di poter ricevere, a fronte di un servizio reso alla Nazione, un trattamento di quiescenza prima di tutti gli altri lavoratori. In Spagna una direttiva della difesa nazionale del 2004 prevede che i militari, in forza alle particolari caratteristiche d’impiego operativo, all’età  di 58 anni transitino nella riserva. La stessa, paragonata al sistema pensionistico italiano, è assimilabile al pre-pensionamento che si utilizza per i dipendenti italiani soggetti all’assicurazione obbligatoria generale; il personale, in pratica, è privo di obblighi d’impiego ma continua a percepire il trattamento economico legato al parigrado in servizio ridotto, però, del 10% con la possibilità  di rimanere in tale posizione fino all’età  di 65 anni. In Gran Bretagna esistono due regimi pensionistici; il primo è stato introdotto nel 1975, si è concluso nel 2005 ed è noto anche come AFPS 75 IPP (Punto di pensione immediato). Consente, in pratica, il pensionamento per i ruoli esecutivi con un’anzianità  di servizio pari 22 anni mentre il secondo AFPS Cinque consente il pensionamento minimo con un’età  anagrafica non inferiore a 40 anni ed un periodo di servizio di almeno 18 anni. Generalmente, il limite massimo per il pensionamento è di 55 anni, momento in cui si ha diritto ad una pensione provvisoria (circa il 75% del trattamento di quiescenza) ed alla buonuscita (di norma esentasse) pari a tre volte l’ammontare annuo del trattamento pensionistico. La pensione provvisoria, simile all’istituto dell’ausiliaria prevista dal sistema italiano, è aumentata ogni anno in base al tasso d’inflazione. Se si lascia il servizio prima dei 55 anni ma avendo maturato i requisiti per l’EDP (18 anni di servizio e 40 d’età  si ha diritto alla liquidazione ed a un trattamento di quiescenza pari all’incirca al 50% del trattamento intero. Il periodo massimo di servizio prestato non supera i 37 anni. In Francia il diritto alla pensione è legata ad un periodo minimo di 15 anni di servizio, mentre il limite massimo è di 40 anni. Di conseguenza, il relativo trattamento è proporzionale agli anni di servizio svolti. Il diritto ad un beneficio minimo di pensione, erogato immediatamente in caso di congedo, si riceve per il personale esecutivo già  dopo aver svolto 15 anni di servizio. Tale principio, estremamente vantaggioso, è stato sancito dall’articolo 1 dello statuto generale dei militari che recita:” i doveri che comporta e gli obblighi che implica la condizione militare, meritano il rispetto dei cittadini e la considerazione della nazione” . Per il personale esecutivo, tutto con rapporto contrattualizzato, non si superano i 27 anni di servizio, il che si traduce nella possibilità  di congedarsi verso i 50 anni. Il trattamento di quiescenza dei militari, al pari di quello dei dipendenti pubblici, è cumulabile con un altro stipendio. In Germania le norme sono meno vantaggiose, poiché a partire dal 2012 i limiti d’età  sono stati innalzati a blocchi di uno o più mesi fino al 2024. Di conseguenza, dopo aver prestato servizio per un periodo massimo di 25 anni ricevono un’indennità  transitoria provvisoria, mentre il trattamento di quiescenza vero e proprio non viene erogato prima dei 65 anni. Ad onor del vero, però, c’è da evidenziare che già  a partire dal 1986 il Governo ha varato una serie di provvedimenti che consentono ad un consistente numero di militari di poter lasciare anticipatamente il lavoro al compimento del 50° anno d’età, a domanda dell’interessato e previo nulla osta della difesa, ovviamente con tutti i diritti pensionistici maturati. Ad oggi, nell’ambito di un progetto di riduzione del personale è allo studio una regolamentazione di legge analoga, che prevede l’ottenimento del massimo dei diritti acquisiti al compimento dei 50 anni d’età . Il limite massimo per il pensionamento dei poliziotti, che operano in queste Nazioni, invece, è mediamente di 60 anni, con eccezione della Francia che è di 55 anni con 40 anni di contributi (35 + 5 di abbuono). E’ del tutto irrazionale, pertanto, che l’attuale Governo Italiano possa snaturare ed ignorare il concetto di specificità di status e d’impiego degli appartenenti al comparto difesa e sicurezza, i cui principi fondanti sono stati affermati, a suo tempo, dal Parlamento con l’art. 19 della legge 184/2010 che testualmente recita: “ ai fini della definizione degli ordinamenti, delle carriere e dei contenuti del rapporto d’impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale, è riconosciuta la specificità  del ruolo delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nonché dello stato giuridico del personale ad esse appartenente, in dipendenza della peculiarità  dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previste da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell’ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività  usuranti”.

I privilegi, se ci sono, non sono certo da ricercare tra coloro che hanno servito il Paese in condizioni lavorative poco agevoli e mettendo quotidianamente a repentaglio la propria vita.

*Delegato Co.Ce.R. della Guardia di Finanza e Segretario Generale Associazione Sicurezza CGS

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